“Il criterio con cui valutare la riforma dei tributi regionali e locali e del federalismo fiscale non può essere l’invarianza dei saldi di finanza pubblica o il semplice ampliamento dell’autonomia tributaria degli enti, ma la capacità di assicurare servizi pubblici uniformi, livelli essenziali delle prestazioni realmente esigibili e una perequazione efficace in tutte le aree del Paese”
È quanto ha dichiarato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo.
“Come provano i nostri studi sul fisco, negli ultimi anni, le addizionali regionali e comunali, così come le tariffe Tari e idriche, sono state tra i principali strumenti degli enti territoriali per reperire risorse, a discapito soprattutto dei redditi da lavoro dipendente e da pensione. Una dinamica che rischia di accentuare le disuguaglianze, soprattutto in presenza di aliquote poco progressive e di forti differenze territoriali. Pertanto - ha aggiunto Biondo - riteniamo che la riforma debba introdurre criteri nazionali obbligatori di progressività delle addizionali territoriali, soglie di esenzione realmente efficaci per i redditi più bassi e un monitoraggio annuale dell’incidenza della fiscalità locale sulle diverse categorie di contribuenti. Allo stesso tempo, è necessario ridurre la dipendenza degli enti dalle addizionali Irpef, rafforzando strumenti di compartecipazione e di perequazione. Siamo, inoltre, contrari - ha rimarcato Biondo - a qualsiasi ipotesi che renda strutturali definizioni agevolate e condoni locali, che penalizzerebbero, ancora una volta, chi paga regolarmente le imposte attraverso la ritenuta alla fonte. Al contrario, bisognerebbe rafforzare il contrasto all’evasione con l’incrocio delle banche dati, l’innovazione tecnologica e il potenziamento del personale”.
“Il federalismo fiscale potrà essere sostenibile solo se accompagnato da risorse certe, meccanismi automatici di perequazione, definizione dei fabbisogni e costi standard, finanziamento integrale dei LEP, rafforzamento amministrativo degli enti territoriali e coinvolgimento delle parti sociali. Diversamente - ha concluso Biondo - il rischio è che la residenza continui a determinare il livello dei servizi pubblici, il carico fiscale e le opportunità di accesso a sanità, mobilità, istruzione e welfare. Serve una fiscalità locale più equa, più progressiva e coerente con il principio costituzionale della solidarietà”.
Roma, 7 agosto 2026




