Oltre un’impresa su tre occupa almeno un lavoratore straniero. Nel complesso dell’economia italiana gli occupati stranieri sono oltre 2,5 milioni, pari al 10,5% del totale. Turismo, agricoltura, manifattura ed edilizia sono i settori nei quali è più diffusa la presenza di personale straniero. E nelle assunzioni programmate dalle imprese per il 2025 quasi un ingresso su quattro riguarda lavoratori stranieri.
(redazionale) Roma, 07/10/2026 - Il lavoro straniero è ormai una componente strutturale del sistema produttivo italiano. A mostrarlo con particolare chiarezza sono i dati della dashboard sui fabbisogni di lavoratori stranieri, realizzata da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito del Sistema informativo Excelsior. Nel 2024 sono 508 mila le imprese italiane che occupano almeno un dipendente straniero, pari al 34,4% del totale delle imprese considerate da Excelsior. In altre parole, più di un’azienda su tre utilizza lavoro straniero. Nell’universo delle imprese analizzato dalla dashboard, i dipendenti stranieri sono quasi 2 milioni e rappresentano oltre il 13% del totale dei dipendenti. È un dato che va tenuto distinto da quello relativo all’intero mercato del lavoro italiano: secondo il XV Rapporto del Ministero del Lavoro, nel 2024 gli occupati stranieri complessivi sono 2 milioni e 514 mila, pari al 10,5% di tutti gli occupati. Le due percentuali, quindi, non sono in contraddizione: si riferiscono a universi statistici differenti.
La presenza nei settori produttivi - La rilevanza dell’apporto lavorativo dei migranti non riguarda soltanto il dato quantitativo. La presenza di personale straniero attraversa una parte molto ampia del sistema produttivo, anche se con differenze significative tra settori. È il turismo il comparto nel quale è più diffusa la presenza di personale straniero: il 48,5% delle imprese occupa almeno un dipendente straniero. Praticamente un’impresa su due. Segue a breve distanza l’agricoltura, silvicoltura e pesca, con il 46,6% delle imprese. Valori molto elevati si registrano anche nel manifatturiero, 42,3%, e nelle costruzioni, 40,4%. Sono percentuali che aiutano a comprendere quanto il contributo dei lavoratori immigrati sia diventato rilevante per il funzionamento di alcuni comparti fondamentali dell’economia italiana. Non si tratta soltanto di misurare quanti stranieri lavorano nel nostro Paese, ma di osservare quanto sia estesa questa componente della forza lavoro all’interno del tessuto imprenditoriale.
Agricoltura, un lavoratore su cinque è straniero - È soprattutto nell’agricoltura che emerge con evidenza il carattere strutturale del lavoro straniero. Nel 2024 i lavoratori stranieri rappresentano il 20% degli occupati del settore agricolo. Un dato ancora più significativo emerge dagli archivi INPS sui lavoratori dipendenti: i soli operai agricoli non comunitari sono 249.722, pari al 24,6% del totale degli operai agricoli dipendenti. Attenzione, dunque: il 24,6% non indica tutti i lavoratori stranieri, ma esclusivamente la componente non comunitaria degli operai agricoli dipendenti. Se la fotografia si sposta sulle imprese, il ruolo della manodopera immigrata appare altrettanto evidente: il 46,6% delle aziende dell’agricoltura, silvicoltura e pesca occupa almeno un lavoratore straniero. Quasi una su due. E la domanda continua a essere molto elevata. Nel 2025 le imprese del settore hanno programmato circa 185 mila entrate di lavoratori stranieri, pari al 42,9% di tutte le entrate previste in agricoltura, silvicoltura e pesca: la quota più alta tra i principali comparti dell’economia italiana. Sono numeri che mostrano come il contributo dei lavoratori immigrati non sia più semplicemente integrativo o circoscritto ad alcune campagne stagionali. In molte aree e produzioni agricole costituisce ormai una componente essenziale dell’organizzazione del lavoro e della capacità produttiva delle imprese.
Le differenze territoriali - Anche la distribuzione territoriale è significativa. La quota di imprese che occupano personale straniero raggiunge il 48,2% in Trentino-Alto Adige, il 44,8% in Emilia-Romagna e il 43% in Toscana. In Lombardia si attesta al 41,5%. La presenza risulta dunque particolarmente consistente nelle aree economicamente più dinamiche e nei territori caratterizzati da una forte concentrazione di attività turistiche, agricole, manifatturiere e delle costruzioni.
Nel 2025 quasi un’assunzione programmata su quattro è straniera - Ancora più indicativo è quanto emerge guardando alle esigenze espresse dalle imprese per le nuove assunzioni. Secondo i dati previsionali Excelsior relativi al 2025, sono state programmate oltre 1,3 milioni di entrate di lavoratori stranieri, pari al 23,4% del totale delle entrate previste. Significa che quasi un ingresso programmato su quattro riguarda personale straniero. Il peso cambia notevolmente a seconda del comparto. In agricoltura, silvicoltura e pesca la quota raggiunge il 42,9%, circa 185 mila entrate. Nel tessile, abbigliamento e calzature arriva al 41,8%, circa 40 mila, mentre nelle costruzioni è del 33,6%, con circa 184 mila entrate programmate. Anche nei servizi la domanda è consistente. Nei servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone sono previste circa 120 mila entrate di stranieri, pari al 26,7% del totale del settore. La stessa incidenza, 26,7%, si registra nei trasporti, logistica e magazzinaggio, con oltre 100 mila entrate. Il turismo, pur presentando un’incidenza sulle nuove entrate più contenuta, pari al 24,8%, è il comparto che in termini assoluti esprime la domanda maggiore: quasi 290 mila lavoratori stranieri. Turismo, agricoltura, costruzioni, servizi operativi e trasporto-logistica concentrano insieme il 65% di tutte le entrate di lavoratori stranieri programmate nel 2025.
Le professioni più richieste - La composizione delle professioni richieste consente di capire ancora meglio dove il sistema produttivo italiano manifesta maggiore bisogno di manodopera straniera. Al primo posto figurano esercenti e addetti alle attività di ristorazione, con circa 231 mila entrate programmate. Seguono il personale non qualificato nei servizi di pulizia, 137 mila; il personale non qualificato dell’agricoltura e della manutenzione del verde, circa 106 mila; gli addetti allo spostamento e alla consegna delle merci, 86 mila; gli addetti alle vendite, 75 mila; e gli operai specializzati delle costruzioni e della manutenzione delle strutture edili, 73 mila. La fotografia è molto netta: una parte significativa della domanda di lavoro straniero continua a concentrarsi nelle qualifiche operative e manuali e nei comparti nei quali le imprese incontrano maggiori difficoltà nel reperire personale.
Una componente strutturale del sistema produttivo - I numeri della dashboard suggeriscono una riflessione che va oltre la sola dimensione statistica. Se il 34,4% delle imprese occupa già almeno un lavoratore straniero e se il 23,4% delle entrate programmate riguarda personale straniero, l’immigrazione per lavoro non può più essere considerata esclusivamente come una risposta occasionale a emergenze o carenze temporanee. È ormai una componente strutturale del mercato del lavoro. E lo è ancora di più in un Paese che deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione, la riduzione delle nuove generazioni che entrano nel mercato del lavoro e le difficoltà delle imprese nel reperire personale in numerose professioni.
Ma c’è anche un secondo tema a cui la UIL tiene particolarmente. L’importanza quantitativa raggiunta dal lavoro straniero deve accompagnarsi a una maggiore attenzione alla qualità dell’occupazione: regolarità dei rapporti di lavoro, applicazione dei contratti collettivi, retribuzioni, formazione, sicurezza, riconoscimento delle competenze e possibilità di crescita professionale. Il rischio, altrimenti, è quello di consolidare una segmentazione del mercato del lavoro nella quale i lavoratori immigrati vengono utilizzati soprattutto per coprire le posizioni meno qualificate, meno retribuite o meno attrattive. Da questo punto di vista, i dati Excelsior pongono anche una questione sulle politiche migratorie. La programmazione degli ingressi dovrebbe essere sempre più collegata ai fabbisogni effettivi del mercato del lavoro, superando una gestione prevalentemente quantitativa e burocratica dei flussi.
I dati Unioncamere-Ministero del Lavoro indicano la necessità di compiere un salto di qualità: considerare il lavoro dei cittadini stranieri non come una componente accessoria, ma come una delle risorse sulle quali poggia già oggi una parte significativa dell’economia italiana. E il dato forse più efficace per rappresentare questa realtà rimane il più semplice: 508 mila imprese italiane, più di una su tre, hanno già almeno un lavoratore straniero alle proprie dipendenze.
Fonti: Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Dashboard interattiva sui fabbisogni di lavoratori stranieri; Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, XV Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”. Dashboard interattiva sui fabbisogni di lavoratori di stranieri


