IMMIGRAZIONE  - Guglielmo LOY
Loy: Il nuovo corso della pressione migratoria
Comprenderlo per poterlo governare
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29/01/2016  | Immigrazione.  

 

 

Il fenomeno migratorio è in profondo cambiamento: non comprenderlo e agire a colpi di propaganda di parte sta provocando gravi danni ai Paesi dell’Unione. 

 

L’anno scorso sono entrati in Europa oltre 1,1 milioni di profughi e migranti, un numero che, purtroppo, non è destinato a diminuire. La mancanza di strategia dell’Unione produce il fiorire di egoismi nazionali e scaricabarile di responsabilità tra gli Stati: per la UIL non è questa la strada da seguire se non si vuole che il rebus dell’immigrazione diventi la causa scatenante della fine dell’Unione europea stessa.

 

Tra le urgenze da affrontare la UIL indica la necessità di ricercare le cause della pressione migratoria (che sono certo i conflitti in atto, ma anche i forti squilibri nello sviluppo economico tra Nord e Sud). E’ urgente, in tal senso, che l’Europa si doti di una politica vera di supporto allo sviluppo e la pace in queste aree.

 

È, inoltre, necessario rimediare al fallimento del Regolamento di Dublino che scarica sui Paesi costieri l’obbligo di farsi carico dei rifugiati. Questo strumento potrebbe essere riformato introducendo il criterio della redistribuzione dei richiedenti protezione, misurato anche sulla base delle relazioni familiari prestabilite nei 28 Stati Membri; nonché sulla percentuale della loro presenza in quei Paesi. Il meccanismo potrebbe essere compensato con penalizzazioni economiche per gli Stati che si rifiutino immotivatamente di dare asilo a chi ne ha diritto.

 

Occorre, infine, aiutare gli Stati mediorientali e nordafricani, che già ospitano milioni di rifugiati, a migliorare l’accoglienza della gente in fuga, garantendo una dignitosa condizione della loro presenza in quelle aree, ed il rispetto dei diritti fondamentali. E’ questa una pre-condizione per evitare che milioni di altri esseri umani si riversino sull’Europa.

 

Sono queste le strade da percorrere per cercare di risolvere,  anche se con la dovuta gradualità, un tema complesso e la UIL, in particolare, invita la politica a evitare di  utilizzare le legittime preoccupazioni di molte persone per conquistare un facile consenso.

 

 

Roma, 29 gennaio 2016 

 

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