Il Ministero del Lavoro ha recentemente reso disponibile, in formato digitale, il Rapporto al Parlamento sulla
Formazione Continua 2009, con il quale vengono descritte le politiche e i principali fenomeni in tema di formazione
dei lavoratori (per approfondimenti è possibile scaricare la versione digitale del Rapporto al Parlamento sulla
Formazione Continua 2009 dal sito Isfol www.eformazionecontinua.it).
Il Rapporto offre importanti informazioni per comprendere le dinamiche intercorse a fronte della crisi economica e le risposte che i diversi
attori del lavoro e della formazione hanno inteso dare per contrastarla.
Recenti indagini Isfol testimoniano infatti una sostanziale tenuta della formazione dei lavoratori come strumento di aggiornamento delle
competenze: nonostante la crisi sia avvertita trasversalmente da tutte le imprese, tra esse cresce il numero di quelle che considerano la
formazione come un mezzo per sostenere la competitività, all’interno di una strategia di prevenzione e rilancio, mentre sembra
residuale la concezione di impronta tipicamente “difensiva”, finalizzata a ricollocare il personale e mantenere i livelli occupazionali.
Dichiarano di subire gli effetti della crisi 8 imprese intervistate su 10 e ne soffrono in maggior misura tutti i settori esposti all’andamento
dei mercati internazionali (in particolare il turismo e il manifatturiero la cui produzione è destinata ai mercati esteri). Per quanto riguarda le
ripercussioni percepite, il calo del fatturato è indubbiamente l’indicatore maggiormente rilevato delle imprese del campione, a
cui spesso si accompagna quello degli ordinativi.
Le rilevazioni statistiche indicano come, nel periodo immediatamente precedente alla crisi, risultava ormai consolidata la quota delle
imprese che utilizzavano stabilmente la leva formativa: un’impresa su quattro con almeno un dipendente ha effettuato nel 2008
almeno un corso di formazione (interno o esterno). Solo tre anni prima tali imprese erano un quinto del totale. Nel periodo 2005-2008
si è quindi manifestata una crescita di quasi 7 punti percentuali, di cui la parte più consistente si è registrata
proprio fra il 2007 e il 2008.
Durante il periodo della crisi, un terzo delle imprese considerate dalla ricerca Isfol ha avuto proprio dipendenti coinvolti in iniziative
formative. Tale tenuta non presenta particolari scostamenti a livello territoriale; sono invece sensibili, come ovvio, le differenze nei
comportamenti rispetto alle dimensioni d’impresa: maggiore è l’incidenza tra le imprese medio-grandi e minore tra le
imprese artigiane. Ciò non assume tuttavia una rilevanza decisiva: nelle imprese di ridotta dimensione la formazione si esplicita
attraverso iniziative interne, prevalentemente gestite da proprie risorse e basate su modalità di affiancamento e di trasmissione
delle competenze non sempre codificate o codificabili.
Anche l’ulteriore crescita delle adesioni ai Fondi Paritetici Interprofessionali (pari all’8% dal 2008 al 2009) dimostra un
interesse per la formazione continua, non solo in termini di sostegno finanziario, ma anche di disponibilità di strumenti idonei
alla valorizzazione di quanto appreso direttamente sul lavoro. Questi ultimi, oltre ad essere elementi indispensabili per il singolo
lavoratore in un contesto in rapido mutamento, rappresentano la condizione essenziale per promuovere tra le imprese la consapevolezza
del valore strategico dell’apprendere.
I Fondi Paritetici Interprofessionali sono attualmente 18, con il recente ingresso del Fondo per i pubblici servizi, e contano su un
introito annuo che supera i 400 milioni di euro. Diversi tra essi hanno assegnato buona parte delle risorse a loro disposizione, ma
resta un utilizzo asimmetrico, spiegabile anche dal fatto che sono ancora molte le imprese che non li conoscono, paradossalmente anche
quelle che vi hanno aderito.
Per quanto riguarda gli adulti (occupati e non), nel 2008 cresce la loro partecipazione alle attività formative. In particolare,
per la formazione continua, l’incidenza dei lavoratori formati si attesta intorno al 42%, con un trend positivo pari, nel periodo
2004-2008, ad oltre 10 punti percentuali.
Tuttavia, il Rapporto evidenzia come restino irrisolti alcuni problemi caratteristici: nonostante la crescita della partecipazione
formativa non si attenuano le importanti differenze fra dipendenti pubblici, dipendenti privati e lavoratori autonomi; così
come restano immutati i problemi di pari opportunità nell’accesso alla formazione, dove età, genere, livello di
qualificazione e posizione professionale si manifestano come fattori determinanti nell’accrescere o diminuire la partecipazione.
Considerando che nel 2008, complessivamente, si è evidenziata una crescita dell’investimento pubblico e privato nella
formazione continua, è possibile affermare che le maggiori opportunità non sembrano essere state a vantaggio di
tutti. Ciò evidenzia pertanto la necessità di un più attento coinvolgimento degli attori sociali per
concorrere ad imprimere un impatto significativo sui problemi strutturali che interessano la forza lavoro.
(a cura di Pierluigi Richini – ricercatore ISFOL)