IL 43% DELLA SPESA PUBBLICA E’ OGGI DI COMPETENZA DELLE REGIONI
STUDIO FORMEZ E UIL SUI BILANCI PREVENTIVI 2008 DELLE REGIONI
“Verso il federalismo fiscale: i conti delle Regioni”. Possono essere riassunte in questo slogan, le ragioni dello Studio sui Bilanci Preventivi 2008 delle Regioni, elaborato congiuntamente dal FORMEZ e dalla UIL.
SINTESI STUDIO
STUDIO COMPLETO
Il concetto base su cui verte il federalismo fiscale, è di per sé molto chiaro: una quota rilevante delle tasse che vengono pagate dai contribuenti, deve restare nello stesso territorio e, quindi, a vantaggio di quegli stessi cittadini. Questo principio dovrebbe stimolare gli Amministratori Locali ad avere comportamenti più efficienti e responsabili. Se ci si concentra, però, su come dovrebbe essere attuato il federalismo fiscale e, soprattutto, su come attuarlo in cifre, il discorso si fa più complicato. Per questo abbiamo realizzato lo Studio, per ora limitato all’analisi dei dati finanziari delle Regioni. Diceva Tocqueville: “Il punto di convergenza tra politici e cittadini è il bilancio, il quale dovrebbe essere sempre appeso sulle pareti dei Comuni”. Ci associamo completamente a questo concetto, con un’aggiunta: esso dovrebbe essere, oltre che pubblico, anche di facile lettura per i cittadini. D’altronde, quando il 43% della spesa pubblica in Italia è di competenza delle Regioni, si comprende facilmente il perché è importante per i cittadini sapere come si spendono le risorse e come vengono reperite. Nel 2008, il “fatturato” delle Regioni ammonta complessivamente a 212,3 Miliardi di euro, con un incremento del 9,8% rispetto al 2007,
Sono questi i dati presentati oggi a Bari in occasione della Fiera del Levante, da Guglielmo Loy - Segretario Confederale UIL e da Carlo Flamment - Presidente del FORMEZ. Nel dettaglio, dallo Studio, emerge che per quanto riguarda le uscite, 26,9 miliardi di euro sono destinate all’attività istituzionale (il 12,6%); 42,2 miliardi di euro allo sviluppo economico e le infrastrutture (il 19,9%); 117,5 miliardi di euro ai servizi socio-sanitari (il 55,4%); agli oneri finanziari 25,7 miliardi di euro (il 12,1%). Rispetto al 2007, la spesa complessiva delle Regioni diminuisce di 199 milioni di euro per le attività istituzionali, mentre aumenta di 4,3 milioni di euro per lo sviluppo economico e infrastrutturale, di 15,3 miliardi di euro per la sanità e i servizi sociali e di 122 milioni di euro per gli oneri finanziari e i fondi di riserva. Complessivamente, le Regioni movimentano spese per 3.560 euro pro capite. Nel dettaglio 452 euro pro capite per le attività istituzionali; 707 euro pro capite per lo sviluppo economico e le infrastrutture; 1.970 euro pro capite per i servizi socio-sanitari e 431 euro pro capite per gli oneri finanziari.
Nel dettaglio, “quanto” e “dove” si spende per ogni cittadino nelle singole Regioni? La spesa complessiva pro capite più alta, in una ideale classifica, si registra in Val d’Aosta con 12.898 euro, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano con 10.134 euro, dalla Provincia Autonoma di Trento con 8.318 euro, dalla Basilicata con 6.335 euro, dalla Sardegna con 5.231 euro. Viceversa, la spesa pro capite più bassa, con 2.140 euro, si registra in Puglia, preceduta dal Veneto con 2.586 euro, dalla Campania con 2.627 euro, dalla Lombardia con 2.645 euro, dalla Toscana con 2.652 euro. Per le attività istituzionali, in questa ideale classifica, prima in graduatoria troviamo la Val d’Aosta con 5.198 euro pro capite, seguita dalla Sicilia con 2.594 euro, dalla Provincia Autonoma di Bolzano con 2.284 euro, dalla Provincia Autonoma di Trento con 1.422 euro per abitante e dal Friuli Venezia Giulia con 819 euro. La spesa pro capite più bassa si registra, invece, in Puglia dove si spendono per tale attività 69 euro pro capite, preceduta dall’Emilia Romagna con 79 euro, dal Veneto con 83 euro, dalla Liguria con 86 euro, dal Lazio con 104 euro. Per lo sviluppo economico e infrastrutturale, in testa troviamo la Provincia Autonoma di Trento con una spesa pro capite di 3.975 euro, seguita dalla Basilicata con 3.806 euro, dalla Provincia Autonoma di Bolzano con 3.658 euro pro capite, dalla Val d’Aosta con 2.744 euro, dalla Calabria con 2.307 euro. In fondo alla classifica, per la spesa pro capite più bassa, con 103 euro troviamo la Regione Marche, preceduta dalla Puglia con 202 euro, dalla Lombardia con 279 euro, dall’Abruzzo con 303 euro, dalla Toscana con 504 euro. Per la spesa sanitaria e sociale in testa c’è il Lazio con uno stanziamento di 3.385 euro per abitante, dato condizionato dal rientro per il deficit sanitario degli anni precedenti; segue la Val d’Aosta con 3.191 euro, il Molise con 2.987 euro, la Provincia Autonoma di Bolzano con 2.889 euro, la Provincia Autonoma di Trento con 2.622 euro. La spesa più bassa pro capite con 1.588 euro, si registra in Campania, preceduta dalla Puglia con 1.617 euro, dalla Lombardia con 1.629 euro, dal Veneto con 1.685 euro, dalla Sicilia con 1.707 euro. Per gli oneri finanziari la Regione con la spesa più alta pro capite è la Val d’Aosta con 1.765 euro, seguita dalla Sardegna con 1.335 euro, dalla Provincia Autonoma di Bolzano con 1.303 euro, dall’Abruzzo con 1.188 euro, dall’Emilia Romagna con 1.118 euro. Viceversa, quest’area pesa solo 47 euro pro capite in Sicilia, preceduta dal Molise con 79 euro, dalla Calabria con 178 euro, dal Piemonte con 200 euro, dalla Puglia e dal Veneto con 252 euro.
Ma “come” le Regioni reperiscono le entrate per finanziare la spesa? Le entrate maggiori provengono per 125,1 miliardi di euro dai tributi propri e dalle compartecipazioni ai tributi nazionali, che assorbono il 58,9% del totale delle entrate. 25,8 miliardi di euro derivano dai contributi dallo Stato, dall’Ue per la spesa corrente e per gli investimenti corrispondenti al 12,2% del totale delle entrate regionali; 3,1 miliardi di euro sono le entrate extra tributarie pari all’1,4% del totale degli introiti regionali; 24,6 miliardi di euro provengono dall’accensione di nuovi mutui e prestiti pari all’11,6% del totale, mentre le risorse impegnate negli anni precedenti e non spese, il cosiddetto “avanzo finanziario”, ammontano a 33,7 miliardi di euro, che assorbono complessivamente il 15,9%.
Se si analizza il dato pro capite, dai tributi propri e dalle compartecipazioni, le Regioni incassano complessivamente 2.098 euro pro capite, ma la Regione che introita di più è la Val d’Aosta con 10.753 euro pro capite, mentre l’ultima è la Campania con 1.225 euro pro capite. 433 euro pro capite complessivi provengono dai trasferimenti dei contributi dallo Stato, dall’UE per la spesa corrente e per gli investimenti, dove ad usufruire della quota maggiore è la Basilicata con 2.323 euro pro capite, quella che usufruisce della quota più bassa è la Regione Marche con appena 5 euro pro capite. 51 euro pro capite complessivi provengono dalle entrate extra tributarie e la Regione che incassa di più dalla politica tariffaria è la Val d’Aosta con 295 euro pro capite, quella che incassa meno è la Calabria con soli 2 euro pro capite. L’accensione di nuovi mutui e prestiti pesa sui cittadini complessivamente 412 euro pro capite, ma la Regione in cui pesa maggiormente con 1.639 euro pro capite è il Lazio, mentre non hanno fatto nessun ricorso a nuovi mutui la Provincia Autonoma di Trento e la Puglia. Infine con le risorse dell’avanzo finanziario si prevedono entrate complessive per 566 euro pro capite, con in testa la Calabria con 1.868 euro pro capite, in fondo la Val d’Aosta, la Lombardia e la Sardegna che non hanno nessun avanzo finanziario.
18 settembre 2008