CONFERENZE DI ORGANIZZAZIONE, QUALCHE PRIMA VALUTAZIONE
Di Carmelo Barbagallo
Siamo al giro della prima boa, solo qualche giorno di pausa per la Pasqua, e nuovamente ci ritufferemo nelle Conferenze di Organizzazione delle strutture Uil. Ed un primo, un primissimo bilancio possiamo provare a tracciarlo.
Il primo elemento che salta all’occhio, per chi come me ha avuto modo di seguire da vicino la prima dozzina di Conferenze, fra quelle delle Unioni Regionali e quelle delle Categorie, è che il messaggio della necessità di cambiamento e ammodernamento della nostra struttura organizzativa sta passando ovunque.
Dagli interventi dei tanti delegati, dalle relazioni e dai documenti finali di queste assise, dal clima stesso che si percepisce, è come se l’intero corpo associativo della Uil, i quadri dirigenti ma anche gli attivisti sul territorio, i tanti delegati provenienti dai luoghi di lavoro, davvero coinvolti, gli operatori dei servizi chiamati anch’essi ad essere un elemento dell’innovazione, siano tutti consapevoli che qualcosa si deve cambiare per avere un sindacato, il nostro Sindacato davvero in grado di rispondere alle esigenze dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini tutti, e, al contempo, capace di affrontare le sfide per il mondo del lavoro e la società, in un momento di grandi difficoltà per il Paese.
I ragionamenti su cui si sono impegnati i tanti dirigenti della Uil, prima, durante e dopo la Conferenza di Organizzazione di Bellaria, e poi ancora nella riunione del Consiglio confederale nazionale che ne ha recepito i documenti di carattere politico-organizzativo ed ha adottato lo Statuto ed il Regolamento di Attuazione nei nuovi testi, sono davvero condivisi dagli organi di dibattito dei livelli confederali regionali e delle Categorie, dai delegati, in buona sostanza dagli stessi iscritti alla Uil.
Una seconda annotazione. La scelta di celebrare prima la Conferenza di Organizzazione confederale nazionale e poi, a seguire, le analoghe iniziative delle Unioni Regionali e delle Unioni di Categoria, si sta rivelando “azzeccata”. Solo in questo modo abbiamo evitato un vastissimo e articolato dibattito attorno alle scelte organizzative, talvolta talmente ampio fino a vanificare la necessità di una sintesi e la possibilità di scelte chiare ed inequivocabili, da praticare ovunque.
Le scelte di politica organizzativa sono state adottate dalla Uil nel suo complesso, e richiamo solo per titoli gli elementi caratterizzanti: valorizzazione delle presenze nei luoghi di lavoro, rafforzamento dell’insediamento sul territorio, ottimizzazione dell’impegno in Europa, ammodernamento delle strutture orizzontali con maggiori poteri ai livelli regionali e rimodulazione delle presenze nei territori, messa in sinergia del sistema delle Categorie, realizzazione ed integrazione del “Sistema Servizi”, coordinamento ed impegno nelle politiche per il proselitismo, qualificazione dei gruppi dirigenti della Uil (con più donne, più delegati, operatori nel territorio e dei servizi, giovani e meno giovani in modo equilibrato negli Organi), diffusione e socializzazione del sistema comunicativo della Uil, valorizzazione dei diversificati strumenti di cui disponiamo (dai servizi, agli enti, ai coordinamenti, ma anche la formazione sindacale e le banche dati), il più efficace utilizzo delle risorse economiche.
Ora che le scelte sono chiare e collegialmente assunte, ogni Categoria è impegnata a farle proprie, ogni Uil regionale si sta applicando nel metterle in pratica. Ed allora: vengono riscritti gli statuti per renderli coerenti con l’analogo strumento confederale, gli organi vengono allargati con la presenza di più donne e più giovani, si riducono i componenti delle segreterie, si unificano camere sindacali, che perdono il titolo di provinciali, per essere come Uil ancora meglio presenti nel territorio, in ogni situazione ci si impegna a diffondere la presenza dei servizi anche con il diretto coinvolgimento di categorie e delegati di base, … Insomma, sembrano lontani i tempi in cui nelle conferenze di organizzazione si discuteva un po’, salvo poi rimandare le scelte al successivo congresso, che a sua volta si riprometteva di dare seguito nella successiva conferenza, e così via.
Certo, la velocità nell’adozione delle diverse prassi organizzative non è ovunque uguale, va superata qualche resistenza al cambiamento e qualche timore, non tutti hanno la medesima capacità di interpretare il nuovo che avanza. Non vorremmo proprio che, partiti per tempo e con una chiara direzione di marcia, qualche struttura si perda per strada o da qualche parte si dibatta tanto … per poi fare poco o nulla.
Occorre, invece, agire in fretta, con decisione e determinazione perché il cambiamento organizzativo è reale se in ogni contesto si realizza. Ci sarà, peraltro, un momento, terminata questa stagione di iniziative, di dibattito, di assunzione di decisioni, in cui una qualche valutazione andrà fatta e in cui sapremo, ancora una volta in modo collettivo, fare un bilancio dell’iniziativa di riforma politico-organizzativa su cui abbiamo caratterizzato la Uil in questi mesi.
Mi scuso con coloro che me l’hanno già sentito dire negli interventi alle conferenze di organizzazione: la parola eqUILibrio contiene, di per sé, l’acronimo UIL del nostro Sindacato. Ecco, mi pare che stiamo procedendo con equilibrio. Non mi pare che ci sia bisogno di strappi e forzature, e comunque dobbiamo vincere rinunce e arrendevolezze, dobbiamo ovunque impegnarci nei confronti, magari anche aspri nei toni e nella passione che ognuno ci mette, in grado di ricostituire nuovi equilibri, rinnovate capacità di azione, ridefinite strategie.
Mi faceva notare un vecchio, anche anagraficamente, dirigente che in queste pellegrinazioni ho ritrovato, come questa sia, storicamente, una delle caratteristiche della nostra Organizzazione: non abbiamo mai avuto bisogno di scontri che mettono a repentaglio la qualità dei rapporti umani, ma certo non ci fanno paura,, i gruppi dirigenti si sono alternati o innovati più per inclusione che per contrapposizione, la stessa sintesi fra le posizioni politiche e le strategie da adottare sono sempre state possibili grazie al “senso di equilibrio” che ha tenuto conto delle diverse istanze, delle diversificate sensibilità, persino di tutti “gli interessi in gioco”.
Se la stagione delle Conferenze di Organizzazione avrà successo, siccome avrà successo, sarà anche merito della capacità di definire le scelte senza far prevalere le Categorie sui livelli orizzontali, né questa categoria sull’altra, tantomeno questa struttura di servizio che invade il campo di azione di quell’altra, non le donne contro gli uomini, né i giovani che spazzano via i dirigenti con più anni, ma nemmeno costoro che diventano inamovibili, e così via. Insomma, una riforma organizzativa pensata, decisa, applicata con equilibrio, nel solco della tradizione, secondo le nostre consolidate e più nobili abitudini.
Se non ci fossimo avventurati in questa operazione, se non avessimo, tutti assieme, deciso di cambiare questa Uil nel profondo, nelle regole che ne determinano il funzionamento, nei dirigenti che assumono responsabilità, allora sì che avremmo avuto problemi.
In un’Italia che ha recentemente rinnovato il Parlamento, dove sono entrati in forza donne e giovani, dove gli stessi Presidenti delle due Assemblee sono soggetti non appartenenti ai ranghi dei partiti, in una società che guarda, con stupore e fiducia, agli stessi cambiamenti in atto nella Chiesa, in un’Europa che tenta di ridefinire il proprio ruolo nel contesto mondiale prestando ascolto ai bisogni dei propri cittadini e non soltanto alle istanze dei mercati, un sindacato che fosse stato arroccato sulle sue posizioni, che non avesse saputo ripensare alla modalità di assolvere i propri compiti, che non ripensasse al proprio modo di funzionare, non avrebbe grandi prospettive.
Questa è la nostra forza e questo è il valore delle nostre intuizioni: abbiamo deciso e stiamo perseguendo una riforma organizzativa non perché abbiamo problemi nella raccolta dei consensi fra i lavoratori ed i pensionati, non perché abbiamo difficoltà economiche o “scheletri negli armadi”, non perché temiamo di essere considerati “l’altra casta”.
Vogliamo rinnovarci, proprio in questo momento, perché siamo in buona salute sotto ogni punto di vista, perché pensiamo che l’Italia ha ancora e sempre di più avrà bisogno di un sindacato capace di mettere “il lavoro” al centro delle strategie per la ripresa.
E la Uil, proprio in questo contesto e con questo rinnovato modo di essere “il sindacato dei cittadini” che opera come vera “struttura a rete”, saprà, ancora una volta, fare la propria parte.


