Centro Ascolto Uil Mobbing
 

 

 

 

 


Attività del Centro di Palermo

Il Centro di Ascolto UIL Mobbing di Palermo è nato nel dicembre 1999, a seguito della presa di coscienza della presenza nell'ambito lavorativo, di problematiche inerenti a vessazioni o pressioni psicologiche da parte del datore di lavoro o di colleghi che danneggiano il lavoratore creando pregiudizio alla sua salute.

Tale centro si colloca come "punto di riferimento" per coloro che svolgono la loro attività in un clima colmo di disagi, e fornisce consulenza legale e psicologica avvalendosi di esperti che analizzano i singoli casi  ed offrono un supporto morale e legale a tutti coloro che si trovano a dovere subire violenza o pressione psicologica sul luogo di lavoro.

Chi siamo

La Responsabile di tale Centro è l'Avvocato Pierangela Iandolino del foro di Palermo, che riceve presso il Centro sito in Via E. Albanese, 92/A tutti i mercoledì dalle 16.00 alle 19.00 che offre la sua esperienza giuridica, vaglia la possibilità di trovare le soluzioni più adeguate per la risoluzione delle problematiche, attraverso procedure conciliative e/o di transazione, o per via giudiziaria.

Il Centro si avvale anche di uno specialista in psichiatria e neurologia,         Dott. Giuseppe Sciacca, Coordinatore della unità operativa inclusione sociale e inserimento lavorativo per l'area della salute mentale della ASL 6 di Palermo e Coordinatore del nucleo di programmazione per il riuso dell'ex Ospedale Psichiatrico Pietro Pisani di Palermo.

Il termine

            Mobbing deriva dall’inglese “ to mob = aggredire, assalire “ con il quale si indicano quegli atti e quei comportamenti assunti da datori di lavoro, da funzionari gerarchicamente superiori o da colleghi e compagni di lavoro di pari grado che, per ragioni di concorrenza, gelosia, invidia o per altri motivi e sentimenti socialmente deprecabili, mirano in maniera sistematica, continuativa, palesemente premeditata, a danneggiare, screditare ed emarginare progressivamente un lavoratore, arrecandogli notevoli danni psicofisici, morali ed economici.

I danni da Mobbing

            Numerose sono comunque le affezioni riferite a interferenze da mobbing. Tra esse, in particolare: ipertensione arteriosa; tachicardia; tremore; sensazione di nodo alla gola; stanchezza e debolezza; insonnia; mal di schiena; mal di testa; difficoltà di concentrazione; iperidrosi; rossori incontrollati; abbassamento delle difese immunitarie. Inoltre i sintomi eterogenei di queste malattie rappresentano altretante vie di fuga dalla situazione conflittuale e frustrante che vive il lavoratore mobbizzato, tanto più vulnerabile quanto più debole è la sua personalità.   

Che Fare

Al quesito “ che fare ? “ per difendersi dal mobbing bisogna:

·         Sapersi ascoltare, e cioè riconoscere tempestivamente i segni del disagio fisico e psicologico;

·         Analizzare le situazioni che vengono vissute in maniera emotivamente distorta;

·         Prendere nota di ciò che accade , registrando puntualmente i fatti e i loro eventuali testimoni;

·         Non chiudersi in se stessi, comunicare i problemi ad amici e parenti, non soccombere di fronte al malessere;

·         Non lasciarsi intimidire e prepararsi a lottare, facendosi aiutare anche da medici, psicologi, sindacalisti, avvocati;

·         Tentare, sempre, la conciliazione con chi ha iniziato l’azione di mobbing, prima di agire in via legale.

Utenti del Centro

            L’utenza che si rivolge all’Organizzazione è principalmente di sesso maschile, di professionalità medio alta, culturalmente capace di riconoscere il fenomeno ed intenzionato a difendersi.

            La maggior parte lamenta la mancata applicazione, da parte del datore di lavoro, delle norme contrattuali ed in particolare riscontra effetti di demansionamento, trasferimento immotivati, denigrazione, ed esclusione dei processi lavorativi.

Lo scenario italiano

            Secondo il rapporto ILO del 1998, l’Italia risulta agli ultimi posti con una percentuale del 4,2% di casi di mobbing registrati.

In realtà a causa della mancata consapevolezza da parte delle vittime, si ritiene che gli italiani affetti da sindrome da mobbing siano circa un milione e mezzo.

I riferimenti legislativi e normativo

            Attualmente sono state presentate, nei due rami del Parlamento 6 proposte di Legge:

·         Camera: Proposta di Legge n. 1813, 9 luglio 1996

Cicu, Marras, Massidda, Liotta, Aleffi, Cuccu, Armosino, Bergamo, Burani, Procaccini, Cascio, Cosentino, Danesem Del Barone, Di Vella, Floresta, Giannattasio, Guidi, Pagliuca, Rosso, Tarditi.

·         Camera: Proposta di Legge n. 6410, 30 settembre 1999

Benvenuto, Ciani, Pistone, Repetto.

·         Camera: Proposta di Legge n. 6667, 5 gennaio 2000

Fiori.

·         Senato: Disegno di Legge n. 4265, 13 ottobre 1999

Tapparo, Battafarano, De Luca Michele, Duva, Gruosso, Manzi, Montagnino, Pelella, Piloni, Ripamonti, Smuraglia.

·         Senato: Disegno di Legge n. 4313, 2 novembre 1999

De Luca Athos.

·                     Senato: Disegno di Legge n. 4512, 2 marzo 2000

Tomassini, Asciutti, Bettamio, Bruni, Costa, De Anna, Germanà, Lauro, Manca, Manfredi, Piccioni, Porcari, Sella Di Monteluce, Terracini, Toniolli, Vegas, Ventucci.    

Le norme che possono essere utilizzate per difendersi dal mobbing sono l’Art. 32 e 41 della Costituzione, gli Art. 2043, 2049, 2087 del C.C., la Legge 300/1970, il Decreto Legislativo  626/94 che ha segnato il passaggio dalla tutela dell’integrità fisica del lavoratore alla tutela dell’integrità psicofisica del lavoratore.

Sentenze

            Attualmente le Sentenze nel nostro Paese sono:

·                     Cassazione 22/08/1997 n° 7884

·                     Tribunale di Roma 26/11/1998

·                     Tribunale di Catania 09/04/1998

·                     Cassazione 1998 n° 1761

·                     Cassazione 16/05/1998 n° 4952

·                     Cassazione 18/10/1999 n° 11727

·                     Trib. Sez. Lavoro di Torino 16/11/1999 n° 6/10 - 12/99

·                     Tribunale di Milano n° 122 3/2000

·                     Cassazione 8/01/2000 n° 143

·                     Cassazione 5/02/2000 n° 1307

·                     Cassazione  2/05/2000 n° 5491

La Storia

            Mi chiamo T. S.  sono laureata in farmacia dal 1984 e svolgo la professione di informatore medico scientifico.

Negli ultimi 10 anni ho lavorato alle dipendenze di una azienda farmaceutica dove sono stata assunta nel 1991. Nei primi tre anni di attività lavorativa ho svolto il mio ruolo con soddisfazione, raggiungendo i primi posti nelle graduatorie nazionali di valutazione.

La mia posizione prestigiosa ha cominciato a subire irreparabili cambiamenti, il giorno in cui ho deciso di dividere i miei interessi tra la gioia di svolgere una attività lavorativa che mi piaceva ed il desiderio di crearmi una famiglia. Mi è difficile dimenticare le persecuzioni e le offese alla dignità di donna, di dipendente e di madre.

Le continue critiche sul mio operato, unite all'assegnazione continua di carichi di lavoro eccessivi al rientro della maternità che non mi permettevano di svolgere il ruolo di madre e mi obbligavano a subire trasferte di lavoro anche durante il periodo di allattamento, gli ingiustificati provvedimenti disciplinari adottati nei miei confronti miravano ad annientarmi psicologicamente per portarmi alle dimissioni volontarie.

            L'anno scorso e precisamente nel maggio del 2000, la mia azienda è stata acquistata da una multinazionale del farmaceutico.

Questa azienda ha iniziato una politica mirata al licenziamento dei lavoratori provenienti dall’azienda assorbita,   ( circa 220 tra informatori medici ed area manager ), ma contemporaneamente ha assunto altri 430 dipendenti con le stesse qualifiche. Il clima venutasi a creare nel luogo di lavoro è diventato intollerabile anche perché le mie capacità professionali erano state sminuite. A seguito di tali eventi, sono rimasta sola a combattere una battaglia più grande di me, ho provato rabbia e continuo a trovare indifferenza da parte di una azienda che ha deciso di non inserirmi nella propria struttura, continuando a ledere la mia dignità e la mia professionalità di lavoratrice. Ho sempre cercato aiuto per risolvere la mia situazione, rivolgendomi agli organi politicamente competenti nel settore, alla commissione pari opportunità e ad altri organismi anche sindacali senza alcun risultato.

Il 14.02.2000 dopo sette anni di violenze morali e psicologiche che mi hanno segnato duramente, ormai rassegnata e demoralizzata ho deciso di rivolgermi al Centro di Ascolto UIL Mobbing di Palermo. Qui, ho trovato disponibilità al dialogo, competenza e capacità professionali adeguate del responsabile Avv. P. Iandolino e di  tutto lo staff del Centro, che si è attivato fornendomi tutti i supporti necessari, legale, psicologico e sindacale per la risoluzione del mio problema.

Bibliografia

La “Collana Mobbing”, Pitagora Editrice, Bologna, scritta e diretta da Harald Ege, presenta le linee fondamentali secondo cui è stato studiato il fenomeno del mobbing, ed i risultati delle ricerche condotte in Italia dall’equipe di PRIMA Associazione Italiana contro Mobbing e Stress Psicosociale. Le pubblicazioni: 1996 – Mobbing: che cos’è il terrorismo psicologico sul posto di lavoro; 1997 – Il Mobbing in Italia: introduzione al Mobbing culturale; 1998 – I numeri del Mobbing: la prima ricerca italiana; 1998 – Stress e Mobbing.

 “Cattivi capi, cattivi colleghi: come difendersi dal mobbing e dal nuovo capitalismo selvaggio”, di Alessandro e Renato Gilioli, 2000, Mondadori.

 “Il mobbing: il marketing sociale come strumento per combatterlo”, di Ascenzi e Bergagio, 2000, G. Giappichelli editore, Torino.

 “Mobbing vessazioni sul lavoro”. Di M. Bona G. Monateri e V. Oliva, 2000 Giuffrè editore.