“Il modo migliore per avvicinare i giovani alla previdenza complementare non è chiedere loro di aderire a qualcosa che non conoscono, ma fornire conoscenze e strumenti per scegliere. Prima ancora di immaginare nuovi libretti previdenziali, dobbiamo rendere effettivo ciò che è già previsto. Per questo la cultura previdenziale deve diventare parte integrante della cittadinanza sociale”.
È quanto ha dichiarato dal segretario confederale della Uil, Santo Biondo.
“La legge n. 21 del 2024 ha già inserito nell’educazione civica, l’educazione finanziaria e assicurativa e la pianificazione previdenziale. Eppure - ha aggiunto Biondo - secondo la Relazione al Parlamento sull’attuazione della Strategia nazionale, soltanto il 13,2% dei docenti intervistati dichiara di avere affrontato il tema della previdenza. È un ritardo evidente, reso ancora più preoccupante dai divari territoriali e dalla minore diffusione dei progetti nel Mezzogiorno e negli istituti professionali, dove studiano molti dei giovani maggiormente esposti al rischio di precarietà, lavoro povero ed emigrazione. È arrivato il momento di spiegare a ragazze e ragazzi come funziona il TFR, il contributo datoriale previsto dalla contrattazione o quali sono i costi, i rischi e le differenze tra fondi negoziali, fondi aperti e piani individuali. Devono saper leggere una busta paga e un estratto conto contributivo, devono conoscere gli effetti delle interruzioni lavorative e - ha aggiunto Biondo - devono comprendere il funzionamento del metodo contributivo e distinguere tra previdenza pubblica e complementare.
Occorrono, quindi, contenuti neutrali, materiali validati da soggetti pubblici, una formazione specifica dei docenti, simulazioni senza finalità commerciali e un monitoraggio nazionale dei risultati. L’educazione previdenziale deve entrare stabilmente nei percorsi scolastici, in particolare negli ultimi anni della scuola secondaria e nell’orientamento al lavoro. La scuola - ha concluso Biondo - è il luogo nel quale questa cultura può essere costruita in modo universale, senza differenze determinate dal reddito della famiglia o dal territorio di nascita“.
Roma, 18 settembre 2026




