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Sandro Colombi: Video agente appeso conferma la tendenza a scaricare odio su dipendenti pubblici
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21/02/2021  | Sindacato.  

 

Si stanno levando forti proteste nei confronti di un “rapper”che ha caricato un videosu YouTube in cui viene mostrato un poliziotto appeso a testa in giù.

C’è chi invoca la censura e chipunizioni esemplari. Sul tema della libertà di parolami limito a dire che inuno Stato di dritto la criticae ildissenso non dovrebbero mai essere sopra le righe. E in questo sensoil “rapper”in questione ha sbagliato di grosso. Ha sbagliato perchénonha tenuto contro delleconseguenzedellesue azioni. Seminare un odio omicida è irragionevole epericoloso per tutti.

 

La libertà di parola è un principio sacrosanto, ma non può essere utilizzato per negareil rispetto che si deve alla vita altrui. In questo caso vanno discussi i termini dell’applicazionedi un principio a cui nessuno di noi vuole rinunciare. Mi rendo conto che si trattadi una discussione difficile, ma è inevitabile.

Fatta chiarezza su questo punto mi chiedo perché è potuta accadere una cosa del genere. Intanto va detto che da quando lo spettacolo è diventato un’industria,dare scandalo è un modo per attirare il pubblico, ottenere notorietà e metters iin tasca qualcosa. Non sappiamo quanto ancora funzioni, ma se qualcuno ci prova evidentementene ricava un profitto. D’altra parte lo spettacolo è prevalentemente un mondo di disoccupati e precari e ogni mezzodiventa lecito. Probabilmente simili provocazioni non verrebbero in mente a nessuno se nell’industria culturale il lavoro fosse meglio tutelato e garantito. Fermo restandochela madre dei cretini è sempre incinta.

 

Nell’inaccettabile comportamento di questo “rapper” vedo dunque parecchia disperazione. Ma mi faccio anche un’altra domanda: perché tutta questa violenza? Per bucare il video, e questo l’abbiamo costatato. Ma credo ci sia dell’altro: stiamo diventando una società di tutti contro tutti dove ognuno sceglie il proprio nemico da abbattere. Oggi il poliziotto, domani qualcun altro. E guarda caso spesso si tratta di lavoratori del pubblico impiegocome gli insegnanti, i vigili urbani, il personale sanitarioe il personale che garantisce la sicurezza dei cittadini. D’altra parte il dipendente pubblico è un bersaglio fin troppo facile: è in prima linea nel sociale.

 

Il“rapper” in questione ha la sua parte di responsabilità,e su questo non ci piove. Ma non è un estraneo a questo mondo, non è un alieno. È figlio di questa società. È un prodotto della sua cultura. Se è arrivato a fare quel che ha fatto è perché non si hanno più valori forti, è perché il rispetto dell’altro,anche se considerato un avversario, si è affievolito a tal punto da invocarnela morte. Il che, come ben sappiamo,è una scorciatoia infantile. E tuttavia quandosempre più spesso si legge di aggressioni a dipendenti pubblicioccorre assai più un interventopolitico che repressivo.

 

Il sindacato è pronto a fare la sua parte. Il governo? Ma i politici non sono gli unici che vorrei chiamare in causa. Penso anche a tanta stampa che si diletta a denigrare i dipendenti pubblici facendo perdere il senso della loro utilità sociale.

Quando la smetterete?

 

Sandro Colombi, Responsabile del Dipartimento Sicurezza Uil