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Un ricordo di Ruggero Ravenna
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27/05/2022  Sindacato.  

 

 

A cura dell'Istituto di Studi sindacali UIL "Italo Viglianesi" 

 

Ruggero Ravenna ci ha lasciato. È stato un protagonista della vita della UIL, sia come dirigente di categoria, che nella Confederazione. Dal 1950, nella categoria dei grafici, fino all'arrivo nella Confederazione, Ruggero Ravenna ha sempre cercato il confronto costruttivo, avendo la capacità di essere originale nelle proposte e lucido nell'analisi politica, sia del partito, che delle condizioni generali del Paese. 
 
 
Già alla Conferenza d'organizzazione di Grottaferrata del 1959 Ravenna, insieme al gruppo dirigente, portò all'attenzione della UIL delle tesi dalle quali si evidenziano la modernità, con una capacità di fornire indicazioni operative per la crescita della UIL, di cui soprattutto la periferia aveva bisogno. Non era trascorso ancora un decennio dalla fondazione e la Confederazione cominciava a vedere i limiti dell'azione sindacale, così come si era avviata tra spontaneismi e ricerca di originalità, indicando il pericolo di privilegiare l'attività categoriale non commisurata alle reali possibilità dell'organizzazione sul territorio. Per Ravenna si doveva predisporre l'ulteriore rafforzamento della scelta della rappresentanza di base, fondamenta del sindacato, precisando che il nucleo sindacale aziendale non era una realtà avulsa dalla organizzazione sindacale, ma era il sindacato stesso che agiva nella fabbrica, nel quadro delle lotte di un settore, di una categoria e di tutta la classe lavoratrice. Con il richiamo ai tre punti fondamentali comuni della Conferenza poneva le basi per un assetto diverso del sindacato, partendo dalla base e contando su di essa: "1) che un sindacato moderno non può vivere di vita autonoma se non stabilisce dei propri strumenti di azione nelle aziende e non usa gli stessi per il raggiungimento dei propri fini; 2) che è indispensabile giungere ad un ridimensionamento delle C.I. poiché le stesse non debbono operare sul piano rivendicativo e contrattuale che è patrimonio indiscutibile dell'Organizzazione Sindacale; 3) che l'esistenza dei Nuclei Aziendali, come istanza organizzativa del sindacato nelle aziende e le loro funzioni debbono trovare una codificazione negli statuti e nel lavoro organizzativo della federazione e dei sindacati di categoria". 
 
 
Dalla fine degli anni Sessanta iniziò a venire indicato nella UIL come un dirigente seguito e popolare, tanto da essere preso come punto di riferimento da tutti quelli che sostenevano e ambivano di partecipare alla costruzione di una moderna e innovatrice azione sindacale, non solo per essere stato un importante Segretario generale di categoria o per la sua funzione di Segretario organizzativo, ma soprattutto per il ruolo politico che nella Confederazione svolgeva. 
 
 
La prova più importante e difficile fu sicuramente il Congresso confederale di Chianciano, assise nelle quali si scaricarono tutte le tensioni maturate nei Congressi di categoria e delle strutture orizzontali, alle quali si aggiunsero quelle politico partitiche, provenienti dall'esterno, che cercavano di influenzare l'esito finale del Congresso ed alle quali non tutte le componenti seppero resistere. Ravenna si adoperò e mise a disposizione la sua capacità di mediazione per evitare che si finisse in una colossale rissa.
 
 
L'elezione di Ravenna a Segretario generale insieme a Vanni e Ravecca (dal 1970 al 1972, ognuno con competenze diverse) fu il punto di arrivo di una trattativa serratissima di compromesso. Successivamente, ancora una volta, per evitare ulteriori spaccature e recuperare le situazioni difficili createsi, fu trovata la mediazione con la sottoscrizione del Patto Associativo. Patto che portò Ravenna a fare un passo indietro, consentendo l'elezione di Vanni a Segretario Generale unico. 
Quell'accordo interno non significava solo che la componente socialista nella sua maggioranza non sosteneva più Ravenna, ma anche la rinuncia a candidarsi alla guida della Confederazione. 
 
 
Ravenna veniva descritto con un carattere ombroso, severo ed esigente; tuttavia, si poneva ideologicamente capace di ascoltare e di dialogare nella speranza di un risultato migliore per i lavoratori e per la UIL. La tensione per il proprio impegno la traeva dalla convinzione della giustezza delle scelte compiute e dalla determinazione con la quale le sosteneva. Affrontava le situazioni con il piglio di chi aveva fatto una ponderata scelta tanto meditata da ritenere quella e solo quella meritevole di essere difesa con tutte le sue forze. Coerente con questo suo modo d'essere ha proceduto nel suo percorso, sia in componente che nell'organizzazione, tanto che le sue posizioni erano avversate non per quanto valevano, bensì per i problemi che creava agli altri. 
 
 
Lasciata la UIL diventò Presidente dell'INPS dal 1980 al 1985. Venne quasi contemporaneamente nominato nel Consiglio di amministrazione dell'INAIL e dell'INA. In seguito, divenne vicepresidente del Banco Ambrosiano, rimanendo in carica per tre anni. Il suo quadriennio all'Inps si contrassegnò per la sistematica denuncia dello sfascio del sistema pensionistico. Nel 1985, scaduto il suo mandato presso l'INPS, entrò nel Consiglio d'amministrazione delle Ferrovie dello Stato. 
 
 
Quando si guarda da dove si è partiti, il percorso compiuto e dove si è arrivati, facendo un bilancio generale, non vi è alcun dubbio che sindacalmente, politicamente e nell'attività pubblica quello di Ruggero Ravenna è un bilancio positivo e per la UIL c'è l'orgoglio e il vanto di aver avuto tra i propri responsabili un dirigente di grande spessore. 
Il suo lascito sindacale, tra le tante circostanze ed espressioni di una lunga militanza, si può riassumere in queste frasi: "Una nuova frontiera si difende creando le premesse per sempre più avanzate conquiste proprio nella misura in cui le nuove generazioni che operano nel Sindacato che in esso si accostano, sanno fare tesoro delle esperienze e s'impegnano per dar loro continuità. E questo per garantire non soltanto la crescita del movimento, ma anche e soprattutto un sicuro progresso sociale e civile del Paese nel rispetto dei valori che sono alla base della nostra democrazia". 
 
 
Grazie Ruggero
 
 
Roma, 27 maggio 2022