“Ancora una volta, i dati Istat sulla produzione industriale evidenziano le difficoltà del sistema produttivo italiano. Questi segnali confermano la necessità di rafforzare la politica industriale, intervenendo sui costi che frenano gli investimenti e penalizzano la competitività delle imprese”.
È quanto ha dichiarato la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo.
“Il costo dell’energia incide sui margini delle imprese, sugli investimenti e sulla capacità di competere sui mercati internazionali. Le difficoltà dei settori energivori si propagano lungo le filiere, coinvolgendo anche le Pmi del made in Italy, con il rischio di produrre ricadute negative sull’occupazione e sul potere d’acquisto. La flessibilità di bilancio europea richiesta dal Governo per fronteggiare le maggiori spese energetiche, quindi - ha sottolineato Buonomo - si deve tradurre in interventi concreti e verificabili. Il margine potenziale indicato per l’energia, pari a circa 14 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, non costituisce un nuovo finanziamento europeo, ma una maggiore possibilità di spesa rispetto ai vincoli di bilancio. Ribadiamo, inoltre - ha proseguito la sindacalista della Uil - la necessità di intervenire sugli extraprofitti e sulle rendite straordinarie della filiera energetica, per contribuire, attraverso strumenti equi ed efficaci, a contenere i costi per famiglie e imprese e a sostenere gli investimenti produttivi. La competitività - ha concluso Buonomo - non si costruisce comprimendo salari, diritti e sicurezza, ma sostenendo innovazione, investimenti e lavoro di qualità. Servono misure mirate per le filiere strategiche, in un quadro di neutralità tecnologica, e condizionalità sociali nell’impiego delle risorse pubbliche, con risultati verificabili sull’occupazione. Difendere il made in Italy significa tutelare, insieme, capacità produttiva, imprese e lavoro“.
Roma, 12 ottobre 2026




