Salute e sicurezza  - Silvana ROSETO
PER NON NAVIGARE A VISTA
Manuale per Rls e Rlst
13/10/2012  | Salute.  

 

Scopo della valutazione dei rischi

 

Scopo della valutazione è stimare la possibile entità del danno, intesa quale conseguenza del rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori, nonché dell’ambiente in cui operano, derivante dalle circostanze del verificarsi di un pericolo

Il termine “valutare” è visto in modo soggettivo e significa: “Ordinare le cose su di una scala di valori comuni che consenta alle persone d’intervenire e programmare”. Essendo questi argomenti tecnico-organizzativi, devono necessariamente essere fondati su di una base di discrezionalità.

La valutazione del rischio deve produrre scelte decisionali (arbitrio).

La parte formale (giuridica) deve essere in equilibrio con la parte tecnica (discrezionale), la quale deve avere e dimostrare un supporto giustificativo.

La valutazione dei rischi è un obbligo indelegabile del datore di lavoro che può, e deve, avvalersi di:

  • Servizio di Protezione e Prevenzione
  • Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza
  • Medico Competente
  • Lavoratori

 

Tale valutazione deve tradursi in un documento contenente (D.Lgs. 81/2008, articolo 28 comma 2 lettere a, b, c, d, e, f) il seguente percorso valutativo, indicazioni e soluzioni.

bullet Analizzare con metodo e sistematicamente l’attività lavorativa ed i pericoli ad essa connessi, partendo dal principio che non tutto è valutabile in modo scientifico:

  1. verifica di conformità alle norme, valutazione della rispondenza agli obblighi normativi (per esempio utilizzando apposite Check List);
  2. acquisire, raccogliere e censire la documentazione al fine di verificare le macchine, gli impianti, i processi di lavoro, e gli agenti per i quali la normativa prevede procedure particolari (di progettazione, di collaudo, di verifica, ecc.) e valutare che quanto censito attraverso la raccolta della documentazione risponda alle norme generali ed a quelle specifiche di settore risultino in regola;
  3. compilazione dati generali (addetti azienda, organigramma, datore di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori, RSPP e SPP, RLS, Medico competente, funzioni e reparti, dichiarazione di conformità impianti, lavorazioni pericolose, sistemi protettivi, ecc.);
  4. verifica di conformità ai criteri di buona ingegneria (Buone pratiche e Buone Tecniche aziendali);
  5. analisi generale delle mansioni e luoghi di lavoro collegati e suddivisione dell’unità organizzativa in ambienti di lavoro tra loro omogenei.
  6. Scelta dell’ambiente di lavoro.
  7. Compilazione dati specifici (numero addetti, numero e tipo di macchine, dichiarazione di conformità impianti, lavorazioni pericolose, sistemi protettivi, ecc.).
  8. Analisi storica (compresi infortuni e malattie professionali avvenuti) e valutazione dell’attività presente/futura;
  9. scomposizione delle attività in fasi elementari.

 

Per ogni fase elementare vanno valutati tutti i rischi di origine, chimica, fisica, batteriologica ed organizzativa:

  1. identificazione dei pericoli e dei rischi eventualmente connessi.
  2. identificazione delle persone esposte

 

bullet Individuazione dei rischi nell’ambiente di lavoro:

1 - Rischio di natura infortunistica

  • Strutture
  • Macchine
  • Impianti elettrici
  • Incendio, esplosioni
  • Aree di transito
  • Scale e dislivelli
  • Spazi di lavoro
  • Reti elettriche
  • Reti distribuzione gas
  • Apparecchi elettrici o a gas
  • Apparecchi a pressione
  • Apparecchi di sollevamento
  • Macchine e Mezzi di trasporto
  • Attrezzi manuali
  • Manipolazione manuale di oggetti
  • Esposizione ad agenti chimici (contatto, spruzzi, fumi aggressivi o altro che possa generare infortunio)
  • Esposizione ad agenti Termici
  • Immagazzinamento di materiali pericolosi (incendio, esplosione, prodotti soggetti a cedimento e quindi alla caduta a terra)
  • Rischi di incendio e esplosione
  • Vie di fuga

 

2 - Rischio di natura igienico-ambientale:

> Agenti chimici (fumi, vapori, emissioni, o altro che possa generare tecnopatia)
> Agenti biologici (batteri, virus, funghi, ecc.)
> Agenti fisici (rumore, vibrazioni, radiazioni ionizzanti e non, campi elettromagnetici,
   microclima, illuminazione, agenti atmosferici, ecc.)

  • Esposizione ad agenti chimici
  • Microclima termico
  • Ventilazione industriale e naturale
  • Sbalzi di temperatura
  • Esposizione ad agenti cancerogeni
  • Esposizione a movimentazione manuale dei carichi
  • Climatizzazione ambienti
  • Esposizione condizioni climatiche particolari (freddo intenso o esposizione a caldo estivo)
  • Illuminazione
  • Carico di lavoro fisico e mentale
  • Esposizione a rumore e vibrazioni
  • Lavoro ai videoterminali

 

3 - Rischio “trasversale” (aspetti organizzativi, gestionali e comportamentali)

  • Organizzazione del lavoro. Compiti, funzioni e responsabilità
  • Condizioni di lavoro difficili
  • Tempi, metodi, orari, avvicendamenti, turni, ecc.
  • Fattori psicologici (stress, mobbing, ecc.)
  • Fattori ergonomici (posture, fatica, ripetitività dei movimenti, ecc.)
  • Analisi, pianificazione e controllo
  • Formazione, informazione e partecipazione
  • Norme e procedimenti di lavoro
  • Manutenzione e collaudi
  • Sorveglianza sanitaria

 

bullet Per ognuno dei rischi individuati:

  • misurazione dei fattori di rischio, stima o misura delle esposizioni (per esempio analisi ambientale e misurazione sui luoghi di lavoro in condizioni operative di sostanze chimiche di processo aerodisperse, polvere, microclima, campi elettromagnetici, radiazioni ionizzanti, vibrazioni, rumore, illuminazione, agenti virali e batteriologici, ecc.)
  • verifica delle misure di prevenzione e protezione già in atto e valutazione se ciò che si è già reso operativo o funzionale è sufficiente a coprire il rischio o le indicazioni legali e normative;
  • valutazione degli effetti che ne possono derivare. Se il rischio non è abbattuto si analizza la fase attiva per probabili frequenza (probabilità) di accadimento e gravità-danno (magnitudo) della conseguenza; tale indice darà anche l’ordine di priorità degli interventi;
  • identificazione di eventuali nuove misure di prevenzione e protezione ed individuazione di sistemi preventivi e protettivi di natura collettiva ed individuale da adottare;
  • pogramma attuativo delle misure. Progettazione, programmazione ed implementazione delle misure tecnico organizzative ritenute opportune per eliminare o ridurre il rischio
  • procedurazione dei nuovi sistemi ed individuazione delle figure responsabili (chi fa che cosa e quando)
  • nuova misurazione dei fattori di rischio e valutazione dell’efficacia dell’intervento adottato e, se necessario, nuova programmazione dell’intervento per ridurne ulteriormente l’impatto;
  • mantenimento dell’efficacia nel tempo anche se le condizioni di rischio sono state valutate adeguatamente trattate anche nella prima fase dell’analisi
  • monitoraggio nel tempo dell’efficacia e dei valori misurati (TLV, concentrazioni, ecc.)

 

bullet Vanno comunque ricercate le misure necessarie alla salvaguardia della salute e sicurezza di tipo:

  • tecniche, strutturali e di manutenzione o mantenimento in efficacia
  • procedurali, gestionali e organizzative, pianificando l’attività in modo che si svolga nelle migliori condizioni di sicurezza e di salute
  • formative, informative, comunicative e di coinvolgimento
  • sanitarie, ambientali ed ergonomiche
  • culturali e comportamentali

 

Combinazione dei fattori PROBABILITà e DIMENSIONE del DANNO conseguenti all’esposizione ai pericoli o fattori di rischio.

La valutazione dei rischi viene effettuata in relazione alla tipologia dei pericoli identificati utilizzando metodologie di analisi che consentano di stimare la probabilità di accadimento (P) e le conseguenze associate ai pericoli (M).

Su tale base viene poi identificata la necessità (R) o l’urgenza di adottare eventuali provvedimenti atti a rimuovere e/o attenuare i rischi.

La valutazione dell’indice di rischio R è effettuata mediante la valutazione delle sue componenti:

P = PROBABILITÀ DI ACCADIMENTO - FREQUENZA
M = MAGNITUDO - GRAVITÀ - CONSEGUENZA
Dove R = P x M

Facendo un esempio:

Analisi sull’accaduto del fattore P = FREQUENZA

1 - Improbabile - Non sono noti episodi già verificatisi.
2 - Poco Probabile - Sono noti solo rarissimi casi già verificatisi.
3 - Probabile - Già noto qualche episodio con danno.
4 - Altamente Probabile - Si sono già rilevati danni per la stessa situazione.

Analisi sulla probabilità di accadimento anche se l’evento non si è ancora manifestato.

Nel caso si voglia approfondire l’analisi anche con l’aspetto preventivo, integrando quindi il fattore “P” relativo all’accaduto, la stessa classificazione dovrebbe essere abbinata/integrata anche al livello di sorpresa che l’evento provocherebbe nei lavoratori addetti (figure esperte del lavoro) quando, il verificarsi del danno ipotizzato:

livello 1 - susciterebbe incredulità (assolutamente inatteso come accadimento);
livello 2 - susciterebbe grande sorpresa (inatteso ma con sospetto che qualcosa prima o poi possa accadere);
livello 3 - susciterebbe un moderato stupore (atteso nel suo accadimento ma non nell’immediato);
livello 4 - alla mancanza rilevata non susciterebbe alcun stupore (in altre parole l’evento sarebbe largamente atteso anche nell’immediato).

Questo secondo aspetto può essere visto dal RLS come un indicatore utile a capire se l’azienda ha inteso approfondire o meno l’analisi dei rischi anche nella loro attesa, piuttosto che sul solo accadimento.

M = GRAVITÀ:

1 - Lieve - Episodio con effetti rapidamente reversibili.
2 - Medio - Episodio con effetti reversibili nel tempo.
3 - Grave - Esposizione acuta e/o inabilità parziale.
4 - Gravissimo - Esposizione acuta, effetti letali o invalidità totale.

quadrato magico

 

Per avere una rappresentazione grafica orientativa, i due dati relativi a probabilità di accadimento e della gravità del danno vanno collocati in ascissa ed ordinata nella figura precedente. Moltiplicando tra di loro i rispettivi valori si ottiene un indice di priorità arbitrario (dove “dato ad arbitrio”, indica che trattasi di valore definito da esperienza personale o da oggettività e pratica applicativa e non da precisi riferimenti normativi o esterni) variabile da 1 a 16, come esempio indicato in figura, che aiuta ad identificare la necessità e l’urgenza per eventuali provvedimenti atti a rimuovere e/o ridurre i rischi.

A cui conseguono azioni (per esempio):

R = 16 - Azioni correttive da realizzare IMMEDIATAMENTE con sospensione dell’attività.
R = 12 - Azioni correttive INDILAZIONABILI da realizzare con URGENZA.
R = 9 - Azioni correttive da programmare con URGENZA.
R = 6 - 8 - Azioni correttive da realizzare in TEMPI BREVI (entro 30 giorni).
R = 3 - 4 - Azioni correttive da realizzare in TEMPI MEDI (entro 120 giorni).
R = 1 - 2 - Azioni correttive NON URGENTI da realizzare in TEMPI CONSONI (entro 1 anno).

Naturalmente gli assi del fattore Frequenza e Gravità possono essere indifferentemente collocati sull’asse orizzontale o verticale, come possono assumere anche livelli diversi dai 4x4 prima proposti. Difatti si possono costruire elementi di riferimento più precisi con 5 livelli per asse su più elementi di gravità (vedasi capitolo dedicato all’infortunio mancato ed alla sua segnalazione).

Per fare un esempio d’analisi, immaginiamo di trovarci di fronte ad una scala a rampa.

Se questa scala, che alla stesura del DVR non aveva alcun difetto, quindi è stata segnalata come rispettosa delle previsioni normative nella Check List generale, presenta un difetto (magari segnalato da un lavoratore al proprio superiore e al RLS) su uno scalino in grado di generare caduta (allentamento fermi, frattura del piano di calpestio o altro) il coefficiente di rischio, per esempio, potrà cambiare secondo il posizionamento dello scalino sulla rampa e la frequentazione giornaliera della stessa:

  • lo scalino è il primo a terra, se una persona dovesse cadere da questa altezza (~ 20 cm) potrebbe ricevere un danno che si colloca a magnitudo 2 (frattura, contusione o altro) o 3 (invalidità permanente derivata da lesioni più gravi) – la discrezionalità tra i due livelli potrebbe essere orientata da situazioni ambientali limitrofe, ovvero la presenza di ringhiera, eventuali ostacoli che potrebbero aggravare la caduta, presenza di tappeti, divieto ad usare scarpe con tacco alto, o altro);
  • lo scalino è al livello più alto della scala, in questo caso, in caso di caduta, è logico prevedere la probabile morte (evento letale) del malcapitato, quindi la magnitudo sarà indicata con certezza al livello 4;
  • la scala è frequentata raramente da personale manutentivo (accesso a sistemi di condizionamento, centraline elettriche o altro) quindi il dato probabilità di accadimento si orienterà sul 2;
  • se, invece, la scala è frequentata da molte persone al giorno il dato probabilità si orienterà sul 4.

 

A questo punto sarà necessario programmare sia l’intervento manutentivo-correttivo che la misura provvisoria, ovvero, pianificato (ricevuti i tempi tecnici) immediatamente l’intervento risolutivo:

  • se la scala è raramente frequentata, basterà transennare l’accesso, segnalare il divieto di accesso, e valutare se la data prevista di realizzo dell’intervento risolutivo cade prima di eventuali accessi manutentivi o se gli stessi possono essere posticipati; nel caso che l’accesso debba comunque verificarsi, solamente nel caso che il gradino in questione sia quello più basso e l’allestimento di opere provvisionali alternative possa risultare antieconomico per l’unico accesso previsto, potrà probabilmente essere sufficiente accompagnare il manutentore ed agevolarlo nella manovra di “saltare” lo scalino stesso sia durante la salita che la discesa; naturalmente se il gradino è collocato in alto andrà comunque analizzata a fondo l’alternativa tra il posticipo dell’intervento o l’allestimento di opera provvisionale idonea;
  • se la scala è utilizzata frequentemente, oltre alla transennatura e segnaletica appropriate sarà il caso di avvertire tutto il personale interessato della situazione, indicare la via di accesso alternativa se presente o predisporla se assente, magari con opera provvisionale adeguata. 

 

Per fornire un sintetico ma utile quadro d’insieme di quanto previsto
per l’applicazione dell’art. 28 comma 3, ovvero: “rispettare le indicazioni
previste dalle specifiche norme sulla valutazione dei rischi contenute
nei successivi titoli del presente decreto” ecco un elenco dei Titoli
del decreto stesso e un’indicazione degli articoli in essi contenuti
che fanno riferimento alla valutazione dei rischi

TITOLO I – Principi comuni (61 articoli da 1 a 61)
TITOLO II – Luoghi di lavoro (7 articoli da 62 a 68)
TITOLO III – Uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale
(19 articoli da 69 a 87)
TITOLO IV – Cantieri temporanei o mobili (73 articoli da 88 a 160)
TITOLO V – Segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro (6 articoli da 161 a 166)
TITOLO VI – Movimentazione manuale dei carichi (5 articoli da 167 a 171)
TITOLO VII – Attrezzature munite di videoterminali (8 articoli da 172 a 179)
TITOLO VIII – Agenti fisici (41 articoli da 180 a 220)
TITOLO IX – Sostanze pericolose (45 articoli da 221 a 265)
TITOLO X – Esposizione ad agenti biologici (21 articoli da 266 a 286)
TITOLO XI – Protezione da atmosfere esplosive (11 articoli da 287 a 297)
TITOLO XII – Disposizioni in materia penale e di procedura penale (6 articoli da 298 a 303)
TITOLO XIII – Norme transitorie e finali (3 articoli da 304 a 306)

 

A questo punto, è opportuno fare alcune considerazioni.

bullet Le organizzazioni aziendali generalmente intervengono dopo l’evidenza del danno e faticano ad investire sull’attività preventiva se la questione non è vista come un investimento che possa dare ritorni materiali ed economici visibili, e tangibili, a breve termine. I ritorni finanziari e d’immagine sull’investimento per la sicurezza, sono sempre “impegnativi” ed hanno tempi di realizzo più lunghi (due aspetti spesso mal digeriti dagli imprenditori) perché subordinati a modifiche comportamentali e culturali umane ed i ritorni economici sono difficilmente evidenziabili nell’immediato o nei bilanci annuali. Per questo le valutazioni economiche sul medio e lungo periodo che non anticipano la rapidità evolutiva del mercato, non sono tenute in considerazione (il rispetto dell’uomo e la sua salute non sempre prescindono dalle leggi di mercato).

bullet L’attuale sistema legislativo, normando le attività di salute e sicurezza sul posto di lavoro, s’inserisce, purtroppo, su un concetto obsoleto (ma ben vivo e vitale) del lavoro stesso che vede, a fronte di una diversa e più partecipativa considerazione preventiva dei rischi, un contrapposto sistema di gestione “alla giornata” che non tiene in considerazione le conseguenze d’alcuni comportamenti errati (imposti e/o condivisi).

bullet Il sistema “verticale” della gestione del lavoro (la divisione in compartimenti stagni delle gerarchie lavorative e l’associazione del sapere al potere) ha sinora dato risultati estremamente deludenti, scarsamente produttivi ed in controtendenza con le nuove “filosofie” di mercato e legislative; la soluzione più facilmente percorribile e, per certi versi, redditizia rimane quella della “orizzontalizzazione” del lavoro, l’esperienza del singolo, a qualsiasi grado gerarchico esso sia collocato, deve divenire patrimonio di tutti ed il confronto, continuo e costruttivo, deve innescare un sistema che porti a modificare radicalmente l’approccio stesso al lavoro.

bullet In un mercato molto competitivo come quello moderno, le aziende hanno la necessità di ottimizzare la qualità del loro prodotto e dell’immagine di mercato - immagine non solo derivata dall’inserimento e collocazione del prodotto finito ma anche dal rispetto dell’ambiente e dell’uomo ad esso intrinsecamente legato, anche in considerazione dell’impatto da parte dell’azienda delle risorse utilizzate. In quest’ottica, diviene prioritario saper motivare il personale nell’eseguire l’attività quotidiana attraverso il coinvolgimento nella gestione, organizzazione e finalità del proprio lavoro, compreso il grado di protezione ritenuto opportuno e necessario (il troppo ed il troppo poco sono pericolosi e fuorvianti); questo significa prendere in considerazione un diverso approccio nella formazione, informazione, comunicazione e collaborazione con i lavoratori, investire sulle persone e sul team (inteso come gruppo di lavoro omogeneo), saperne valorizzare l’operato, ma soprattutto riuscire a coinvolgere e stimolare, tutto e tutti, su obiettivi chiari, comuni e condivisi.

bullet L’implementazione di corrette politiche preventive porta a risolvere i problemi agendo sulle cause e non sugli effetti, e questo con ritorni economici, qualitativi e professionali inimmaginabili.

bullet Spesso si trascurano, nella considerazione di sistemi protettivi collettivi ed individuali, ambienti di lavoro ritenuti privi di rischi quali, per esempio, gli uffici. Si pensi a quanto sia precisa (e obbligatoria), in questo ambiente, la valutazione ergonomica del posto di lavoro al videoterminale e la conseguente adozione di sedili adeguati, schermi protettivi anti riflesso, occhiali filtranti, la direzione ed intensità delle luci, la colorazione delle superfici, la possibilità di regolazione del posto di lavoro ed inclinazione dello schermo, eccetera e, per rimanere nell’ambiente lavorativo, quanto possa essere opportuna l’adozione di adeguate scalette per l’accesso ai piani alti delle scaffalature, la manutenzione periodica e disinfezione dei sistemi di condizionamento per eliminare microrganismi dannosi alla salute, soprattutto in riferimento ad una preventiva considerazione di allergie individuali, preventiva misurazione delle emissioni elettromagnetiche dovuta alla sommatoria delle micro emissioni di molti apparecchi elettrici in uso contemporaneo …

bullet Per modificare la struttura del terreno, su cui poi andranno a poggiare le fondamenta destinate a reggere tutto il sistema preventivo e protettivo, compreso l’utilizzo corretto dei DPI, bisogna, prima di tutto, cercare di modificare la mentalità (ed il modo d’approccio) che giustifica il comportamento sbagliato da parte di tutti gli “attori” aziendali.

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