“La portabilità del contributo datoriale dai fondi pensione negoziali verso quelli aperti e individuali è un atto ostile nei confronti dell’autonomia delle parti sociali e del ruolo della contrattazione collettiva: il contributo datoriale è parte integrante della retribuzione e non può essere sottratto al confronto sindacale”.
È quanto ha dichiarato il segretario confederale della Uil, Santo Biondo.
“Questa scelta favorisce logiche di mercato e strumenti finanziari con costi più elevati per i lavoratori, penalizzando i fondi negoziali che, invece, garantiscono trasparenza, governance condivisa e tutele maggiori. In un contesto di carriere discontinue e bassi salari, in cui la sola pensione pubblica non è più sufficiente, la previdenza complementare non può restare una tutela per pochi. Inoltre, anche l’adesione automatica per i neoassunti, seppur necessaria, rischia di svuotarsi e di ampliare le diseguaglianze, senza un sostegno incentivante per i redditi bassi e i lavoratori precari. È poi inaccettabile- ha rimarcato Biondo - che sia stato escluso il confronto con le parti sociali nella fase emendativa della manovra. Le misure sulla previdenza complementare nella Legge di Bilancio vanno, quindi - ha sottolineato Biondo - nella direzione sbagliata, sia nel merito sia nel metodo. Serve una riforma condivisa e organica che integri i due pilastri, pubblico e complementare, rafforzi la fiscalità incentivante, tuteli i redditi medio-bassi, istituisca una pensione di garanzia per i giovani, superi le disuguaglianze tra pubblico e privato e riconosca il valore del lavoro di cura. Solo così - ha concluso Biondo - potremo garantire una previdenza equa, sostenibile, che dia sicurezza e dignità alle lavoratrici e ai lavoratori”.
Roma, 15 gennaio 2026


