di Beppe Casucci) – Roma, 28 gennaio 2026 - Nel nuovo decreto sicurezza in preparazione, la parte dedicata agli stranieri residenti o in arrivo rischia ancora una volta di diventare il terreno delle scorciatoie politiche. L’immigrazione viene letta prevalentemente come questione di ordine pubblico, separata artificialmente dalle grandi trasformazioni che attraversano il Paese: crisi demografica, tenuta del sistema produttivo, lavoro povero e sfruttamento.
L’Italia è un Paese che invecchia e si svuota. Le nascite crollano, la forza lavoro diminuisce, interi settori economici faticano a trovare manodopera. Agricoltura, edilizia, logistica, assistenza alla persona vivono una carenza strutturale di lavoratori che non è più episodica, ma permanente. In questo quadro, continuare a trattare l’immigrazione come un’emergenza da contenere appare sempre più contraddittorio e miope.
Il nodo vero è che le regole non funzionano. Il Testo unico sull’immigrazione è figlio di un’altra epoca e le forme di ingresso legale risultano oggi largamente inadeguate. Il decreto flussi, nato per governare i fabbisogni del mercato del lavoro, ha spesso prodotto...
Roma, 28 gennaio 2026



