Guglielmo Loy: comunicato Stampa del 19/09/2016
OCSE: i Governi debbono affrontare l’ondata anti migratoria
OCSE: i Governi debbono affrontare l’ondata anti migratoria
19/09/2016  | Immigrazione.  

 

New York, 19/9/2016 – I paesi dell'OCSE devono affrontare la crescente reazione anti migratoria e rafforzare le politiche migratorie e di integrazione, e nel contempo promuovere la cooperazione internazionale, secondo il nuovo rapporto OCSE.

 

La quota di pubblica insofferenza anti migratoria è cresciuta, sospinta da preoccupazioni sulla sicurezza delle frontiere, sull’uso dei servizi pubblici locali da parte di stranieri e dalla convinzione che una parte di loro non si voglia integrare.

 

L’ International Migration Outlook 2016 sottolinea come sia necessaria un'azione sistematica e coordinata per affrontare con vigore queste preoccupazioni e sfruttare le molte opportunità che la migrazione offre alle economie e società destinatarie dei migranti.

 

"Troppe persone in troppi paesi stanno perdendo la fede nel modo in cui viene gestita la migrazione e la crisi dei rifugiati ha esacerbato tutto questo", ha detto Segretario Generale dell'OCSE Angel Gurría, rendendo pubblico oggi il rapporto a New York durante l'apertura annuale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.     

 

"L'analisi dell'OCSE rivela come l'immigrazione sia positiva nel medio e lungo termine per le finanze pubbliche, la crescita economica ed il mercato del lavoro. Per contrastare la crescente ondata di voci anti-immigrazione, i governi devono spiegare questi benefici ai cittadini, in modo chiaro e inequivocabile, così come anche intendono gestire questi flussi. Essi devono generare anche politiche migratorie e di integrazione più efficaci, al fine di massimizzare il contributo che i nuovi arrivati possono dare ai loro paesi."

 

L'Outlook dice che con più di un milione e mezzo di nuovi richiedenti asilo che arrivano nei paesi OCSE nel 2015, soprattutto in Europa, la crisi dei rifugiati ha portato ad un numero record di richiedenti protezione internazionale.

 

In termini assoluti, la Germania ha ricevuto il maggiore afflusso OCSE nel 2015, con 440 000 registrazioni formali e più di un milione di pre-registrazioni. Ma in termini relativi, la Svezia ha ricevuto la quota maggiore, equivalente all’1,6% della popolazione.

 

In Turchia, il numero di siriani con protezione temporanea ha raggiunto 2,7 milioni nel 2015. I dati più recenti disponibili mostrano che nella prima metà del 2016, circa 750.000 nuove registrazioni formali in materia di asilo sono state depositate nei paesi OCSE - più della metà dei quali in Germania .

 

Le misure di integrazione per richiedenti asilo e rifugiati sono state intensificate in molti paesi europei colpiti dalla crisi dei rifugiati. Le spese per corsi di formazione e di lingua sono significativamente aumentate in Austria, Finlandia, Germania, Norvegia e Svezia. Diversi paesi hanno ridotto i tempi di attesa per entrare nel mercato del lavoro o l'accesso precoce facilitato ai corsi di lingua e di valutazione delle competenze.

 

L'Outlook dice che anche nel 2015 i rifugiati hanno rappresentato una parte relativamente piccola dei circa 4,8 milioni di persone che si sono trasferiti verso paesi OCSE. Oggi, circa 120 milioni di persone che vivono nei paesi OCSE sono nate altrove e i nuovi migranti che si spostano verso paesi OCSE, rappresentano meno dello 0,5% della popolazione totale.

 

Oltre a fare maggiori sforzi sul fronte integrazione, in modo da trarre i massimi benefici dalla migrazione (e guarire gli scismi sociali che appaiono in alcuni paesi), l'OCSE sollecita un'azione su tre fronti:

 

  • Rispondere all'impatto locale della migrazione.  Grandi e improvvisi afflussi di migranti sono generalmente concentrati in aree specifiche e urbane - spesso quelle più socialmente svantaggiate. Questo mette sotto pressione i servizi locali, quali l'alloggio, i trasporti e l'istruzione. Gli arrivi di migranti poco qualificati possono talvolta avere anche un impatto sul mercato del lavoro per i residenti poco qualificati. Aumentare e migliorare la qualità dei servizi pubblici per affrontare questo è essenziale, così come far rispettare i salari minimi e le norme del mercato del lavoro.
  • Le sfide globali richiedono soluzioni globali. La cooperazione internazionale deve essere intensificata, con i Paesi diversi paesi dando contributi diversi.
  • I bisogni devono essere identificati e affrontati più rapidamente.  Crisi prolungate che spostano grandi numeri di persone,  generano contraddizioni  tra la necessità di trovare e finanziare soluzioni durature e la preferenza generale per le misure di protezione a breve termine. Una soluzione a lungo termine potrebbe essere quella di impostare gli standard minimi in termini di protezione a breve termine, e facilitare nel contempo un percorso verso la protezione più stabile, quando necessario. La comunità internazionale deve anche aumentare in modo significativo il suo impegno in termini di reinsediamenti.

 

- Read online

- Download PDF