“Nessuno straniero dovrebbe essere privato della propria libertà personale, se il trattenimento non è strettamente necessario e se non è fattibile, in tempi brevi, il suo rimpatrio. I numeri parlano chiaro: i CPR non sono una risposta efficace alla presenza di stranieri irregolari”.
È quanto ha dichiarato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo.
“Va rovesciata la logica attuale - ha sottolineato Biondo - intervenendo sui meccanismi che producono o alimentano l'irregolarità e rendendo più efficaci i canali di ingresso regolare, le procedure di identificazione e gli accordi con i Paesi di origine. Bisogna verificare se l'allontanamento sia giustificato e realmente eseguibile in tempi brevi - ha sottolineato Biondo - e utilizzare le misure alternative disponibili, ricorrendo a una limitazione temporanea della libertà personale soltanto come extrema ratio e sotto il controllo dell'autorità giudiziaria. Se mancano documenti, collaborazione consolare o una concreta prospettiva di rimpatrio, infatti, il trattenimento perde la propria funzione. C'è, poi, la condizione di chi nei CPR ci lavora: per tutelare le persone trattenute, serve migliorare sicurezza, diritti e condizioni di lavoro degli operatori. Chiediamo, quindi - ha concluso Biondo - organici adeguati, formazione continua, più psicologi, mediatori culturali e operatori sociali, maggiori risorse e controlli esterni indipendenti, con forme stabili di accesso e monitoraggio anche per organizzazioni sindacali e associazioni”.
Roma, 30 settembre 2026




