Studio Uil su incentivi nazionali all’occupazione  - Guglielmo Loy
Loy: aumentare la forbice di costi tra il contratto a termine e l’indeterminato
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25/09/2017  | Occupazione.  

 

 

Servizio Politiche Attive e Passive del Lavoro

 

 

POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO:

GLI INCENTIVI NAZIONALI ALL’OCCUPAZIONE

 

II RAPPORTO UIL

 

                                                                                                                               Aggiornato a settembre 2017

 

Introduzione

 

Guglielmo Loy – Segretario Confederale UIL

 

 

Questo elaborato vuole essere un aggiornamento del precedente Studio UIL sugli “incentivi nazionali all’occupazione” (diffuso a maggio scorso), con gli ultimi monitoraggi sui risultati dei più recenti incentivi quali “l’incentivo occupazione giovani” e “l’incentivo occupazione sud” e, a corredo, una fotografia dello stato della nostra occupazione osservabile attraverso i dati di flusso delle Comunicazioni obbligatorie, e i dati di stock forniti dall’Istat.

 

La necessità di favorire assunzioni a tempo indeterminato e l’inclusione del maggior numero di giovani nel mercato del lavoro sono ormai da anni tra le priorità delle politiche nazionali. Alcuni incentivi, almeno dal punto di vista quantitativo, hanno funzionato più di altri (come ad esempio l’esonero contributivo 2015 e 2016 e l’incentivo occupazione Sud che potrà essere utilizzato ancora per tutto il 2017 e sul quale, visti i risultati, si sta pensando a un rifinanziamento). È chiaro che queste misure non possono avere una valenza strutturale nel tempo, pena l’ingente carico sulla fiscalità generale, sebbene abbiano contribuito a stimolare occupazione di “qualità”.

 

I numeri parlano di circa 2,2 milioni di attivazioni/trasformazioni a tempo indeterminato con gli esoneri contributivi del biennio 2015 e 2016. Nel 2015 le attivazioni con contratto a tempo indeterminato sono cresciute del 44,5%, a fronte di una diminuzione delle altre forme contrattuali (anche dell’apprendistato per effetto di un esonero più concorrenziale in termini di costo contributivo). Si assiste anche ad una, inevitabile, riduzione del tempo determinato e delle collaborazioni (le quali scontano anche l’entrata in vigore di una normativa rivisitata più stringente).

 

La diversa modulazione delle caratteristiche dell’esonero del 2016 (non più totale, bensì ridotto al 40%), ci racconta un’ulteriore storia: il contratto di apprendistato diventa un concorrente più forte del tempo indeterminato in termini di contribuzione a carico del datore di lavoro e ciò, conseguentemente, si ripercuote su una flessione dei tempi indeterminati a vantaggio di una crescita dell’apprendistato. Ciò sarà maggiormente visibile dalle tabelle presenti alla fine di questo elaborato. Nei due anni l’incentivo è stato maggiormente utilizzato nel Nord e per assunzioni nella fascia 30-39 anni...

 

 

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