LEGGE DI BILANCIO  - PierPaolo Bombardieri
UIL: Una manovra senza visione del futuro
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30/12/2021  | Sindacato.  

 

Ci saremmo aspettati molto di più. Il nostro, scorrendo attentamente il testo, è un giudizio profondamente insoddisfacente che fa il paio con il parere inevitabilmente negativo anche sul metodo.

Dopo i necessari interventi a pioggia degli scorsi mesi, varati per provare a fronteggiare l’emergenza, questa Legge di Bilancio era l’occasione per definire le linee guida su cui ricostruire il tessuto economico e sociale del Paese.  Si continua, invece, a perpetrare la politica dei piccoli “bonus” anziché provare a fornire risposte concrete, solide e lungimiranti per il lavoro, il reddito, la protezione sociale e per superare le tante crisi industriali.  È una manovra che non ha una visione strategica dei tanti problemi che attanagliano il Paese, senza attenzione a giovani donne e pensionati, a chi rischia di perdere il posto di lavoro e a chi aspetta il rinnovo dei contratti.

Gli interventi di lungo periodo su crescita e competitività appaiono deboli e le principali scelte sono rinviate al PNRR - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Manca l’avvio di un processo di semplificazione della spesa pubblica e della pubblica amministrazione, l’avvio di razionalizzazione degli strumenti utilizzati, con concentrazione degli interventi su priorità e strategie a medio/lungo termine.

Avremmo aiutato a correggere l’impostazione dal fiato corto e dall’ambizione limitata se il Governo avesse coinvolto adeguatamente le principali parti sociali del Paese.

Partiamo dalla salute, che è il centro nevralgico del periodo che stiamo attraversando. La crisi ha messo a nudo tutte le debolezze del nostro sistema sanitario. Per noi è quindi fondamentale che siano stanziate adeguate risorse per rendere il SSN pienamente efficiente ed efficace nella quotidianità e nelle situazioni emergenziali, con investimenti tecnologici, infrastrutturali, sulla formazione ed in particolare sulle risorse umane.  E anche quei lavoratori che la stessa politica ha definito “eroi” non trovano risposte risolutive. Per approfondire la grave questione sanitaria sosteniamo la necessità di un intervento legislativo in materia di vaccinazione per aumentare l’uso di uno strumento così decisivo che la scienza ha messo a punto per il superamento della pandemia.

Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali dobbiamo necessariamente ribadire che, a causa del grave contesto pandemico, sarà necessario continuare ad intervenire, a favore di tutti i lavoratori e le lavoratrici, con misure straordinarie di sostegno al reddito sia in costanza di rapporto di lavoro che in caso di disoccupazione.

Ferma restando la straordinarietà dell’attuale congiuntura, abbiamo richiesto una modifica legislativa per rendere gli strumenti di questo ambito organici e strutturali al nostro sistema di tutela al reddito. 

Riteniamo che l’incremento del Fondo sociale per occupazione e formazione sia insufficiente. Analogo giudizio per il fondo politiche attive: vanno messi in campo ben altri finanziamenti in merito a direttrici decisive in questo momento ed anche per dare continuità lavorativa ai navigator. Urgerebbe l’istituzione un fondo per promuovere progetti formativi per chi perde il posto di lavoro.

Inoltre, non siamo convinti che sia giusta la scelta di differenziarne i periodi di utilizzo tra chi fruisce della cassa integrazione ordinaria, fino al 31 marzo 2021, rispetto a chi invece utilizza l’assegno ordinario o la cassa integrazione in deroga, per i quali il periodo di fruizione previsto arriva sino al prossimo mese di giugno. 

Allo stesso modo il limite massimo di 12 settimane appare del tutto insufficiente.

Non trova risposte la nostra richiesta di irrobustire anche le misure di sostegno al reddito in caso di perdita dell’occupazione: Naspi e Dis-Coll.

Riteniamo sia necessario prevedere l’introduzione, per l’anno 2021, di una “indennità di disoccupazione Covid” che vada in deroga alla disciplina ordinaria, rispetto ai requisiti necessari sia per il diritto che per la misura. Inoltre, è stata vana la nostra richiesta di proroga della “acausale” sui contratti a termine.

Ancora, non sono esaustive le misure per il rilancio e lo sviluppo del Mezzogiorno, quali la fiscalità di vantaggio produttiva e la proroga del credito di imposta investimenti e le assunzioni di 2.800 giovani nella pubblica amministrazione. Occorre dare attuazione concreta al Piano Sud 2030 con investimenti prioritari sul sistema delle infrastrutture sociali digitali, sociali e sanitarie e per la mobilità e rendere resiliente il tessuto produttivo attraverso una rinnovata politica industriale.  Assolutamente parziale la risposta al tema della protezione dei cosiddetti lavoratori fragili.

In materia fiscale, bisogna assolutamente porre rimedio all’errore che potrebbe generare un depotenziamento dell’ulteriore detrazione introdotta a luglio. Si dovrà, poi, avviare nei prossimi mesi la necessaria riforma del nostro sistema fiscale con interventi che diminuiscano il carico fiscale che grava in particolare sui lavoratori dipendenti e sui pensionati.

In materia previdenziale rimangono ancora molti temi aperti: è necessario rendere accessibile l’Ape sociale ai lavoratori fragili, a quelli maggiormente esposti al rischio Covid e bisogna ampliare l’elenco delle mansioni ritenute gravose. Si dovrà porre rimedio alla stortura normativa che, nonostante la costante contribuzione versata, rende di fatto inaccessibile ai lavoratori del settore esattoriale il proprio fondo pensione. Infine, è fondamentale il varo di misure, come l’estensione della quattordicesima, che restituiscano potere d’acquisto ai pensionati italiani. Così come non vediamo nella manovra provvedimenti necessari per affrontare il tema della non autosufficienza

Per il contrasto alla povertà le modifiche apportate al RDC non sono sufficienti a rendere pienamente efficace la misura. Per un reale contrasto alla povertà occorre, poi, coordinare tutti gli interventi ed i servizi pubblici al fine di giungere ad una piena inclusione.

Dal punto di vista delle tematiche ambientali, ravvisiamo che non si interviene fattivamente sul risanamento dei siti inquinati industriali, sull'annoso problema legato agli impianti di depurazione delle acque, sulla necessità di avere discariche per il corretto smaltimento dell'amianto, sulla realizzazione di un deposito nazionale per le scorie radioattive a media e bassa attività, così come sullo smantellamento delle piattaforme offshore non produttive. Per non parlare degli interventi necessari per il risanamento idrogeologico del nostro Paese, della ricostruzione post terremoto, della costruzione di impianti anaerobici per la produzione di biometano e composti di qualità.  Questi temi costituiscono un corpus di azioni significativo che avremmo voluto nella manovra per recuperare il tempo perso, proiettando uno sviluppo in chiave sostenibile capace di produrre lavoro qualificato in un contesto di Giusta Transizione.

Non sono più rinviabili investimenti concreti sulla sostenibilità, né tantomeno l'instaurazione di un modello di green economy basato sul concetto di "circolarità", affinché venga garantito il principio della Giusta Transizione. Ci saremmo aspettati da questa finanziaria un'attenzione e un impegno maggiori nelle infrastrutture e nelle opere pubbliche, le quali favoriscono investimenti e aumentano l’occupazione. Gli obiettivi del Green Deal e della neutralità climatica non vanno assolutamente persi di vista. Riteniamo altrettanto paradossale che, fra le categorie di fruizione del superbonus, non vengano esplicitati i lavori di smaltimento e rimozione dell'amianto. Prevenzione degli effetti del sisma e contrasto al dissesto idrogeologico dovranno essere le due categorie cardine di una profonda azione di risanamento, che, da un lato, dovrà superare gli inaccettabili ritardi del processo di ricostruzione e, dall'altro, dovrà agire in direzione della redazione di una Legge Quadro nazionale e dell'istituzione di un Dipartimento stabile di esperti, che si affianchi a quello di Protezione Civile.

Venendo ora agli interventi a sostegno delle attività produttive, non si ha traccia dell’importante supporto di una politica industriale finalizzata, soprattutto, alla produzione nazionale di tecnologie avanzate, in ambito di strumentazione dedita alla produzione ed al risparmio energetico.

Resta critico il giudizio sulla sugar e plastic tax. Questi interventi riducono la capacità produttiva e non incentivano l’innovazione di prodotto.  Così come è critico il giudizio sull’intervento sull’ETS (Emission trading system), che non affronta la problematica di evitare la dispersione dei proventi delle aste per interventi estranei. L’intervento «Transizione 4.0» dovrà collegarsi meglio ad una politica formativa e ad una diffusione delle reti e delle interconnessioni.

L’istituzione del «Fondo per il sostegno al reddito dei lavoratori delle aree di crisi industriale complessa» risulta marginale e non risolutivo rispetto al radicale cambiamento che sarebbe necessario per il governo delle aree di crisi complessa, in una logica di garantire il mantenimento occupazionale attraverso la reindustrializzazione dell’area.

 

 

Roma, 30 dicembre 2020