“L’allargamento degli strumenti Zes all’intero territorio nazionale è una riflessione legittima, ma sarebbe, forse, più opportuno che venisse offerta una spinta determinante verso politiche di sviluppo economico utili a tutto il Paese”.
È quanto ha dichiarato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo.
“Quello che serve è una nuova strategia economica capace di garantire semplificazioni reali e certezza delle regole in tutto il Paese. Ciò, però, non deve tradursi in un’omologazione che finisce per penalizzare i territori che partono da condizioni strutturalmente più deboli. La Zes Unica, infatti, nasce per colmare i divari strutturali, non per livellare verso il basso. Inoltre, anche sul piano geopolitico ed economico, le scelte di oggi devono essere coerenti con il contesto europeo e con le dinamiche degli investimenti internazionali, che premiano stabilità, chiarezza normativa e politiche mirate”.
“Bisogna trasformare gli strumenti normativi in canali aperti e flessibili, capaci di dare respiro all’economia nazionale senza indebolire il ruolo del Mezzogiorno. Rafforzare la Zes Unica significa investire nella coesione territoriale e nella competitività dell’Italia - ha concluso Biondo - accompagnando il Paese nella fase delicata del post-Pnrr con scelte ponderate e orientate allo sviluppo, tenuto conto di un Sud globale in fase di crescita, rispetto al quale la Zes Unica e il Mezzogiorno possono rappresentare il traino alla crescita economica dell’Italia e dell’Ue”.
Roma, 21 gennaio 2026



