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TESTIMONIANZE
Da adesso sognatori,
ma con i piedi per terra!
Considerazioni
in libertà su una situazione che, anche se scoraggiante, deve essere il
motore generatore d’entusiasmo per dare nuova energia ad un ideale di
fratellanza e collaborazione tra artisti.
Alessandro
Vecchiotti, Tesoriere della UIL AFAM (Alta Formazione Artistica e
Musicale), illustra le priorità sindacali per riscattare la figura
professionale dell’artista, con particolare riferimento all’intesa
fra la UIL AFAM e la Unione Nazionale Scrittori e Artisti.
Affrontando
un tema quale “il disagio dell’artista nella società
contemporanea”, penso sia giusto, riferendomi soprattutto alla
situazione italiana, iniziare ponendo l’accento sullo stato di
barbarie culturale in cui sempre più stiamo precipitando.
Premesso
che, per il semplice fatto che sono musicista e compositore, vorrei
parlare principalmente del “versante musica”, perché è ciò che
conosco meglio, il resoconto è tanto tragico quanto scontato:
contributi statali tagliati anno dopo anno, una politica che avvantaggia
le realtà più grandi (enti lirici sinfonici, orchestre regionali,
fondazioni, ecc.) a scapito di situazioni minori ma non prive
d’importanza (penso, ad esempio, alle ormai scomparse “cantine”
romane, luogo di sperimentazione e circolazione di idee nuove), chiusura
delle orchestre RAI, ecc.
Di
tutto ciò si è ormai discusso anche troppo e giacché parliamo di una
situazione che, per il momento, non è facilmente governabile, vorrei
rimandare ad altra sede ogni ulteriore commento.
Inizierò
invece col cercare di individuare, in nome dei musicisti, i campi
d’azione in cui l’Unione Nazionale Scrittori e Artisti e la UIL AFAM
(Alta Formazione Artistica e Musicale) potranno impegnarsi
congiuntamente per portare avanti proposte e rivendicazioni ed offrire
servizi.
Cominciamo
dai problemi della formazione. Abbiamo atteso per oltre quarant’anni
una riforma del comparto ed ora, purtroppo, ci troviamo a dover
combattere con un testo di legge (L.508/99) che invano, come UIL AFAM,
tentammo di far modificare, e che oggi evidenzia sempre più i suoi
limiti e le sue incongruenze.
Di
fatto, i Conservatori di Musica, i Licei Musicali Pareggiati, le
Accademie di Belle Arti, l’Accademia Nazionale di Danza, l’Accademia
Nazionale d’Arte Drammatica e gli Istituti Superiori per l’Industria
Artistica (I.S.I.A.), ossia i soggetti della succitata legge, operano
oggi sostanzialmente come sempre hanno operato; l’unica novità è
data da un clima crescente d’incertezza che va a ledere e a disperdere
un patrimonio di tradizioni che in buona parte è doveroso conservare.
Con
specifico riferimento alla musica, oggi lamentiamo l’assenza di una
formazione di base che dovrebbe essere precoce e capillare, per poi
dividersi in due indirizzi: uno non specialistico, quindi di massa, non
selettivo, per migliorare il livello di cultura musicale del nostro
paese ed allo scopo di formare un pubblico in grado di scegliere fra le
diverse proposte di fruizione; un altro a più alto livello di
contenuti, quindi selettivo, in altre parole rivolto ad una elité di
allievi con effettive doti musicali, e con lo scopo di formare validi
professionisti (competitivi a livello europeo) nei diversi settori,
abolendo negligenze, tabù e steccati che hanno, sino ad ora, impedito
agli allievi di venire a contatto con professionalità nuove e proprie
dei più diversi ambiti.
Lo
studio di fascia secondaria superiore dovrà comprendere le materie
culturali di base per far cessare la piaga della doppia frequenza (Liceo
e Conservatorio) assicurando un titolo intermedio valido (maturità) e,
dunque, l’opportunità, nel caso, di poter deviare il corso degli
studi su altre discipline. Ciò sarebbe materia della tanto attesa
“riforma dei cicli” che non solo è stata bloccata quest’anno per
motivi di bilancio, ma che, senza un’attenta vigilanza delle parti
interessate, rischia di partorire chissà quali mostri!
Su
tale questione l’impegno del sindacato dovrà concentrarsi soprattutto
sulla leva della pressione politica. Qui si saggerà il grado di
sensibilità della categoria che è chiamata, ora più che mai, a dare
forza al sindacato aumentando apprezzabilmente il numero delle adesioni.
Dopo
anni di studio il musicista è abbandonato ad un mercato del lavoro che
si mostra subito in tutta la sua crudeltà. Prima di tutto scopriamo che
l’offerta è molto più ampia della domanda. L’assurdo
politico-economico è che lo Stato investe circa cinquantamila euro ad
allievo per formare un musicista, poi non si preoccupa di sfruttarne le
potenzialità!
Il
musicista professionista si rende subito conto di quanto sia impegnativo
trovare un lavoro. Allo stesso modo che per molte altre categorie di
artisti, la realtà evidenzia che non è neppure tanto facile farsi
pagare (e, nel caso, in misura dignitosa) e che per ogni ingaggio è
necessario investire troppe energie e troppo tempo. Qui può entrare in
campo il sindacato: perché non cominciare col redigere un tariffario
minimo (come già esiste negli ordini professionali) al di sotto del
quale non è lecito accettare compensi?
Penso
anche a mezzi che favoriscano il contatto tra i diversi artisti allo
scopo di favorire nuove progettualità.
Collegata
a quest’ultimo argomento, è la questione fiscale. Il sindacato non
cesserà di farsi sentire affinché una gran parte delle transazioni
legate ad attività artistiche siano defiscalizzate. Non comprendo perché
le società sportive siano “IVA esenti” e le associazioni musicali
no! Chi acquista un quadro d’autore vivente o commissiona un’opera
musicale, non dovrebbe essere soggetto al pagamento dell’IVA,
dovrebbe, al contrario, poter dedurre tale spesa dalla sua dichiarazione
annuale!
Il
settore dell’imprenditoria collegata alle arti ed allo spettacolo e
che coinvolga artisti viventi, dovrebbe poter contare sia su
agevolazioni fiscali, sia su un privilegiato accesso al credito.
Una
battaglia già in atto e che sempre più dovrà impegnare il nostro
sindacato, riguarda il diritto d’autore: autentica giungla che vede
prosperare un ristretto cartello mentre è in forse la sopravvivenza
economica di molti altri soggetti. Tutto nella logica secondo la quale
chi ha molto riceve ancora di più, e chi ha poco è privato anche di
quel poco. Anche questo sarà un terreno prioritario della sinergia
sindacale tra UIL AFAM e Unione Nazionale Scrittori e Artisti.
Per
concludere, tenterò di esprimere la mia idea circa un accettabile
sistema pensionistico a favore della categoria.
Ci
dovrebbe far riflettere l’esistenza della cosiddetta “legge
Bacchelli”, non per giudicarne la validità, ma perché essa evidenzia
che da parte del legislatore vi è, perlomeno, il riconoscimento di un
problema. Ciò che vorrei è che si stabilisse ex legis che per tutti
quei soggetti ai quali sia riconosciuto lo svolgimento di un’attività
artistica quale occupazione prevalente durante l’intero arco della
vita – e qui si comprende la validità e l’importanza di un Albo
degli Artisti –, i quali non siano più in grado di mantenersi con
detta attività (per problemi di età e/o di salute) e che non
dispongano di altri mezzi di sussistenza (non avendo svolto altra
attività ed esclusi da altra assistenza), sia riconosciuta una pensione
dignitosa, ovvero d’entità pari a quella di altre categorie
professionali. Tale diritto non dovrebbe essere solo in ragione dei
contributi versati ai diversi enti, ma anche riferito al fatto che
l’opera di un artista può essere in grado di produrre reddito a
distanza di molti anni dalla morte di quest’ultimo.
Voglia
il lettore considerare questo mio breve scritto non come un’analisi
esaustiva dei disagi del musicista dei nostri tempi, bensì come lo
sfogo “a braccio” di un compositore di (quasi) mezza età che vive
quotidianamente il “suo” disagio.
Ciò
che mi sembra veramente importante, degno di continuo e crescente
impegno, è questa nuova realtà dell’Unione Nazionale Scrittori e
Artisti e le possibili sinergie che questa potrà attivare in seno alla
Confederazione sindacale UIL.
Sono
da sempre convinto della grande forza dell’associazionismo; sono anche
certo che questa è l’unica via che ci porterà a riscattare la figura
professionale dell’artista, in una società che sembra essere attenta
solo alle ragioni del mercato e del profitto.
Alessandro
Vecchiotti
Tesoriere UIL AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale)
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