“Le intese preliminari con le Regioni sull’autonomia differenziata sono al limite della costituzionalità e ignorano la volontà di oltre 1,3 milioni di persone che due anni fa hanno firmato per chiedere il referendum contro il regionalismo a geometria variabile”.
È quanto ha dichiarato la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese.
“Le intese rappresentano il momento operativo più critico del regionalismo a geometria variabile, poiché trasformano la legge quadro in azioni concrete che possono frammentare irreversibilmente il sistema dei diritti. Inoltre, ravvediamo una forzatura della sentenza della Corte Costituzionale perché sono la ”fotocopia“ l’una dell’altra, in contrasto con il principio, sancito proprio dall’Alta Corte, secondo cui l’autonomia dovrebbe rispondere a specifiche e documentate esigenze territoriali. Peraltro, il Parlamento - ha aggiunto Veronese - si ritrova a votare questi testi senza reale potere emendativo a discapito del dibattito democratico, ridotto a una ratifica di accordi già presi. Non c’è stato poi un reale coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, che rappresentano le persone che subiranno gli effetti sulla mobilità, sui salari, sull’organizzazione del lavoro e sulle future pensioni. Il fatto che le funzioni richieste dalle Regioni rientrino prevalentemente tra le cosiddette materie ’No Lep’ - ha rimarcato Veronese - non significa che siano secondarie o marginali. Al contrario, incidono direttamente sulla qualità della vita delle persone”
“Continueremo la nostra battaglia per dire ’no’ a una legge ingiusta che rischia di smantellare la coesione nazionale, creando cittadini e cittadine di serie A e di serie B a seconda del territorio in cui si nasce. Non è questa la strada - ha concluso Veronese - per un decentramento amministrativo che assicuri coesione, giustizia sociale e servizi pubblici efficaci ed efficienti per un eguale godimento dei diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale”.
Roma, 22 luglio 2026




