(redazionale) Roma, 28/07/2026 — La battaglia sulla riforma della cittadinanza italiana per discendenza si sposta a Lussemburgo. Con un’ordinanza destinata ad avere effetti ben oltre i confini nazionali, la Corte costituzionale ha deciso di sospendere il proprio giudizio e chiedere alla Corte di giustizia dell’Unione europea di chiarire se le nuove restrizioni introdotte dal governo italiano siano compatibili con il diritto dell’Unione.
Il provvedimento riguarda una delle modifiche più controverse degli ultimi anni alla legge sulla cittadinanza. Il decreto-legge n. 36 del 2025, poi convertito nella legge n. 74 dello stesso anno, ha infatti interrotto il principio della trasmissione illimitata della cittadinanza italiana per discendenza, stabilendo che chi è nato all’estero, possiede un’altra cittadinanza e non rientra in specifiche eccezioni deve essere considerato come se non avesse mai acquisito quella italiana.
La norma ha profondamente inciso sulle aspettative di milioni di discendenti di emigrati italiani nel mondo, soprattutto in America Latina, dove il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis ha rappresentato per decenni un ponte giuridico e culturale con l’Italia.
L’ordinanza della Consulta nasce dai ricorsi presentati davanti ai tribunali di Mantova e Campobasso. Quest’ultimo ha sostenuto che la disciplina potrebbe entrare in conflitto con gli articoli 9 del Trattato sull’Unione europea e 20 del Trattato sul funzionamento dell’UE, secondo cui la cittadinanza europea deriva direttamente da quella di uno Stato membro.
Il nodo giuridico è sottile ma decisivo. La Corte di giustizia ha più volte affermato che uno Stato, prima di privare una persona della propria cittadinanza e, di conseguenza, della cittadinanza europea, deve valutare in concreto gli effetti che tale decisione produce sulla vita dell’interessato, nel rispetto del principio di proporzionalità.
Secondo la Corte costituzionale italiana, tuttavia, il caso potrebbe essere diverso. Nella sentenza n. 63 del 2026 aveva già sostenuto che la nuova disciplina non sottrae uno status già riconosciuto, ma ridefinisce i presupposti originari per il suo acquisto. Una distinzione che, se confermata, limiterebbe l’applicazione della giurisprudenza europea.
Proprio perché la questione riguarda l’interpretazione del diritto dell’Unione, la Consulta ha scelto di rimettere la parola definitiva ai giudici di Lussemburgo, richiamando il principio di leale cooperazione tra le corti nazionali e quelle europee.
Il quesito rivolto alla Corte di giustizia è destinato a diventare un precedente di grande rilievo: il diritto europeo consente a uno Stato membro di introdurre una disciplina che esclude, fin dall’origine, l’acquisto della cittadinanza da parte di persone nate all’estero e già titolari di un’altra cittadinanza, salvo limitate eccezioni?
La risposta non riguarderà soltanto l’Italia. Molti Stati membri stanno ripensando le proprie normative sulla cittadinanza, cercando un equilibrio tra il controllo dei legami con la comunità nazionale e la crescente dimensione europea dei diritti individuali.
In gioco non vi è soltanto il rapporto tra uno Stato e i suoi discendenti all’estero. La decisione della Corte di giustizia potrebbe ridefinire i limiti entro cui gli Stati membri possono stabilire chi appartiene alla propria comunità politica, quando tale scelta determina anche l’accesso alla cittadinanza dell’Unione europea.
Per il governo italiano la riforma rappresenta uno strumento per contenere un sistema ritenuto eccessivamente esteso e spesso utilizzato da persone prive di un effettivo legame con il Paese. Per i ricorrenti, invece, la nuova disciplina incide retroattivamente su diritti consolidati e rischia di comprimere lo status di cittadino europeo senza un’adeguata valutazione individuale.
La decisione della Corte di Lussemburgo non si limiterà quindi a risolvere un conflitto interpretativo tra giudici. Potrebbe stabilire se la cittadinanza nazionale, quando costituisce il presupposto della cittadinanza europea, rimanga una prerogativa quasi esclusiva degli Stati oppure sia ormai soggetta a limiti sempre più stringenti derivanti dall’ordinamento dell’Unione.
IMMIGRAZIONE - Santo BIONDO
Cittadinanza italiana per discendenza: la Consulta chiama in causa la Corte di Giustizia UE
La battaglia sullo ius sanguinis si sposta a Lussemburgo.

28/07/2026
Sindacato.



