“Tra ieri e oggi altre sette persone sono uscite di casa per andare a lavorare e non sono più tornate. Sette ennesime ”tragedie“ che si fa fatica a definire incidenti: sono l’esito di un sistema che, nel suo insieme, continua a mettere il profitto davanti alla sicurezza delle persone. Come si possono archiviare sette morti come ”fatalità“? ”.
È quanto ha dichiarato la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese.
“È la prova che è il sistema a non funzionare: formazione carente, addestramento inadeguato e insufficiente, precarietà che spinge lavoratrici e lavoratori ad accettare ritmi e condizioni insostenibili, appalti al massimo ribasso dove la sicurezza è la prima voce di spesa tagliata. Ed è il sistema - ha sottolineato Veronese - che deve cambiare, non solo un suo piccolo pezzetto. Serve una procura speciale per i reati di omicidio e lesioni sul lavoro, con magistrati e strutture dedicate che possano indagare con rapidità, perché incessante è il ritmo con cui si spengono le vite nei cantieri, nei campi, nelle fabbriche. Serve - ha proseguito la sindacalista della Uil - il reato di omicidio sul lavoro, perché chi mette il profitto davanti alla vita delle persone deve rispondere con pene adeguate alla gravità di ciò che provoca. E poi servono investimenti reali, nella formazione e nell’addestramento, ma anche nel lavoro dignitoso, di qualità. Se hai paura di perdere il posto e magari hai una famiglia che dipende da te, se sei ricattabile, è difficile che riesci a rinunciare, a preservarti, a fermarti perché qualcosa che ti viene chiesto di fare non è sicuro: è una verità scomoda - ha concluso Veronese - tutti la conoscono, ma nessuno sembra volerla vedere e farsene carico. Eppure, la sicurezza e la salute del lavoro passano innanzitutto da qui”.
Roma, 17 luglio 2026




