«La decisione della maggioranza di respingere la proposta sulla riduzione dell’orario di lavoro dimostra, ancora una volta, che su temi così rilevanti il confronto rischia di restare intrappolato nella contrapposizione politica, invece di aprirsi a una discussione seria sul futuro dell’organizzazione del lavoro».
È quanto ha dichiarato la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo.
«La riduzione dell’orario di lavoro riguarda la qualità della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, l’organizzazione del lavoro e la distribuzione dei benefici delle innovazioni tecnologiche. La trasformazione in atto nei processi produttivi - ha precisato Buonomo - impone di superare modelli organizzativi ormai vecchi e di ragionare su soluzioni più moderne, per coniugare competitività, produttività e benessere delle persone. Per questo, sosteniamo il principio di lavorare meno, lavorare meglio e a parità di salari. Non si può pensare di prevedere una soluzione uguale per tutti i settori. Le modalità con cui realizzare la riduzione dell’orario - ha sottolineato la sindacalista della Uil - devono essere affidate alla contrattazione collettiva, che già in diversi ambiti sta sperimentando soluzioni differenti e che consente di tenere conto delle specificità delle attività produttive e dell’organizzazione del lavoro nelle imprese. Peraltro, la riduzione dell’orario non può essere confusa con una semplice rimodulazione o con la cosiddetta settimana corta, cioè con la redistribuzione delle stesse ore su meno giorni. L’obiettivo - ha concluso Buonomo - è una reale riduzione del tempo di lavoro, per contribuire a migliorare l’organizzazione del lavoro, a favorire nuova occupazione e a rafforzare l’equilibrio tra tempi di vita e tempi di lavoro: liberare il tempo per migliorare la qualità della vita».
Roma, 4 marzo 2026


