IMMIGRAZIONE  - Santo BIONDO
Doppia appartenenza e lavoro: in Toscana gli immigrati “integrati” hanno più stabilità occupazionale
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08/04/2026  | Sindacato.  

Firenze, 08/04/2026 (redazionale) Un legame forte sia con la cultura italiana sia con quella d’origine non è un ostacolo all’integrazione, ma anzi può rappresentare un vantaggio concreto nel mondo del lavoro. È quanto emerge da una ricerca condotta nel 2024 in Toscana da Odo Barsotti e Moreno Toigo, che riapre il dibattito sulle politiche migratorie superando la tradizionale contrapposizione tra assimilazione e multiculturalismo.

Lo studio si basa sui dati dell’indagine “Integrazione dei cittadini di origine straniera in Toscana”, promossa dall’Osservatorio Sociale della Regione Toscana insieme ad ANCI Toscana e realizzata dalla società Simurg, è stato pubblicato recentemente sul sito neodemos.org. Tra agosto e settembre 2024 sono state raccolte 1.325 interviste a cittadini stranieri in età lavorativa, tra i 16 e i 64 anni. L’obiettivo era verificare se la cosiddetta “doppia appartenenza culturale” – cioè il sentirsi parte sia della cultura italiana sia di quella del proprio Paese di origine – continui a rappresentare, come già rilevato in studi precedenti, una condizione favorevole per l’inserimento lavorativo. I ricercatori hanno classificato gli intervistati in quattro gruppi: “integrati”, “assimilati”, “separati” e “marginalizzati”. I primi, che rappresentano la larga maggioranza (69,7%), dichiarano un forte senso di appartenenza a entrambe le culture. Gli “assimilati” (14,3%) si identificano prevalentemente con quella italiana, mentre i “separati” (12,5%) mantengono un legame forte solo con la cultura d’origine. Infine, una piccola quota (3,5%) è costituita dai “marginalizzati”, che non si riconoscono in nessuna delle due. L’analisi dei dati evidenzia differenze significative nelle condizioni occupazionali tra i vari gruppi. Tra gli “integrati”, la probabilità di avere un lavoro stabile e regolare è nettamente più alta: gli occupati in modo stabile risultano quasi il doppio rispetto a chi si trova in condizioni di precarietà, irregolarità o disoccupazione...

 

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