Il sindacato al tempo del coronavirus
MAGGIO 2020
Sindacale
Il sindacato al tempo del coronavirus
di   Gianni Cortese

 

L’esplosione della pandemia da Covid 19, inattesa e violenta, ha stravolto l’esistenza e le attività delle persone, proiettandole in una realtà in precedenza rappresentata solo nei film apocalittici. Purtroppo abbiamo imparato che, soprattutto, a causa della velocità di propagazione del virus, dovuta ai moderni sistemi di mobilità delle persone, ciò che sembrava inverosimile si è materializzato. In Piemonte, come in Italia, il Servizio Sanitario ha svolto e svolge un lavoro encomiabile, per merito degli operatori, che si sono trovati in prima linea contro un nemico sconosciuto, spesso senza dispositivi adeguati per proteggersi. Il tributo pagato è stato altissimo, considerando che i dati sul contagio in alcuni ospedali di Torino, riguardanti medici, infermieri, operatori socio sanitari sottoposti al test molecolare (tampone), durante la cosiddetta prima fase dell’epidemia, hanno fatto emergere una positività del 5,61% del personale esaminato. È evidente che le tante picconate ricevute negli ultimi anni, ad opera del governo centrale e di quelli regionali, hanno provocato un indebolimento del sistema, attraverso la riduzione del personale, la carenza di specifiche figure professionali a seguito di una errata programmazione formativa, la riduzione dei posti letto ospedalieri non compensata dal rafforzamento della rete territoriale, che ha mostrato fino in fondo la mancanza di collegamenti tra i cittadini, i medici di medicina generale, i servizi di sanità pubblica e gli ospedali. Le vittime, numerose (il Piemonte è la seconda regione in Italia per numero di morti), per lo più appartengono a quella generazione che ha fatto grande l’Italia dal dopoguerra, contribuendo al suo sviluppo economico, sociale, civile e democratico. Gli errori commessi nella gestione delle Residenze Sanitarie Assistenziali gridano vendetta per le tragiche ricadute sugli ospiti e sul personale. Vogliamo, perciò rivolgere il nostro ricordo e la nostra vicinanza a tutte le persone che hanno perso la vita per il COVID-19 e ai loro familiari che, spesso, non hanno potuto recare conforto.

Oggi ci interroghiamo sulla velocità delle varie fasi della ripresa delle attività economiche che, dal nostro punto di vista, devono essere saldamente ancorate alle dinamiche dei dati epide miologici, con l’obiettivo di contemperare salute e sicurezza dei lavoratori, valori primari, con la necessità della produzione di beni e servizi. I due protocolli nazionali in materia, i numerosi accordi di settore e i confronti aziendali e territoriali devono fornire garanzie certe per il raggiungimento dell’obiettivo. È evidente che dopo questa prima fase di interventi legislativi ed economici, finalizzati ad affrontare i numerosi e complessi problemi legati alle famiglie (comprensivi delle cadute di reddito e delle necessità di permessi straordinari), del mantenimento dei livelli occupazionali (massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali), delle necessità di accesso alla liquidità da parte delle imprese, sarà necessario prevedere un piano gigantesco per far ripartire il Paese, che risentirà in tutti gli indicatori economici e sociali degli effetti micidiali di un lockdown necessario, protrattosi per tante settimane. Gli interventi legati alla prima fase, peraltro, devono ancora essere affinati e resi più semplici nell’applicazione, perché la distanza tra la portata degli annunci e la reale consistenza applicativa è molto ampia. Per la ripartenza, che richiederà ulteriori ingenti investimenti, profonde riforme (a cominciare da quella fiscale) e una forte coesione sociale, bisognerà pensare seriamente ad un Patto credibile e solido tra decisori politici e parti sociali. La natura progressivamente diffusa dell’epidemia ha portato ad una maggiore consapevolezza e disponibilità dei paesi europei, anche se le resistenze e i distinguo sono lungi dall’essere piegati e gli sviluppi saranno un banco di prova significativo per misurare la reale solidarietà e la possibilità di programmare un futuro politico, economico e sociale per il “vecchio continente”. In questa fase molto complicata, le sedi della UIL in Piemonte sono sempre state aperte, con tutte le precauzioni dovute ai dipendenti, funzionari, dirigenti, volontari e cittadini, per garantire lo svolgimento delle prestazioni indifferibili, compresi gli accordi per l’attivazione degli ammortizzatori sociali, che hanno registrato sul fronte della cassa in deroga ritardi inaccettabili. Abbiamo provveduto alla sanificazione dei locali, all’allestimento dei divisori in plexiglass per i dipendenti e le portinerie, all’acquisto di mascherine, anche in versione usa e getta per visitatori/ utenti, di guanti monouso, di gel igienizzante e di colonnine di dispenser, alla prenotazione di termoscanner, prossimi alla consegna. In proposito voglio ringraziare la Segreteria Nazionale per il grande sforzo economico messo in campo per concorrere alla dotazione. In qualità di datori di lavoro abbiamo predisposto la cartellonistica necessaria e provveduto ad effettuare i corsi di formazione per tutti i dipendenti e i collaboratori, avvalendoci della società che si occupa della sicurezza e del medico competente.

I collegamenti, le riunioni, le informazioni e la documentazione hanno visto un ampliamento incredibile dell’uso dei mezzi di comunicazione e delle videoconferenze. Le riunioni da remoto con le Camere Sindacali Territoriali, le Categorie della UIL, gruppi di lavoro costituiti a supporto della Segreteria Regionale, si svolgono frequentemente. Sistematicamente ci siamo confrontati con la Regione, con la Sindaca del capoluogo, con il Prefetto, con le Associazioni datoriali e, perfino con Rettori animati dalla voglia di dare un contributo qualificato per affrontare le problematiche connesse alla progressiva ripresa. Abbiamo partecipato a numerosi programmi televisivi e a confronti, organizzando anche una conferenza stampa per il 1° maggio, al quale erano collegati una trentina di giornalisti. Insomma, siamo stati come sempre vicini alle persone, ancor più bisognose di assistenza e di consulenza per fronteggiare le difficoltà crescenti, abbiamo cercato di svolgere il nostro ruolo ricorrendo a modalità per buona parte diverse, ma con la stessa passione e, speriamo, competenza. Gli effetti dell’epidemia provocheranno danni ingenti alle persone e al sistema produttivo, aumentando le fasce del disagio e della povertà. Come era giusto che fosse, gli sforzi del Governo si sono concentrati sulle famiglie, sul lavoro (in particolare sugli ammortizzatori), sui problemi di liquidità delle imprese, questioni che vanno riprese eliminando ritardi e appesantimenti procedurali. Ora, ferme restando le priorità elencate, bisognerà occuparsi della programmazione degli interventi utili a una ripresa progressiva, in grado di recuperare la perdita di ricchezza, di salvaguardare l’occupazione, di sorreggere i settori strategici per il Paese e le esportazioni del made in Italy. Se la storia è maestra di vita, purtroppo sempre a corto di allievi, bisognerà imparare velocemente la lezione e rafforzare il nostro sistema sanitario, di protezione sociale, di istruzione e ricerca. Lo dobbiamo alle tante vittime, a tutti i cittadini e alle future generazioni!

 

 

* Segretario Generale UIL Torino e Piemonte

 

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