“Per il quarto anno consecutivo l’Italia è ultima in Europa per tasso di occupazione complessivo e per tasso di occupazione femminile, con un divario che raggiunge i 12,8 punti percentuali rispetto alla media dell’Unione europea. Questo non è un dato congiunturale, ma il segnale evidente di difficoltà strutturali del mercato del lavoro italiano”.
È quanto ha dichiarato la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese.
“Da tre anni l’Italia è ultima anche per tasso di occupazione nella fascia 15-29 anni, con una distanza di 6 punti percentuali dalla media europea. Sono circa 1,9 milioni i giovani NEET, esclusi sia dal lavoro che dai percorsi di formazione. L’occupazione part-time continua a essere fortemente sbilanciata, con il 75,6% dei contratti occupati da donne, spesso in condizioni di involontarietà e precarietà. Inoltre - ha aggiunto Veronese - nel 2025 i giovani sono appena il 12,8% degli occupati, mentre gli over 50 raggiungono il 41,9%: un disequilibrio che rischia di compromettere la sostenibilità futura del sistema produttivo e previdenziale. La situazione è ancora più critica nel Mezzogiorno, dove il tasso di inattività tocca il 43,6%, con punte drammatiche come il 48,3% registrato in Calabria. Questi dati - ha rimarcato Veronese - provano una progressiva espulsione dal mercato del lavoro delle fasce più fragili della popolazione e un loro difficile reingresso stabile e qualificato”.
“È necessario un intervento strutturale e condiviso sulle politiche attive del lavoro, gli investimenti nella formazione, la qualità dell’occupazione e la partecipazione femminile e giovanile. Il rischio - ha concluso Veronese - è quello di consolidare un modello di sviluppo fragile, diseguale e incapace di garantire diritti, dignità e futuro alle lavoratrici e ai lavoratori del nostro Paese”.
Roma, 17 aprile 2025




