Merita qualche breve osservazione il trattamento riservato dalla legge finanziaria ai settori Università e Ricerca : settori tipici di investimento, destinati a rendere nel futuro quanto oggi speso per ricerca, innovazione ed alta formazione.
In una legge che, necessariamente, mira più al risanamento che allo sviluppo futuro, l’intervento per la ricerca consiste in circa 2 miliardi di euro. Uno di essi è destinato alle imprese ; l’altro, insieme, agli Enti pubblici di ricerca e alle Università pubbliche e private, attraverso il FIRST, fondo di nuova istituzione in cui confluiscono i precedenti FAR, FIR e FIRB.
Ma si tratta di 2 miliardi in 3 anni : per il 2007, in tutto, vi saranno circa 600 milioni di euro. Il “circa” è d’obbligo : non solo perché il FIRST non è ancora regolamentato e ci vorrà del tempo prima che cominci a funzionare e ad erogare finanziamenti ; ma anche perché non è dato ancora rendersi ben conto di quanta parte dei 300 milioni ora appostati sia dovuta alle somme destinate dalle finanziarie precedenti ai fondi confluiti in FIRST.
D’altro canto, i Fondi ordinari di funzionamento (FFO) vedono una piccola riduzione per gli Enti di ricerca e, per le Università, un sostanziale mantenimento delle quantità precedenti. Anche questo fa sì che le intenzioni di stabilizzazione dei precari rimangano, per il momento, allo stadio di promesse.
Su questa parte della legge finanziaria , dunque, non possiamo dichiarare il nostro pieno accordo.
Un punto che desta perplessità nel merito e nel metodo è, poi, il taglio del 50% degli automatismi di anzianità per i docenti universitari. Nel merito : perché non si ha riguardo agli effetti sulle buste paga, in particolare su quelle dei più giovani (quei cervelli di cui dovremmo evitare la fuga !). Nel metodo : perché il taglio avviene per se stesso, senza che il ricavato sia investito per acquisire nuove forze, assumendo i giovani e non più giovani precari, né per remunerare i docenti disposti a impegnarsi di più e meglio nell’interesse degli studenti.
Mancano, insomma, completamente i segnali di prospettiva e si rischia di dare l’impressione di una misura punitiva, più che di contenimento della spesa.