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FILENI: IL LAVORO HA MILLE COLORI

15.06.2015

Provengono da 49 diversi Paesi - in testa Bangladesh, Romania, e India – e rappresentano il 54,4% degli occupati dell’azienda. E’ il composito mondo della Fileni, terzo produttore in Italia di carni avicole che dà lavoro, tra dipendenti e indotto, a circa 3 mila persone. La peculiarità dell’azienda è alla base della ricerca condotta dalla UILA-UIL che ha messo a fuoco, attraverso il punto di vista dei lavoratori, le caratteristiche positive e le criticità del rapporto territorio/azienda e gli aspetti legati alla convivenza tra persone di etnie e culture diverse e la loro percezione dell’ambiente lavorativo e sociale.

I dati sono stati illustrati a Cingoli, presso la sala del Consiglio Comunale, dal responsabile dell’ufficio studi della UILA Pasquale Papiccio e dalla responsabile del Coordinamento Immigrati della UILA Alice Mocci, alla presenza del Segretario generale Uil Marche Graziano Fioretti, dell’imprenditore Giovanni Fileni, del sindaco di Cingoli, Saltamartini, oltre che della Segretaria nazionale UILA-UIL Enrica Mammuccari, che ha concluso i lavori.

Il dibattito ha permesso di analizzare quanto emerso dell’esperienza dei 294 lavoratori intervistati nel corso del 2014, a partire dalla conoscenza della lingua italiana che – a parte il 25% che è madrelingua - il 32% ammette di non saper leggere e il 50% di non riuscire a scrivere. La maggioranza dei lavoratori intervista ha un basso livello di istruzione – il 69% ha conseguito l’obbligo scolastico  e il 49% ha abbandonato gli studi per motivi economici.

Circa un terzo degli intervistati vive in una casa di proprietà e chi non vive da solo in media la divide con altre tre persone, ma c’è anche chi vive in 10 sotto lo stesso tetto.

Il dato di maggiore insoddisfazione è la posizione reddituale: il 58% dichiara di avere un reddito annuo inferiore ai 10 mila euro, ma riferendosi probabilmente alla retribuzione al netto delle prestazioni di carattere sociale (indennità di malattia, maternità, infortunio, disoccupazione agricola, ecc) considerato che dai dati aziendali la media generale delle retribuzioni è di 17.200 euro, che nella suddivisione di genere penalizza le donne, con una media di 15.475€.

Al 55% di religione Cristiana si affianca il 39% di musulmani, per i quali non sono formalizzati spazi, fisici e temporali, per l’adempimento delle pratiche religiose.

Fra le donne impiegate, la maggioranza è assunta a tempo indeterminato, mentre nella percezione dei rischi nel luogo di lavoro le donne segnalano quali fattori maggiormente incisivi gli sforzi fisici, la postura e la temperatura/refrigerazione. Motivo di maggior insoddisfazione per gli uomini, invece, è l’organizzazione del lavoro, mentre in generale prevale un giudizio positivo nel rapporto con i colleghi, che indica in fondo una buona integrazione dei lavoratori tra di essi. Un po’ più complicato, infine, il rapporto con il territorio e i servizi: l’82% dei lavoratori si reca al lavoro con auto propria e in pochi conoscono ed usano il congedo parentale e i servizi per la cura di bambini, malati e anziani.

Per la UILA-UIL le principali problematicità che maggiormente impattano, o posso impattare,

con il benessere delle persone, possono trovare una soluzione con il contributo e l’impegno di tutti i soggetti del territorio ed arricchite con azioni della stessa Fileni, facendo annoverare l’impresa fra quelle più Socialmente Responsabili.

Gli ambiti di intervento possono essere sia le relazioni sindacali, sia il lavoro che il territorio, attraverso azioni di “riparazione” di situazioni interne ed iniziative di welfare sussidiario interne ed esterne all’ambiente di lavoro, che possono contribuire a migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle persone, riconciliando ambiti spesso difficili da far convivere e alimento del gap di genere che penalizza specialmente le donne. Ma ci sono interventi che richiedono il coinvolgimento e la stretta collaborazione di tutte le parti in causa: Amministrazioni pubbliche, azienda, sindacato ed altri soggetti economici dei territori coinvolti, quelli dove sono insediati gli stabilimenti dell’azienda e quelli (numerosi) dove vivono le maestranze.