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DOCUMENTI
La
situazione economica e sociale dell’artista
Relazione
della
Commissione Cultura
del Parlamento Europeo
Il 25 febbraio 1999 il Parlamento Europeo ha approvato una relazione
della Commissione Cultura sulla situazione economica e sociale degli
artisti nell’Unione Europea.
Partendo dalla premessa dell’importanza degli artisti per contrastare
la tendenza all’omologazione e considerando che la maggior parte degli
artisti europei vive ancora in condizioni precarie, la relazione afferma
che gli artisti sono «necessari al progresso sociale e politico» perché
costituiscono «il “supplemento d’anima” di cui l’Europa ha
bisogno, oggi che è riuscita a realizzare il mercato interno e la
moneta unica» ed auspica che gli Stati membri perseguano «adeguate
politiche in campo sociale, fiscale, culturale ed educativo, per dare
alle arti e alla creatività il posto che meritano».
I. Introduzione
Benché i fondatori della Ce siano stati consapevoli dell’importanza
della cultura – il che ha dato origine al Consiglio d’Europa fin dal
1949 – il vettore economico è stato per lunghi anni predominante
nella Ce. È soltanto nel 1993 che la cultura ha ottenuto il diritto ad
un articolo nel trattato di Maastricht (n. 128) che pone l’accento sui
due aspetti fondamentali e interdipendenti della cultura: l’identità
comune a tutti i paesi e la diversità di ciascuno Stato membro.
D’altro canto l’articolo 128 si riferisce al patrimonio e alle arti
viventi. Questi due binomi – identità europea e diversità nazionali,
patrimonio e arti viventi – costituiscono il quadro di riferimento
nel quale verrà sviluppata la presente relazione. È infatti la vitalità
delle arti del presente che assicura la qualità del patrimonio del
futuro. Inoltre le istituzioni europee manifestano in numerosi testi recenti una
nuova consapevolezza del potenziale della cultura come strumento di
politica sociale, come fonte di occupazione e come mezzo di lotta contro
l’esclusione, ma anche come importantissimo strumento di politica
estera, che potrà migliorare la cooperazione con i paesi terzi e creare
un autentico spirito di appartenenza europea.
Da questo punto di vista gli artisti sono indispensabili al rinnovamento
e all’equilibrio della società, il che giustifica l’iniziativa di
elaborare un documento sul loro statuto nella società europea.
Il tema viene sviluppato in un contesto di grandi cambiamenti provocati
dall’avvento della società dell’informazione. È la definizione
stessa di cultura che cambia. E il ruolo dell’artista cambia a sua
volta. Se cambia il ruolo dell’artista, è ovvio che debba cambiare
anche la sua situazione socio-economica. In una società totalizzante
– i cui rischi sono l’uniformazione, la massificazione, la passività
– la funzione degli artisti acquisisce una nuova importanza: sono gli
artisti che interrogano il futuro, che contestano il presente, che vanno
contro corrente, che contribuiscono a creare lo spirito critico, che
mantengono il tono sociale.
Gli artisti rappresentano il “supplemento d’anima” di cui
l’Europa ha bisogno, oggi che è riuscita a realizzare il mercato
interno e la moneta unica. Essi sono necessari al progresso sociale e
politico. La società non
ha soltanto il dovere, ma tutto l’interesse ad occuparsi
dell’artista, ad aiutarlo a vivere e a lavorare. Nell’Ue soltanto il
20% degli artisti dispone di redditi “sufficienti” e soltanto il
4-5% sono degli artisti “di successo”. Ciò può e deve cambiare
grazie ad una presa di coscienza nella società del valore dei suoi
artisti per la sua sopravvivenza.
Nella raccomandazione relativa alla condizione dell’artista adottata
il 27 ottobre 1980, l’Unesco definisce artista «ogni persona che crea
o partecipa con la sua interpretazione alla creazione o al rifacimento
di opere d’arte, che ritiene la creazione artistica come un elemento
essenziale della sua vita, che contribuisce in tal modo allo sviluppo
dell’arte e della cultura, che è riconosciuta o cerca di essere
riconosciuta in quanto artista indipendentemente dal fatto di essere o
no legata ad un vincolo di lavoro o di associazione».
Tale definizione tiene conto delle varie categorie di artisti: i
“creatori”
(scrittori, autori di arti plastiche, cineasti, ecc.) e gli “artisti
interpreti” (attori, danzatori, musicisti, ecc.), e comporta
differenti statuti. Inoltre gli artisti indipendenti e gli artisti
rimunerati hanno problemi specifici.
Si cercherà di mettere in evidenza i problemi comuni alla maggior parte
degli artisti europei, ricordando che, in campo culturale, si può
soltanto parlare di un’Europa unica, ragione per cui la circolazione
degli artisti tra l’Est e l’Ovest deve iscriversi tra le priorità
politiche e culturali dell’Ue.
II. La situazione economica e sociale dell’artista
Sorprendentemente nessuna iniziativa è stata intrapresa a livello
europeo per cercare di catalogare gli statuti socio-professionali cui
sono sottoposti gli artisti nell’Ue. La loro diversità è tale, non
soltanto tra i vari paesi ma anche all’interno di ciascuno di essi, da
non permettere di definire un quadro strutturale europeo coerente.
a) Impiego e remunerazione
L’artista vive una situazione particolare nel mondo del lavoro. La sua
attività si caratterizza per:
- una molteplicità di datori di lavoro;
- un lavoro intermittente che provoca periodi intermedi di
disoccupazione;
- una inevitabile mobilità del lavoro;
- redditi deboli e aleatori costituiti da rimunerazioni di carattere
molto diverso (salari, onorari, sussidi, benefici, diritti, cachets,
redditi di partecipazione, ecc.);
- una dipendenza da vari mediatori (agenzie, editori, produttori,
galleristi, ecc.);
- un rischio connesso alla creatività e ai risultati che dipendono
fondamentalmente dal successo di pubblico;
- accumulazione irregolare, ma spesso indispensabile, del lavoro
artistico e di un altro lavoro, indipendente o subordinato.
Inoltre le professioni artistiche richiedono del tempo da dedicare al
perfezionamento dell’arte e, a volte, un allenamento regolare
(soprattutto per le arti dello spettacolo), che non vengono rimunerati.
Le disparità, a livello dei redditi delle professioni artistiche, sono
più grandi che in altre professioni e più pronunciate tra le
“vedette” e gli altri artisti. Le rimunerazioni insufficienti, combinate con la loro intermittenza,
comportano la necessità di un secondo lavoro, a svantaggio del
perfezionamento dell’artista. La sottoccupazione e la disoccupazione
caratterizzano spesso la situazione degli artisti che, per percepire dei
sussidi, debbono anche sottostare a condizioni draconiane:
- nessuna remunerazione;
- nessun lavoro (gli artisti indipendenti non possono per definizione
essere disoccupati e quindi beneficiare di sussidi);
- accettazione di qualsiasi impiego per quanto inadatto.
Una situazione particolarmente ingiusta colpisce gli artisti
handicappati: infatti essi non sono rimunerati per il loro lavoro, perché
altrimenti sarebbe minacciato o trattenuto il versamento dei sussidi
statali accordati a causa del loro handicap.
b) Sicurezza sociale
La copertura sociale varia a seconda che l’artista sia indipendente o
salariato; gli artisti indipendenti dispongono di prestazioni sociali
molto più sommarie. Per beneficiare della sicurezza sociale del regime
generale, gli artisti debbono spesso soddisfare due condizioni di
accesso:
- avere lavorato un minimo di giorni/ore durante un periodo di
riferimento;
- aver percepito un minimo di reddito, su cui il datore di lavoro
trattiene una quota.
Tali condizioni sono raramente soddisfatte. Paradossalmente sono proprio
gli artisti affermati, che hanno guadagni più elevati, a percepire più
facilmente sovvenzioni in caso di disoccupazione, malattia, ecc.. Spesso
l’artista versa contributi a due regimi di protezione sociale: quello
dei salariati e quello degli indipendenti.
In qualsiasi settore lavorino, gli artisti dovrebbero poter beneficiare
di un regime di sicurezza sociale modulabile che possa coprire tutti o
alcuni dei seguenti settori: disoccupazione, malattia, invalidità,
maternità, pensione di anzianità e di sopravvivenza, incidenti sul
lavoro e malattie professionali.
c) Fiscalità
Si rilevano disparità negli Stati membri: l’Irlanda e i paesi nordici
hanno dei regimi fiscali più favorevoli agli artisti. La fiscalità per
gli artisti indipendenti è differente da quella per gli artisti
salariati, e la maggior parte dei problemi riguardano i primi. Si può
distinguere: un’imposta sul solo fatto di iniziare un’attività,
un’imposta sulla cifra d’affari, un’imposta sui benefici.
Ci sono alcuni Stati che non impongono l’IVA sulle opere d’arte
recenti, mentre altri lo fanno. Gravando
sugli artisti, l’IVA fa aumentare considerevolmente il prezzo delle
loro prestazioni. Per questa ragione una serie di professioni artistiche
è minacciata e la conservazione di parte del patrimonio culturale
europeo è compromessa.
Il sistema applicato ovunque, con l’imposta progressiva e relativa al
reddito, si giustifica soltanto per un reddito relativamente stabile da
un anno all’altro e penalizza pertanto gli artisti i cui redditi sono
irregolari; si dovrebbe di conseguenza istituire per essi un modo di
imposizione più flessibile, procedendo ad un scaglionamento dei redditi
su diversi esercizi, come già avviene in Germania, in Francia, nel
Regno Unito, in Danimarca, in Grecia, nel Lussemburgo e nei Paesi Bassi.
Inoltre si dovrebbe applicare a tutti gli artisti una maggiore
detrazione degli oneri professionali. Le amministrazioni nazionali
spesso non capiscono la fondatezza di talune spese necessarie
all’elaborazione di un lavoro artistico. Si dovrebbe forse stabilire
un elenco di ciò che può essere deducibile secondo le discipline
artistiche.
Per quanto riguarda i premi e i sussidi attribuiti agli artisti, alcuni
Stati membri accordano uno sgravio o un esonero fiscale.
d) Associazioni professionali
Lo spirito di libertà degli artisti e il loro modo di lavorare
piuttosto individualista li rende poco inclini all’associazione o
all’adesione ad organizzazioni preesistenti. Taluni settori ed
impieghi dell’ambiente artistico registrano un tasso di
sindacalizzazione più elevato di altri. La
percentuale varia secondo l’età degli artisti e secondo gli Stati
membri. A partire dagli anni ‘80 si nota un indebolimento delle
associazioni sindacali e della negoziazione collettiva, mentre molte
organizzazioni professionali sono attive a livello internazionale.
III.
Le fonti di reddito degli artisti
a)
I diritti d’autore
Il
diritto d’autore, diritto pecuniario conferito all’artista per
l’utilizzazione della sua opera, costituisce di fatto il suo salario.
La proprietà intellettuale ed artistica è definita dalla Convenzione
di Berna firmata nel 1886, rivista nel 1971 per il cinema e nel 1996 per
i multimedia. Nella sua applicazione si scontrano due concezioni: quella anglosassone, del cosiddetto “copyright”, e quella
europea, del diritto d’autore. In quest’ultimo caso, il creatore
resta l’unico padrone della propria opera. A lui, o ai suoi eredi,
vengono versati i diritti fino a 70 anni dopo la morte. Spetta a lui
autorizzare o meno la diffusione e l’utilizzazione della sua opera. I
diritti degli artisti interpreti sono contemplati invece dalla
Convenzione di Roma del 26 ottobre 1961.
Le istituzioni dell’Unione europea dimostrano di aver compreso da
qualche anno che, attraverso la protezione dei diritti d’autore,
baluardo di una creatività libera, viene tutelato l’avvenire della
cultura in Europa. Infatti senza i diritti d’autore, la cultura
diventa un prodotto industriale. Sono state adottate varie direttive,
diverse delle quali sono già state recepite nell’ordinamento
giuridico degli Stati membri. L’avvento della società
dell’informazione, dove lo stesso supporto può comprendere contenuti
diversi (musica, fotografia, arti plastiche, letteratura, articoli di
stampa, ecc.), disciplinati da legislazioni e da Società di diritti
d’autore diverse, ha comportato la presentazione, da parte della
Commissione, di una proposta di direttiva concernente l’armonizzazione
di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella
società dell’informazione, sulla quale il Parlamento dovrà
pronunciarsi prossimamente. Per quanto riguarda la protezione dei
diritti degli artisti interpreti, si prende atto che l’armonizzazione
prevista non è sufficiente, poiché lo sfruttamento che produce
maggiori proventi in Europa, vale a dire la diffusione audiovisiva, non
forma ancora oggetto di protezione a livello comunitario. L’artista
interprete, persona fisica che esegue un’opera letteraria o artistica,
deve in ogni caso godere di un diritto permanente all’informazione e
al controllo sull’utilizzo delle sue interpretazioni.
b) Il sostegno degli Stati membri
Nelle società democratiche è pienamente accettata l’idea che non spetta
allo Stato dirigere od orientare la creazione, ma perché la creazione
possa svilupparsi, essa ha bisogno di sostegni.
Il ruolo dello Stato rispetto alla creazione può assumere varie forme:
- rafforzare lo statuto dell’artista con misure legislative e
regolamentari a livello sociale e fiscale;
- promuovere una politica di aiuto e di sostegno materiale agli artisti
per mezzo di premi, ordinazioni ed acquisti;
- favorire la formazione professionale degli artisti e le possibilità
di studiare e lavorare all’estero;
- invitare gli artisti a partecipare, a titolo individuale o per mezzo
di organizzazioni professionali, alla vita delle collettività dove
esercitano la loro arte;
- consentire a chiunque di acquisire la formazione necessaria allo
sviluppo del proprio talento artistico;
- mettere a disposizione locali di lavoro;
- creare condizioni per la partecipazione di artisti in quanto tali nel
sistema scolastico.
c) Mecenatismo e sponsorizzazione
Oltre al finanziamento pubblico, costituiscono fonti di sostegno per gli
artisti le imprese private e le fondazioni, grazie ad azioni di
mecenatismo, di sponsorizzazione e di patrocinio. Al mecenatismo statale
ed alla sponsorizzazione delle imprese e delle fondazioni si aggiunge il
mecenatismo individuale che permette a qualsiasi cittadino di
partecipare alla vita culturale e allo sviluppo della creazione
artistica, avendo diritto ad una riduzione delle imposte.
Una combinazione di appoggio pubblico e privato è spesso una buona
garanzia di indipendenza per l’artista. Il patrocinio di attività
culturali è stato per anni molto utilizzato dalle imprese per
promuovere la loro immagine; in Francia, in Gran Bretagna e in Germania
si è assistito a veri e propri “matrimoni” tra un’impresa e un
progetto culturale; tuttavia si tratta di scelte che si orientano
generalmente verso nomi di prestigio, escludendo i giovani artisti e le
piccole istituzioni.
D’altra parte la sponsorizzazione culturale, molto in voga durante gli
anni ‘80, sembra cedere il posto a cause umanitarie o di solidarietà
sociale. Per cui si assiste al fenomeno di imprese che, avendo formato
grandi collezioni d’arte alcuni anni fa, cominciano a venderle
provocando perturbazioni nel mercato dell’arte.
Queste tendenze contraddittorie delle grandi imprese europee nel
riguardi del mecenatismo meriterebbero, da parte della Commissione, uno
studio per interpretarne le prospettive future relativamente al
finanziamento delle arti.
Non è ancora nato un mecenatismo europeo per le arti. Esso si sviluppa
a livello nazionale e perfino regionale. Il che sembra contraddittorio,
se si osserva il ritmo al quale le grandi imprese si
internazionalizzano. Tuttavia quelle che volessero interessarsi alla
dimensione europea della cultura, non avrebbero che l’imbarazzo della
scelta: presentare le opere d’arte di uno Stato membro ad un altro,
sostenere iniziative transnazionali nell’ambito della “Capitale
europea della cultura”, finanziare grandi progetti europei volti a far
conoscere a livello internazionale i giovani artisti (come l’orchestra
dei giovani della Ce e il Centro europeo dell’opera), sostenere la
produzione multimediale europea.
IV.
La mobilità degli artisti
Per gli artisti la mobilità geografica è indispensabile al processo di
creazione, poiché permette il confronto e lo scambio di idee. Si tratta
di offrire agli artisti la possibilità di lavorare in ambiti
innovativi; ne deriverà certamente un rinnovamento della creazione. Qui
si apre un campo di azione privilegiato dell’Unione. Studiare e
lavorare all’estero non è privo di problemi, il che rende necessarie
misure di sostegno per la promozione di tali programmi.
La dimensione internazionale contribuisce indubbiamente a sviluppare la
fama degli artisti nonché ad arricchire i contenuti del loro lavoro.
L’immagine del paese d’origine è proiettata nel mondo, il che è
molto importante soprattutto per i paesi più piccoli.
V.
L’istruzione e la formazione
La società del futuro sarà una società cognitiva, ragione per cui
l’istruzione e la formazione saranno al centro delle priorità
europee. Esse diventeranno i principali vettori di identificazione, di
appartenenza, di promozione sociale e di sviluppo personale; dovranno
fornire una cultura umanistica, scientifica e artistica. Sarà pertanto
necessario promuovere nuovi legami con il sistema scolastico che
permettano di riconoscere pienamente la cultura e le arti come una
dimensione fondamentale della formazione dei singoli, sviluppando
l’educazione artistica e stimolando la creatività lungo l’intero
arco della vita. L’educazione artistica deve riguardare tutti gli
studenti: quelli che vorranno fare delle arti una professione ma anche
tutti gli altri. Le istituzioni europee ne hanno già sottolineato
l’importanza. Il Consiglio, nelle conclusioni del 21 giugno 1994 sugli
aspetti culturali ed artistici dell’istruzione, ne incoraggiava lo
sviluppo; il Parlamento europeo ha approvato varie risoluzioni in
materia; la Commissione, nel 1994, ha lanciato una iniziativa
comunitaria nel campo dell’istruzione e della formazione artistica che
tuttavia non ha dato i risultati sperati.
Per quanto riguarda la formazione a livello culturale, la Commissione ha
già presentato nel 1990 le sue idee intese a:
- agevolare la circolazione degli artisti nei vari stadi della
formazione;
- migliorare l’accesso alla formazione culturale;
- facilitare la circolazione degli artisti con il riconoscimento delle
loro qualifiche.
Ma sul piano dell’istruzione e della formazione c’è ancora molto da
fare a livello europeo, non solo per quanto riguarda l’armonizzazione
dei titoli e dei diplomi, ma anche per quanto riguarda i contenuti, che
devono basarsi su un approccio multiculturale ed interdisciplinare
nell’insegnamento delle arti. Inoltre si rivela necessario che gli
artisti, affiancando gli insegnanti, siano inseriti nell’insegnamento
elementare e medio e nella formazione degli adulti. Ciò non sarà privo
di problemi. Un confronto tra i professori e gli artisti (senza
qualifica pedagogica) si rivela inevitabile. Ma alcune esperienze di
successo come Mus-E dimostrano che è necessario seguire tale cammino
innovatore. Nella maggior parte dei paesi europei gli artisti non
possono insegnare, a meno che non abbiano una formazione specifica (il
che non avviene negli Stati Uniti). Tuttavia non è assimilando gli
artisti agli altri funzionari che si riuscirà ad introdurre l’arte
nella scuola, bensì rendendo flessibile il sistema e creando fasce
orarie interdisciplinari durante le quali professori ed artisti possano
collaborare. Anche la partecipazione pedagogica di artisti ai teatri e
ai musei è una dimensione da sviluppare – non in quanto insegnanti,
cosa che molti di loro non desiderano – ma in quanto esperti.
Offrire agli artisti opportunità di riciclarsi costituisce un bisogno
irreversibile soprattutto nel campo dei multimedia e delle cosiddette
“survival skills” (apprendere le regole del mercato, della pubblicità,
delle Rp).
Le nuove tecnologie sono state introdotte nell’insegnamento da tutti
gli Stati membri in maniera più o meno generalizzata. Ma non si sa
ancora come metterle a profitto per favorire la creatività e per far
conoscere meglio le opere d’arte della cultura universale.
L’educazione artistica, in genere, non è obbligatoria se non a
livello elementare, ma anche in questo caso si tratta di un concetto
limitato, poiché manca la dimensione interdisciplinare. Occorrerebbe
che le arti siano introdotte nel programma della scuola media, non come
opzione, ma allo stesso livello della storia e delle scienze.
L’espressione plastica svolge un ruolo importante nell’educazione
dei bambini, in particolare nelle comunità degli immigrati che non
padroneggiano bene la lingua del paese ospitante. Essa dovrebbe essere
ulteriormente utilizzata nell’insegnamento di altre discipline, il che
contribuirebbe a sviluppare la sensibilità artistica dei giovani.
L’apprendimento per tutta la vita, concetto centrale della politica
comunitaria per l’istruzione, deve estendersi all’educazione
artistica, creando nuove opportunità per gli artisti e per i professori
d’arte, e permettendo ai cittadini di qualsiasi età di istruirsi in
questo campo.
VI.
Conclusione
Nella nostra società in rapida trasformazione il ruolo degli artisti
acquisisce nuova importanza. Essi possono costituire importanti agenti
di progresso sociale e culturale. La diffusione delle arti nella
popolazione ed una educazione artistica generalizzata potranno
migliorare la qualità della vita, formando cittadini più sensibili ai
valori dell’armonia e della pace, nonché forniti di spirito critico.
Occorrerà tuttavia che tutte le parti interessate contribuiscano a tale
cambiamento:
- gli Stati membri perseguendo adeguate politiche in campo sociale,
fiscale, culturale ed educativo, per dare alle arti e alla creatività
il posto che meritano;
- l’Ue con studi e proposte che permettano agli Stati membri di
adottare le migliori prassi vigenti in ciascun paese, armonizzando le
leggi dove si renderà necessario e creando programmi che rafforzino gli
scambi culturali, commerciali e non commerciali, a tutti i livelli;
- gli artisti con la volontà di adeguarsi al nuovo ambiente ed
acquisire le “survivals skills” necessarie per farsi ascoltare e
conoscere nella società dell’informazione;
- le scuole d’arte adattando il loro insegnamento alla società
multiculturale e multimediale in cui i giovani artisti dovranno operare.
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