Guglielmo Loy: comunicato Stampa del 01/12/2014
Immigrazione, crollano gli ingressi in Italia. Germania prima in Europa
Immigrazione, crollano gli ingressi in Italia. Germania prima in Europa
01/12/2014  | Sindacato.  

 

sole24ore09

 

di Marco Moussanet  

 

Parigi, 1° dicembre 2014 - Anche se il leggero miglioramento della situazione economica internazionale si è tradotta nel 2013, stando alle prime rilevazioni provvisorie, in un altrettanto lieve incremento dei flussi d'immigrazione nella zona Ocse (+1,1% a 3,82 milioni di persone), i dati che l'organizzazione parigina ha raccolto nel suo rapporto mostrano che la  crisi ha avuto in impatto fortissimo sul fenomeno, con una netta diminuzione tra il 2007 (4,47 milioni di ingressi) e il 2012 (-15%). 

 

Metà di questo calo è imputabile all'Italia, dove il numero di nuovi immigrati permanenti è passato da 572mila a 258mila, con una caduta del 19% tra 2012 e 2011 (solo la Spagna ha registrato una flessione maggiore) e del 55% tra 2012 e 2007. 

 

Il risultato è che l'Italia è passata dal terzo (dopo Stati Uniti e Spagna) al quinto posto nella classifica dei Paesi Ocse a maggiore immigrazione, alle spalle di Stati Uniti (oltre un milione), Germania (quasi 400mila), Gran Bretagna (286mila) e Francia (259mila). Italia (in negativo) e Germania (in positivo) rappresentano in maniera chiara ed evidente le connessioni tra andamento dell'economia e flussi immigratori. Basti dire che la Germania ha registrato un aumento del 38% tra 2012 e 2011 e del 72% tra 2012 e 2007. 

 

Quanto agli stock, l'Italia registrava a fine 2012 4,4 milioni di immigrati permanenti , pari al 7,4% della popolazione totale e al 10% di quella attiva (rispetto al 2,5% del 2001). Poco meno di un quarto (951mila) sono rumeni, seguiti da albanesi (437mila), marocchini (412mila) e cinesi (213mila), questi ultimi in forte aumento (sono al secondo posto negli ingressi del 2012, sia pure molto indietro rispetto ai rumeni). 

 

Il 58% degli immigrati ha un lavoro stabile. Ma l'Ocse sottolinea la presenza di alcuni fattori di rischio per l'Italia. Che ha una popolazione immigrata con il più basso livello di istruzione e la più forte polarizzazione del mercato del lavoro tra occupazioni dominate dagli immigrati (quelle mal pagate e con pochissime prospettive di carriera) e quelle dominate dagli autoctoni (in entrambi i casi è seconda solo alla Grecia). 

 

Sono quindi necessarie politiche più attente ai temi della formazione e dell'inclusione. «I numeri – spiega Stefano Scarpetta, responsabile Ocse per il mercato del lavoro – dimostrano quanto l'Italia sia poco attrattiva per lavoratori stranieri a qualificazione medio-alta. Bisogna rapidamente avviare politiche di correzione. Così come bisogna rendere il Paese più attrattivo per i nostri giovani ad alta professionalità, che rappresentano la gran parte dei 100mila italiani che emigrano e spesso non hanno alcuna ragione per rientrare». 

 

Infine l'emergenza sbarchi. Dopo una pausa nel 2012, l'immigrazione irregolare verso le coste italiane ha ripreso a crescere a ritmo impressionante: 43mila persone nel 2013, oltre 150mila nel 2014. L'Ocse auspica quindi una sempre maggiore collaborazione a livello europeo, su tutti i fronti, per cercare di gestire al meglio questi flussi.

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