Immigrazione  - Ivana VERONESE
Immigrazione, quanto ha pesato sul voto alla Lega?
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28/05/2019  | Immigrazione.  

 

Voto e immigrazione. La lega al Nord non ha avuto più voti nelle province dove vivono più persone di origine straniera

 

Davide Mancino, www.ilsole24ore.com

 

Milano, 27 maggio 2019 - Le elezioni si sono compiute. Possiamo quindi cercare a quali fattori economici, sociali o culturali è associato il voto a diversi partiti. E questo vale anche e soprattutto per le europee appena concluse in Italia. Un risultato tanto polarizzato a livello geografico, con la Lega andata benissimo al Nord (e non solo) e il Movimento 5 Stelle con numeri migliori al sud – anche se certamente non al livello delle politiche 2018 – rendono l’economia e l’immigrazione i primi sospetti. L’idea ovvia è che la Lega sia andata meglio dove ci sono più immigrati, e il Movimento dove c’è più povertà. Ma è davvero così? E cosa dire invece del Pd e dei suoi elettori?

 

Per capirlo bisogna prima fare il piccolo esercizio di dividere l’Italia in due, fra nord e sud, e verificare se queste relazioni tengono. Dopo tutto non c’è troppo di che sorprendersi se il risultato è così spaccato a metà: anche se oggi è in sostanza un altro partito, la Lega ha comunque puntato per decenni solo sull’elettorato settentrionale e sui temi dell’autonomia. Vincere anche in fondo alla penisola è allora un’impresa che richiede tempo. In qualche modo, pure se al rovescio, lo stesso vale per il Movimento 5 Stelle che non ha mai davvero sfondato al nord neppure al picco del successo. Considerare a parte le due aree consente, in qualche misura, di rimediare a questo problema.

 

L’idea che immigrazione e voto alla Lega siano strettamente legate suona bene in teoria, ma non regge alla prova dei numeri. Al Nord la correlazione fra i due fattori è praticamente inesistente.

 

D’altra parta basta ricordare il caso di Milano, città che da sola ospita circa il 5% di tutti gli stranieri che vivono in Italia. Se davvero ci fosse questo fattore, alla base del successo leghista, il capoluogo lombardo dovrebbe essere la roccaforte del partito. Eppure, ha ottenuto un risultato minore della media nazionale della Lega, e molto inferiore rispetto all’intera Lombardia.

 

é va così da oggi: è da tempo che i maggiori successi della Lega arrivano soprattutto fuori dalle principali regioni urbane. Questo, anche se con gradi diverse, vale spesso anche nelle altre grandi aree metropolitane – a Roma per fare solo un altro esempio – che d’altronde sono quelle dove vive la fetta principale della popolazione straniera immigrata in Italia.

 

Una possibilità è che il voto leghista più che all’immigrazione in sé sia legato alla sua percezione. Già dopo le politiche 2018 era emerso che nelle aree dove l’immigrazione veniva considerata un problema – a prescindere dai suoi numeri reali – i voti alla Lega erano stati di più. Anche un’approfondita analisi del professor Cristiano Vezzoni dell’università di Milano, uscita per il Mulino nel volume “Vox Populi”, suggeriva l’esistenza di “una forte associazione fra intenzione di voto e atteggiamento verso gli immigrati”, con “gli atteggiamenti più negativi contro gli immigrati [che] si rilevano tra chi ha intenzione di votare un partito appartenente alla coalizione di centro-destra. Tra questi tuttavia esiste una significativa differenza, con gli elettori della Lega che sovrastano tutti gli altri elettorati”. Lo stesso Vezzoni ricorda d’altra parte che “è difficile sostenere che le opinioni degli italiani verso gli immigrati siano sostanzialmente peggiorate nel quinquennio 2013-2018 e che quindi gli elettori abbiano cambiato in massa il loro voto perché hanno cambiato atteggiamento verso gli immigrati. Gli italiani nel complesso erano già piuttosto ostili agli immigrati nel 2013. Non è quindi possibile spiegare il cambiamento con qualcosa che rimane stabile”. Si può invece   ipotizzare, conclude il ricercatore, “che ciò che è cambiato non è tanto l’atteggiamento, quanto la rilevanza data al problema immigrazione”, cosa di cui c’è chiara traccia nei dati disponibili. L’idea è allora che “l’emergenza non è dunque nella crescita degli afflussi o in un incattivimento dell’opinione pubblica verso i migranti, quanto nel diffondersi della percezione che l’immigrazione rappresenti un grave problema per il nostro paese”.

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