SURE  - Ivana VERONESE
Distribuiti agli Stati 94,3 Miliardi di Euro. All'Italia 27, 4 Miliardi.
Veronese: lo strumento va stabilizzato. Lo Studio UIL
sure16072021.jpg
16/07/2021  | Sindacato.  

 

 

Al 7 luglio scorso sono 19 gli Stati membri dell'Unione Europea che hanno fatto richiesta di accedere ai finanziamenti di SURE (Supporto per mitigare i rischi di disoccupazione in caso di emergenza).



Gli importi totali concessi ai singoli Stati ammontano a 94,3 miliardi di euro: all'Italia sono stati concessi 27,4 miliardi di euro; alla Spagna 21,3 miliardi di euro; Polonia 11,2 miliardi di euro; al Belgio 8,2 miliardi di euro; al Portogallo 5,9 miliardi di euro.



È quanto emerge da un'analisi della UIL Servizio Lavoro, Coesione e Territorio che ha analizzato i dati della Commissione Europea.



Questi sono i dati, in valore assoluto, delle risorse di SURE assegnati ai singoli Stati: il nostro Paese risulta essere il primo beneficiario, spiega Ivana Veronese Segretaria Confederale UIL, ma è interessante rapportare le risorse assegnate anche ad altri parametri quali la forza lavoro e l'occupazione.



In questo caso, se si prende in considerazione l'importo pro capite di SURE calcolato sulla forza lavoro, a fronte di una media europea di 829 euro pro capite, al Belgio sono andati 1.616 euro pro capite; a Malta 1.544 euro; a Cipro 1.342 euro; al Portogallo 1.163 euro; alla Grecia 1.138 euro; all'Italia 1.091 euro.



Se invece si prende in considerazione l'importo pro capite di SURE calcolato sugli occupati (dipendenti e autonomi), agli Stati mediamente sono stati assegnati 900 euro pro capite, mentre al Belgio sono andati 1.710 euro pro capite; a Malta 1.615 euro; a Cipro 1.440 euro; alla Grecia 1.357 euro; al Portogallo 1.221 euro; all'Italia 1.195 euro.



Tali dati, però, osserva Ivana Veronese, non mettono in evidenza quali siano state le singole misure finanziate dai vari Paesi e i loro importi, né quale impatto abbiano avuto sulla tenuta per attenuare i rischi di disoccupazione e della difesa del reddito.



Per questo chiediamo al Governo italiano di poter verificare puntualmente come sono state rendicontate a Bruxelles le risorse di SURE assegnate al nostro Paese.



L'emissione dei social bond per il finanziamento di SURE è stata un successo. Riteniamo, perciò, necessario, conclude Ivana Veronese, che questo diventi uno strumento permanente dell'Unione Europea.



Siamo disponibili a un confronto non solo sul rifinanziamento di Sure, ma anche per un suo miglioramento, collegando le integrazioni salariali alle politiche attive del lavoro.



Roma, 16/07/2021