CIG  - Ivana VERONESE
Veronese: solo ad aprile sono stati raggiunti valori mai visti in precedenza
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21/05/2020  | Occupazione.  

 

 

Sono arrivati i primi dati ufficiali sulle ore autorizzate di cassa integrazione con causale Covid-19.

 

Nel solo mese di aprile hanno raggiunto valori mai visti in precedenza: si tratta di oltre 835 milioni di ore, tra cassa integrazione Ordinaria (703 milioni di ore), Assegno ordinario di solidarietà (85,5 milioni di ore) e cassa integrazione in Deroga (46,8 milioni di ore). A questi dati occorre, inoltre, aggiungere le 12,5 milioni di ore di cassa integrazione Straordinaria non rientranti nella causale Covid19.

 

L’85% delle ore autorizzate si riferiscono ad una durata di 9 settimane, tetto previsto dal Decreto Cura Italia. Il numero di aziende autorizzate alla cassa integrazione è stato pari a 292 mila, di cui il 60,5% ha fatto richiesta di cassa integrazione Ordinaria, il 33,6% di cassa integrazione in Deroga ed il restante 5,9% di Assegno ordinario di solidarietà.

 

Per quanto riguarda i settori produttivi, il settore delle costruzioni assorbe il maggior numero di ore di cassa integrazione ordinaria per un totale di 134,3 milioni di ore; per la cassa integrazione sia in deroga che fondi di solidarietà, troviamo come maggiori richiedenti i settori: commercio all’ingrosso e al dettaglio, alberghi e ristoranti, attività immobiliari, noleggio e servizi alle imprese.

 

Nel solo mese di aprile, secondo nostre stime basate sui dati Inps, la causale Covid ha posto in cassa integrazione oltre 4,9 milioni di lavoratrici e lavoratori, salvaguardando i loro posti di lavoro.

 

E’ chiaro che stiamo parlando di dati riferiti al primo mese di monitoraggio della Causale Covid, ma che potranno subire modifiche con la definizione di tutte le domande di cassa integrazione in Deroga ancora non definite.

 

La situazione del mondo produttivo ed occupazionale va accuratamente monitorata sia in termini di velocizzazione delle procedure di erogazione degli strumenti di sostegno al reddito, sia in termini di copertura degli stessi. Riteniamo, infatti, che quest’ultima debba essere ulteriormente dilatata nel tempo non essendo realisticamente sufficienti, per arrivare all’estate, le ulteriori 5 settimane inserite nel DL Rilancio.

 

Inoltre, preoccupa il dato di marzo sul forte aumento delle domande di Naspi (+36,9% rispetto allo stesso mese del 2019), su cui incide fortemente la questione delle mancate proroghe e rinnovi di contratti a tempo determinato, tema su cui il DL Rilancio non dà sufficienti risposte.

 

 

Roma, 21 maggio 2020

 

 

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