“Lo schema di Decreto Legislativo volto a trasporre nella normativa italiana la Direttiva UE sulla trasparenza salariale non è all’altezza né delle aspettative né delle sfide che sarebbe chiamato ad affrontare. L’Italia oltre a un gap occupazionale, ha un gap salariale di genere importante e inaccettabile che incide anche sulle pensioni”.
È quanto hanno dichiarato le segretarie confederali della Uil, Ivana Veronese e Vera Buonomo.
“Prima di tutto – hanno commentato le sindacaliste della Uil – rileviamo l’esclusione, dall’ambito di applicazione, di lavoratori e lavoratrici apprendisti, intermittenti e del settore domestico. Ma ciò che colpisce maggiormente è il disallineamento che si crea rispetto a uno strumento che il nostro ordinamento già prevede, con finalità molto simili: il Rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile. In sede di confronto era stato concordato di intervenire proprio su quello strumento, implementandolo con le previsioni della Direttiva, ma mantenendone le caratteristiche essenziali: un documento obbligatorio ogni due anni per tutte le aziende sopra i 50 dipendenti. Invece il nuovo adempimento non sarà richiesto alle aziende sotto i 100 dipendenti, avrà cadenza triennale sotto i 250 e, soprattutto, per le imprese con meno di 150 dipendenti scatterà solo a partire dal 2031. Nel frattempo, alle lavoratrici di quelle aziende che già oggi subiscono discriminazioni salariali cosa dovremmo dire? Di pazientare e aspettare il proprio turno per vedere riconosciuto un diritto fondamentale come la parità retributiva?”.
“Esprimiamo contrarietà all’impostazione contenuta in diversi articoli, laddove si consente di assumere come riferimento qualsiasi contratto applicato dal datore di lavoro o perfino sistemi classificatori aziendali. Una simile scelta è inaccettabile: legittima contratti non rappresentativi, indebolisce le tutele e rischia di mettere in discussione definitivamente lo scopo della direttiva in merito alla valutazione del lavoro di pari valore. Per la Uil, non ci sono ambiguità: ogni comparazione retributiva deve basarsi esclusivamente sui Ccnl nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative”.
“Inoltre - hanno concluso Veronese e Buonomo - rispetto alla Direttiva si crea un percorso a ostacoli per le lavoratrici, per avere le informazioni: uno dei tanti punti di distanza tra il testo europeo e la proposta di testo italiano. Se non verrà modificato, crediamo che ci siano tutte le condizioni perché l’Europa apra una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese”.
Roma, 6 febbraio 2026



