“Accogliamo con favore le modifiche al Decreto Legislativo sugli organismi per la parità che recepiscono molte delle nostre osservazioni. Tuttavia, bisogna fare una distinzione tra l’impatto sull’ambito delle discriminazioni di genere e quello sul sistema del contrasto alle discriminazioni razziali, fino a oggi seguite dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali”.
È quanto hanno dichiarato i segretari confederali della Uil, Ivana Veronese e Santo Biondo.
“Questo Decreto Legislativo è l’opportunità per dotare l’Unar di maggiori poteri, piena autonomia, adeguate risorse e maggiore capacità di intervento concreto, soprattutto nei luoghi di lavoro - ha precisato Biondo - così da costruire un organismo realmente indipendente per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori vittime di discriminazioni”.
“Sul fronte del contrasto alle discriminazioni sulla base del genere, invece - ha evidenziato Veronese - pur apprezzando il mantenimento delle Consigliere di Parità regionali e provinciali, che nella versione iniziale del decreto erano state totalmente depotenziate, riteniamo si debba lavorare per un loro rafforzamento, essendo la prima istanza di riferimento nel territorio per le lavoratrici che subiscono discriminazioni di genere. Infine - ha dichiarato la sindacalista della Uil - esprimiamo perplessità per la cancellazione del Comitato Nazionale per l’attuazione dei principi di parità di trattamento ed uguaglianza di opportunità tra lavoratori e lavoratrici, disciplinato dal D. Lgs. 198/2006. Riteniamo che quest’ultimo non sia sovrapponibile né per funzioni né, soprattutto, per composizione con il neocostituito Organismo per la Parità. Il Comitato, infatti, è un organismo tripartito al quale partecipano anche organizzazioni sindacali e associazioni datoriali, assenti invece nell’Organismo per la Parità”.
“Da parte nostra - hanno concluso Biondo e Veronese - confermiamo la disponibilità a contribuire al processo di attuazione della riforma, in cui è fondamentale rafforzare il coinvolgimento delle parti sociali, prevedendo forme strutturate e permanenti di confronto”.
Roma, 26 maggio 2026




