
“Dietro una debole crescita dell’occupazione (solo lo 0.2%) si nasconde un mercato del lavoro precario che lascia indietro giovani, donne e Sud”
E’ quando dichiarato dalla segretaria confederale della Uil, Ivana Veronse commentando gli ultimi dati Istat sull’occupazione.
“Se aumentano gli occupati tra gli over 50, il tasso di occupazione tra i 15 e i 34 anni continua a scendere, con un crollo verticale nella fascia tra i 15 e i 24 anni, in cui il tasso precipita al 17,1% (-1,6 punti in un anno). Parallelamente, esplode il tasso di inattività: sempre tra i 15-24 anni è del 79,2% (+2,9 punti). In Italia, i giovanissimi non solo non trovano lavoro, ma smettono persino di cercarlo. Inoltre, nonostante una lieve crescita dell’occupazione femminile (54,1%), il divario con gli uomini resta abissale (17 %). Sempre tra gli uomini l’inattività per motivi familiari è diminuita del 44%, mentre per le donne il dato resta immobile, confermando che il peso de lavoro di cura ricade ancora esclusivamente sulla popolazione femminile. Non a caso, sono oltre 3 milioni le donne inattive per motivi familiari, a fronte di appena 96 mila uomini. Nel Sud si registra il calo più forte di disoccupazione (-3,3 punti), ma è un dato illusorio perché non si traduce in lavoro di qualità, ma si trasforma in inattività che al Sud è al 44,8% (+1,7 punti), il dato più alto d’Italia. Infine, diminuiscono i dipendenti a tempo indeterminato e aumenta drasticamente il lavoro intermittente (+8,7% mila) che ha raggiunto il picco massimo dalla ripresa post-pandemia, concentrandosi soprattutto nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione. Cresce anche l’occupazione indipendente ma è spesso sinonimo di auto-impiego forzato o precarietà mascherata. In un simile quadro, di certo non aiuta l’ulteriore flessibilità concessa dapprima con il Collegato Lavoro e con gli ultimi provvedimenti. La nostra mobilitazione continuerà finché il lavoro non tornerà a essere sinonimo di dignità e stabilità per tutte e tutti”
Roma, 12 giugno 2026

