La questione abitativa: un freno allo sviluppo

UN'indagine conoscitiva del problema della casa

Un numero crescente di persone e di famiglie è oggi direttamente toccato, in Italia ed in Piemonte soprattutto nelle aree metropolitane, dal problema della casa, e per molti di essi assume i contorni di una vera e propria emergenza.

Affrontare la questione abitativa significa, in primo luogo, rispondere alle aspettative di chi soffre direttamente della mancanza di un'abitazione dignitosa . Sarebbe riduttivo, tuttavia, pensare che la questione abitativa riguardi solo un numero limitato di persone: la percentuali di individui che si trovano ad affrontare il problema legato alla mancanza di un'abitazione – adeguata e dignitosa – è in continua crescita.

La questione abitativa, incidendo sulla coesione sociale e sulla competitività, ha un impatto complessivo sullo sviluppo delle città e sulla crescita del paese.

E' sufficiente a questo proposito ricordare:

  • L'effetto della mancanza di abitazioni disponibili per la formazione delle nuove famiglie , con il conseguente ritardo nei processi di autonomizzazione dei giovani;

  • L'effetto paralizzante della questione abitativa sul mercato del lavoro e in particolare sulla mobilità abitativa per motivi di lavoro;

  • Il blocco dell' ”ascensore sociale”, cui contribuisce l'indisponibilità di alloggi a prezzi ragionevoli per gli studenti universitari , nonché le difficoltà, per Università e Istituti di Ricerca, di attrarre “intelligenze” dall'Italia e dall'estero presso le proprie sedi;

  • il crollo demografico che pone l'Italia tra i paesi con il più basso tasso di nascite in europa;

Pochi accenni sono sufficienti a sottolineare, inoltre, come la questione abitativa rappresenti oggi una delle determinanti per la vita delle città e la loro coesione sociale:

  • l'abbandono da parte dei residenti dei quartieri centrali delle città e l'aumento del pendolarismo, con la conseguente crescita di quartieri dormitorio nelle cinture delle aree urbane;

  • le condizioni di sovraffollamento abitativo vissute in particolare da stranieri di recente immigrazione e il formarsi, nelle città, di enclave mono-culturali e mono-etniche;

  • il dilagare del mercato nero degli affitti , con situazioni di illegalità diffusa,

  • l'estendersi di baraccopoli e di alloggi di fortuna;

  • il peso, talvolta determinante, giocato dall'aumento del costo degli affitti e dei mutui sui processi di impoverimento delle famiglie .

Dal punto di vista dei governi locali, non si può che rilevare come la questione abitativa condizioni il presente e il futuro delle città, giocando un ruolo cruciale nel ridisegno complessivo del tessuto urbano, nei suoi aspetti sociali, economici e demografici.

 

 

Le politiche abitative.

In Italia vi è un alto numero di famiglie proprietarie di casa. Questo dato ha senza dubbio contribuito, per molti anni, alla mancata considerazione della questione abitativa come questione emergente nell'agenda politica nazionale.

In presenza di un trend demografico stabile o in decremento, la questione abitativa è parsa piuttosto come un problema residuale di interesse di un numero di persone sempre più limitato.

Dalla metà degli anni '90, alcuni fatti sono intervenuti a cambiare radicalmente la situazione:

  • l'aumento vertiginoso del prezzo delle case e degli affitti rispetto ai redditi e ai consumi delle famiglie;
  • la nuova domanda di case derivante dal forte aumento del numero dei nuclei familiari (di dimensioni sempre più ridotte);

  • una nuova e irruente domanda abitativa legata ai flussi migratori.

 

L'emergenza si è manifestata, sul territorio, con fenomeni quali l'aumento del numero di sfratti per morosità ; la crescita, nelle aree urbane, di alloggi di fortuna e baraccopoli ; la crescita di disagio sociale diffuso, di processi di indebitamento e di impoverimento delle famiglie: si tratta di fattori che hanno portato a far inserire la questione abitativa all'interno dell'agenda nazionale.

Di fronte ad un problema complesso come quello abitativo è necessario mettere in campo una pluralità di interventi , con il coinvolgimento di tutti gli attori, anche in considerazione dei diversi target da raggiungere.

La risposta al disagio abitativo non può che essere articolata lungo una strategia plurilivello, volta a:

  • definire strumenti normativi e fiscali finalizzati a facilitare l'affitto, promuovendo il pieno utilizzo del consistente patrimonio sfitto esistente e l'emersione degli affitti in nero;

  • potenziare il sostegno alle famiglie in condizioni di difficoltà economica e prevenire gli sfratti per morosità attraverso contributi per l'integrazione all'affitto (i buoni casa);

  • promuovere interventi di riqualificazione e di rigenerazione urbana ;

  • conferire agli enti locali patrimonio immobiliare da rendere disponibile;

  • rilanciare l'offerta abitativa per le fasce sociali più povere con l'edilizia residenziale pubblica a canoni sociali;

  • facilitare l'accesso al mercato dell'affitto per famiglie in grado di pagare un affitto moderato attraverso il “social housing”.

 

Cos'e' il “social housing”.

Non facile dare una definizione di social housing , dal momento che questo termine viene utilizzato in modo molto diverso nei paesi europei.

La definizione estensiva di social housing , e comunemente accettata, è quella proposta dal Cecodhas (Comitato europeo per la promozione del diritto della casa), per il quale l' housing sociale è “l'insieme delle attività atte a fornire alloggi adeguati, attraverso regole certe di assegnazione, a famiglie che hanno difficoltà nel trovare un alloggio alle condizioni di mercato perché incapaci di ottenere credito o perché colpite da problematiche particolari”.

In Italia, comunemente, al termine social housing si attribuisce un significato più circoscritto, dal momento che viene utilizzato per indicare quegli interventi di politica abitativa di interesse pubblico che vanno oltre i confini tradizionali delle edilizia residenziale pubblica e che vedono il concorso di soggetti privati e non profit.

 

Costo degli affitti e incidenza sul reddito.

Nel corso degli anni il costo degli affitti ha teso ad incidere progressivamente in modo sempre più accentuato sul reddito. Nel periodo 1991-2009, a fronte di una crescita delle disponibilità familiari nell'ordine del 20,8%, l'incremento dei canoni di mercato nelle aree urbane è risultato addirittura pari al 66,7%.

Il dato è ancora più preoccupante se si considera che accedono al mercato dell'affitto prevalentemente famiglie meno abbienti. Considerando la distribuzione per quinti di reddito familiare equivalente, si osserva come le famiglie in affitto si concentrano (nel 59,2%) nelle due fasce più basse di reddito, mentre l'incidenza degli affitti nella fascia più alta raggiunge solo il 7,2%.

Esiste una concentrazione degli affitti nel centro e nelle periferie delle aree metropolitane (47,5%), senza una differenza notevole tra nord, centro e sud.

Riferendoci al mercato dell'affitto, non si può non sottolineare come il mercato italiano sia caratterizzato da un forte tasso di evasione totale o parziale negli affitti. Anche nei contratti registrati, vi è una pratica comune di dichiarazioni di canoni inferiori a quelli effettivamente percepiti, in modo da evadere parte dell'imposta.

Le domande sociali dell'abitare.

La questione abitativa investe un numero crescente di persone. Due sono le grandi aree di disagio abitativo che si possono individuare.

  • la prima area è costituita da chi è colpito da una emergenza abitativa assoluta , e non dispone della possibilità di vivere uno spazio dignitoso e sicuro.

  • la seconda area comprende invece persone che non sono in condizione di precarietà assoluta, che spesso dispongono anche di un reddito o di una pensione, ma che comunque non sono in grado di sostenere l'attuale mercato della casa . Per quest'area di persone, la questione abitativa rappresenta un fattore di freno nell'autonomizzazione dei giovani, nello spostamento per motivi di studio e di lavoro, nei progetti genitoriali) e un grave fattore di rischio di fronte ad eventuali imprevisti (uno sfratto, una separazione familiare, o la fine di una coabitazione….

L'emergenza abitativa assoluta.

Vi è in Italia un'area di persone che vive una condizione di assoluta emergenza abitativa: persone e famiglie senza tetto o ricoverate in alloggi di fortuna . Manca, allo stato attuale, un dato quantitativo certo sul numero di persone che si trova in queste condizioni, dal momento che l'ultima ricerca censimentaria nazionale sulle persone senza dimora risale al 2000 e ha riguardato esclusivamente le persone trovate a dormire su strade e in dormitori.


Una più recente ricerca, realizzata nel gennaio 2008, ha portato a censire tra le 70 mila e le 120 mila persone in Italia che vivono questa condizione di assoluta precarietà abitativa.

E' evidente come le stime siano condizionate dal modo in cui si definiscono i contorni dell'emergenza abitativa . A livello europeo si è lavorato alla definizione di una metodologia unitaria di rilevazione dei dati. Secondo questa classificazione si considerano in condizione di emergenza abitativa, a diversi livelli di intensità, le persone prive di qualsiasi tipo di alloggio (“senza tetto”) , quelle che sono ospitate in centri di accoglienza temporanei, chi vive in strutture del tutto inadeguate (impianti industriali inadeguati, automobili, roulotte,….) chi vive in alloggi occupati senza titolo, chi vive in condizioni di grave affollamento e chi si trova a rischio di sfratto imminente.

Queste condizioni di precarietà abitativa assoluta sono vissute da persone e famiglie con situazioni estremamente diverse, molto lontane dallo stereotipo classico dei “clochard”.

Da rilevare come molti operatori sociali segnalino la presenza crescente nell'ambito dei circuiti di accoglienza, di persone che sono “scivolate” repentinamente da una condizione di relativa tranquillità ad una condizione di povertà estrema proprio a causa del problema abitativo (per uno sfratto, per una separazione familiare) e non sono in grado di ri-accedere al mercato della casa.

In quest'area di forte disagio sociale, il problema dell'abitare si configura come necessità, in primo luogo, di garantire un'accoglienza immediata , sia pure di emergenza, per assicurare una sistemazione anche transitoria alle persone e alle famiglie in assoluto più fragili.

Dall'altro lato, il problema è quello di garantire nel tempo il diritto ad una abitazione per chi si trova in condizioni economiche effettivamente critiche e non è nelle condizioni di pagare un affitto, se non estremamente modesto. Una domanda sociale, dunque, sulla quale intervenire prioritariamente attraverso il rafforzamento della offerta abitativa pubblica di edilizia residenziale.

L'area “grigia” del disagio abitativo.

Il disagio abitativo non riguarda però solo le fasce in assoluto più deboli della popolazione. Vi è una vasta area, che potremmo definire “grigia”, di persone che si trovano a fronteggiare il problema abitativo pur potendo contare su un reddito e su una condizione di relativa stabilità. Come si accennava, in questo caso la questione abitativa rapprenda, al contempo:

  • un freno alla definizione dei propri progetti di vita (relativi al lavoro, alla autonomia della famiglia di origine, alla costruzione di una nuova famiglia);

  • un grave rischio sociale, laddove si venga a rompere il precario equilibrio raggiunto (sfratto, fine di una coabitazione,….

In questa “area grigia”, si trovano famiglie monoreddito,lavoratori precari, famiglie monogenitoriali, giovani e anziani.

Il social housing , rappresenta uno degli strumenti tramite il quale sostenere questa “area grigia” che non rientra nei canoni di povertà economica previsti per accedere all'edilizia residenziale pubblica ma che, allo stesso tempo, non è in grado, da sola, di misurarsi con il mercato odierno dell'abitare.

Il social housing in questo caso rappresenta una tra le diverse strategie di intervento da mettere in campo per rispondere alle necessità di una platea che è estremamente differenziata in termini di bisogni, di risorse e di aspettative.

Si tratta di un'area di persone che incontra il problema della casa nella ricerca di una abitazione adeguata a costi accessibili, ma anche, spesso, nella difficoltà/impossibilità di mantenere la casa in cui vive, sia che si tratti di un appartamento in affitto, sia di proprietà ( a causa delle rate dei mutui e dell'aggravarsi della crisi economica in atto nel nostro paese). Le famiglie che hanno in corso un mutuo per la prima casa sono circa 4,5 milioni e rappresentano l'89,5% delle famiglie che complessivamente hanno in corso un mutuo in Italia (5.174.000),

L'immigrazione.

Come si è accennato, i flussi migratori sono all'origine di una nuova e forte domanda sociale di abitazioni . La possibilità di disporre di una abitazione dignitosa rappresenta un passaggio fondamentale per ogni progetto di inclusione delle persone e delle famiglie migranti e, dall'altro lato, per chi amministra il territorio, tale possibilità rappresenta una risorsa necessaria per scongiurare fenomeni di degrado urbano , di sfruttamento e di sovraffollamento.

In Italia la popolazione straniera residente è cresciuta del 90% nel periodo 2003- 2008, arrivando a sfiorare oltre i 3 milioni di unità nel 2008 e a rappresentare poco meno del 5% della popolazione nazionale, non abbiamo i dati dell'ultima regolarizzazione che porteranno sicuramente a superare tale percentuale. Nell'area torinese i residenti immigrati sono oltre 80 mila, pari a circa l'8%.

Secondo le stime revisionali sulla popolazione dell'Istat, dal 2007 al 2051, la popolazione italiana residente crescerà da 59 milioni a 61 milioni, mentre la popolazione straniera residente passerà dai quasi 3 milioni del 2007 ad oltre 10 milioni

Gli stranieri oggi residenti in abitazioni di proprietà sono circa 300 mila, mentre coloro che occupano una abitazione in affitto sono stimabili in 2.200.000, dei quali poco meno della metà in condizioni di sovraffollamento; vi è poi un numero rilevante di persone (valutabile in 500 mila persone e la cifra cresce se si considerano le presenze irregolari) che vive in ricoveri di fortuna e in condizione di grave disagio .

In questo difficile quadro, la popolazione straniera evidenzia comunque una forte tensione al miglioramento. Considerando l'attuale numero di compravendite e l'incremento dovuto ai nuovi ingressi, in 15/20 anni i cittadini stranieri potrebbero giungere allo stesso rapporto tra proprietà e affitto esistente tra le famiglie italiane.

 

a cura di
Flavio Lughezzani
Coordinatore regionale