Le 5 tasse occulte sui consumi degli italiani. Una tassa ogni giorno della settimana
DICEMBRE 2019
Sindacale
Le 5 tasse occulte sui consumi degli italiani. Una tassa ogni giorno della settimana
di   Servizio Politiche Territoriali UIL

 

Non soltanto IRPEF, IVA, IMU, Addizionali IRPEF Regionali e Comunali, IRAP, Accise sui carburanti, Bollo Auto e chi più ne ha più ne metta. Nel Paese delle “100 tasse”, ve ne sono alcune “ignote”, che spesso i cittadini ignorano di pagare oppure non conoscono l’Ente che le incassa. Sono le 5 “tasse occulte”, che puntualmente troviamo sulle bollette del gas, della TARI, sull’Assicurazione oppure al momento di acquistare un’auto o uno scooter. Parliamo di imposte che sono delle vere e proprie “tasse sulle tasse”: Arisgam, IRBA, TEFA, IPT, Imposta RC Auto. Quanti conoscono questi acronimi? Eppure essi incidono direttamente sulle tasche dei cittadini. Secondo quanto calcola la UIL Servizio Politiche Territoriali per le Regioni e Province si tratta di un introito di 4,9 miliardi di euro.

 

Arisgam

È l’Addizionale Regionale sul consumo del gas metano sia per usi domestici che per usi industriali. È stata istituita nel 1990 (Presidente del Consiglio Andreotti e Ministro delle Finanze Formica). Il Decreto legislativo del federalismo fiscale prevede che è facoltà delle Regioni abolire tale imposta o sostituirla con altri tributi. È un’imposta addizionale che grava sul consumo di gas e metano per usi domestici ed industriali. L’entità del tributo viene stabilita dalle Regioni, che possono legiferare aumenti che vanno dal minimo di 5,50 euro ad un massimo a 30,98 euro ogni mille metri cubi di gas consumato. Da una analisi della UIL Servizio Politiche Territoriali, per le Regioni si tratta di un introito di 470 milioni di euro l’anno.

 

Imposta Regionale Benzina Autotrazione (IRBA)

A concorrere al prezzo (alto) dei carburanti, oltre alle accise nazionali vi è una tassa sconosciuta ai più: si tratta dell’IRBA, sigla stante per “Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione”. L’IRBA, riguarda le Regioni a statuto ordinario ed è stata introdotta nel 1990, si applica sulla benzina per autotrazione erogata dagli impianti di distribuzione ubicati nel territorio regionale, ivi compresi quelli destinati ad uso privato. La misura dell’IRBA è determinata in euro 0,0258 per litro di benzina (2,58 centesimi ogni 100 litri di carburante). Attualmente è in vigore solo in sette Regioni (Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Liguria, Marche).

 

Imposta provinciale di trascrizione

L’Imposta Provinciale di trascrizione è stata istituita con il D. lgs. 446/1997 e successive modificazioni (istituita da Visco nel primo Governo Prodi e confermata dal duo Tremonti – Calderoli con il federalismo fiscale). Si applica su tutte le formalità di trascrizione, iscrizione ed annotazione relative ai veicoli, richieste al Pubblico registro automobilistico (PRA) e su quelle che si basano sui titoli destinati alla pubblicità nel PRA (per esempio: l’iscrizione originaria o prima iscrizione di un veicolo nel PRA; l’iscrizione dell’ipoteca legale a favore del venditore o del sovventore del prezzo; l’iscrizione dell’ipoteca convenzionale a favore di altri creditori; i trasferimenti di proprietà del veicolo; la rinnovazione dell’ipoteca; la cancellazione parziale di una iscrizione dell’ipoteca). L’IPT si applica sulla base di una apposita tariffa che fino a 53 Kilowatt è un importo fisso che ammonta a 150,81 euro, al di sopra si pagano 3,51 euro per ogni kilowatt aggiuntivo. Ogni Provincia può deliberare l’aumento delle tariffe dell’imposta fino ad un massimo del 30%. Ben 89 province applicano la maggiorazione del 30%. Ad oggi, ad eccezione di Aosta, Bolzano, e Trento, che applicano la tariffa base, tutte le province hanno deliberato aumenti che vanno dal 10% (Matera), il 20% (Arezzo, Avellino, Bari, Benevento, Carbonia-Iglesias, Grosseto, Latina, Lecce, Pescara, Pordenone, Reggio Emilia, Siracusa, Vicenza), il 25% (Crotone, Ferrara e Sondrio), mentre la maggiorazione del 30% è applicata da tutte le altre Province tra cui Roma, Milano, Bologna, Genova, Torino, Cagliari, Venezia. Per le Province si tratta di un introito, di 1,7 miliardi di euro.

 

Imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile veicoli (RCA)

Dal 1999 (Governo D’Alema con Visco Ministro delle Finanze) è devoluto alle Province il gettito dell’imposta sulle assicurazioni RCA derivanti dalla circolazione. L’imposta si applica sulle polizze assicurative, nella misura del 12,50% del premio, dei veicoli a motore (esclusi i ciclomotori) dove hanno sede i PRA nei quali i veicoli sono iscritti e di macchine agricole nel cui territorio risiede l’intestatario della carta di circolazione. Il decreto sul federalismo fiscale (Governo Berlusconi), ha stabilito che, dal 2011 le Province possano modificare in alto ed in basso l’aliquota di base del 3,5% (aliquota massima 16%). Attualmente se si escludono 2 province (L’Aquila con il 14,5% e Aosta con il 9%), tutte le altre province applicano l’aliquota massima del 16%. Secondo i calcoli della UIL Servizio Politiche Territoriali, le Province incassano ogni anno circa 2,2 miliardi di euro.

 

Tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene dell’ambiente (TEFA)

Il tributo è applicato alle tariffe e/o alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. È stato istituito nel 1992 (Governo Ciampi e Ministro delle Finanze Visco, abrogato nel 2006 e riconfermato con il federalismo fiscale (Tremonti-Calderoli). Il tributo è commisurato alla superficie degli immobili assoggettati dai Comuni alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti (TARI) e soggetti passivi sono gli stessi sui quali grava la predetta tassa/tariffa comunale. L’aliquota è stabilita annualmente dalla Provincia. L’aliquota viene stabilita annualmente dalla Provincia con aliquota minima dell’1% fino ad un massimo del 5%. Attualmente, secondo una analisi della UIL Servizio Politiche Territoriali, la stragrande maggioranza delle Province, applica l’aliquota del Tributo Provinciale Ambientale più alta (5%), tra cui Roma, Milano, Napoli, Bari, Torino, Genova, Firenze, Venezia, Palermo, Cagliari. Da questo tributo le Province ogni anno incassano 414 milioni di euro.

 

 

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