“Nel nuovo schema di decreto Pnrr ricompare, all’articolo 18, la norma cosiddetta ”salva-imprenditori“ sui lavoratori sottopagati: un tentativo già visto nella legge di bilancio e che la Uil giudica sbagliato nel merito e pericoloso nel metodo”. Lo denunciano le segretarie confederali della Uil, Vera Buonomo e Ivana Veronese.
“La norma stabilisce che, anche quando un giudice accerta il mancato rispetto dell’articolo 36 della Costituzione, il datore di lavoro non debba versare le differenze retributive o contributive se si è attenuto al trattamento previsto da un contratto collettivo. Una scelta, questa - hanno sottolineato Buonomo e Veronese - che riduce la portata dell’articolo 36 della Costituzione e rischia di legittimare livelli retributivi insufficienti, soprattutto in presenza di contratti non rappresentativi con tabelle salariali più basse. Questa disposizione non rafforza la contrattazione e non sostiene il lavoro: ostacola la possibilità di correggere situazioni di sottosalario, indebolisce le tutele e crea un precedente pericoloso, che può incentivare comportamenti elusivi in un Paese già segnato da lavoro povero e dall’aumento dei contratti pirata. La funzione dell’articolo 36 - hanno ricordato le due sindacaliste - è chiara: garantire una retribuzione proporzionata e sufficiente. È un principio costituzionale che non può essere attenuato per decreto. I crediti di lavoro sono diritti soggettivi pienamente esigibili: il lavoro svolto deve essere sempre retribuito in modo adeguato, e quando un giudice ne accerta l’insufficienza, le somme dovute vanno riconosciute integralmente. Per queste ragioni, la Uil chiede il ritiro immediato della norma dall’articolo 18 del decreto PNRR. La via maestra - concludono Buonomo e Veronese - non è indebolire i diritti, ma rafforzare la contrattazione rappresentativa, contrastare il dumping salariale e garantire retribuzioni eque, coerenti con la nostra Costituzione”.
Roma, 28 gennaio 2026



