(redazionale) Roma, febbraio 2026 - Le politiche di ingresso per lavoro sono oggi uno dei banchi di prova più delicati per i governi europei. In un continente che invecchia rapidamente e che registra carenze strutturali di manodopera in numerosi settori, la gestione dei flussi migratori non è più solo una questione di sicurezza o di controllo delle frontiere. È, prima di tutto, una questione economica e sociale.
Uno studio comparato della UIL analizza i principali modelli adottati in Europa – dall’Italia alla Germania, dalla Francia alla Spagna, fino ai Paesi del Nord e dell’Est – mettendo in luce differenze profonde nell’impostazione normativa e nei risultati concreti.
Non esiste un sistema unico. Ogni Paese ha scelto strumenti differenti: quote numeriche, soglie salariali, sistemi a punti, liste di professioni carenti, permessi stagionali, sponsorship aziendale. Dietro ogni scelta tecnica si nasconde una visione politica del lavoro migrante: forza da programmare, competenza da attrarre o presenza da controllare.
Il caso italiano: quote e click day - L’Italia fonda il proprio sistema sul Decreto flussi. Il Governo stabilisce ogni anno (o su base pluriennale) il numero massimo...
Roma, febbraio 2026


