“Il calo delle nascite, che emerge dai dati Istat, è il segnale di una crisi sociale che attraversa il Paese, legata al lavoro precario, ai salari bassi e a una difficoltà sempre più diffusa nel costruire un progetto di vita stabile”.
È quanto ha dichiarato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo, commentando gli indicatori demografici 2025.
“L’Italia perde capacità di futuro e questo avviene perché le condizioni materiali incidono direttamente sulle scelte delle persone. I dati - ha proseguito Biondo - mostrano anche come sta cambiando la struttura della società, con un aumento significativo delle persone sole e delle famiglie monogenitoriali. Allo stesso tempo, la stabilità complessiva della popolazione si mantiene grazie al saldo migratorio positivo, con il contributo delle persone straniere che compensano lo squilibrio tra nascite e decessi”.
“A questo - ha sottolineato il sindacalista della Uil - si aggiunge il nodo dell’attuazione delle politiche, a partire dai ritardi negli investimenti per i servizi educativi per l’infanzia, perché è sulla qualità e sull’accessibilità dei servizi che si gioca concretamente la possibilità di sostenere la genitorialità. Senza lavoro stabile e adeguatamente retribuito, senza politiche abitative accessibili e senza servizi per l’infanzia realmente diffusi non si creano le condizioni per invertire questa tendenza. La denatalità misura in modo diretto la qualità del lavoro e il livello delle disuguaglianze presenti nel Paese, e non è un fenomeno inevitabile, ma - ha concluso Biondo - il risultato di scelte che non hanno affrontato le cause strutturali, su cui è necessario intervenire con politiche coerenti, continuative e capaci di rafforzare la coesione sociale e le prospettive future del Paese”.
31 marzo 2026




