“Le intese preliminari sull’autonomia differenziata rischiano di incidere negativamente sulla sanità e la previdenza, pilastri fondamentali del welfare nazionale, accentuando le gravi disuguaglianze territoriali già presenti nel Paese”.
È quanto ha dichiarato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo.
“Il Servizio sanitario nazionale deve restare pubblico e universale, assicurando lo stesso accesso alle cure e gli stessi livelli di assistenza su tutto il territorio nazionale. Allo stesso modo - ha aggiunto Biondo - la previdenza complementare deve mantenere un impianto unitario, evitando frammentazioni che potrebbero generare dumping sociale e nuove disparità tra lavoratori e lavoratrici. Infine, il coordinamento della finanza sanitaria deve restare una responsabilità centrale, perché la salute non può dipendere dalla ricchezza di una singola Regione, né essere subordinata a logiche territoriali che mettono in discussione l’universalità del diritto alla cura”.
“Dunque, al netto della sentenza della Corte costituzionale, che ha già cassato la legge Calderoli su aspetti fondamentali, per una riforma di tale portata, non solo ribadiamo la necessità di rendere realmente esigibili i Lep, attraverso il rafforzamento del meccanismo della perequazione economica, dunque risorse adeguate, ma chiediamo anche un confronto approfondito e trasparente con le parti sociali. Occorre garantire - ha concluso Biondo - che il welfare nazionale, pubblico e contrattuale, non sia condizionato dalla disponibilità della Regione in cui si vive, tutelando l’unità del sistema di protezione pubblica e l’universalità dei diritti sociali”.
Roma, 19 febbraio 2026



