UIL Unione Nazionale Scrittori e Artisti
UIL HOME CERCA NEL SITO CHI SIAMO CONTATTACI ISCRIVITI LINKS
Link correlati

EuroLeggi
Proposte
Articoli
Documenti

GLI EUROPEI E LA CULTURA

LA QUESTIONE CULTURALE IN EUROPA

Ogni giorno parliamo di Europa, della società che verrà, di un sempre più prossimo assetto sovranazionale, di poteri delegati (e di delegati al potere?), di una nuova unione, di nuovi sogni, di nuovi strumenti. Ed ogni giorno siamo obbligati a porci alcune ineludibili questioni: esiste davvero una cultura europea? E se esiste, quali sono le sue caratteristiche? Qual è il suo presente? Quale il suo futuro? Domande che parrebbero banali ma che trovano fondamento nella constatazione che, sebbene siano state indicate strade diverse, ben poche di queste strade sono state percorse fino in fondo, e molte sono addirittura soltanto abbozzate.
Il motivo principale di tale stato di cose risiede nel fatto che gli organi direttivi europei hanno, fino ad oggi, prediletto la creazione di un’Europa che ponesse come sue prime fondamenta due esigenze specifiche: quella burocratica e quella economica. Beninteso, non si vuole in questa sede negare a priori quanto è stato fatto sinora, tutt’altro. Tuttavia, parlando con la voce dell’artista, appare ovvio come questo tipo di impostazione sia stato avvertito, da parte di chi pensa e produce la cultura, come un approccio assai limitativo (se non dequalificante), in special modo nell’ottica della costruzione del consenso dei popoli verso il “progetto Europa”. Che si sia iniziato a parlare di Unione Europea a partire quasi esclusivamente da concetti come “libera circolazione delle merci”, commissioni, board, certificazioni varie, non ha di certo aiutato i cittadini ad avere una immediata fiducia in questo grandioso progetto a lunga scadenza.
Ovviamente anche l’artista è conscio di come un rinnovato sistema burocratico efficiente ed “user-friendly” sia indispensabile al bene comune; ed è altresì ben chiaro come un amalgama economico in grado di convogliare nella vita di tutti i giorni i comuni ideali di democrazia e libertà abbia giovato alla causa europea. Ma come dicevo, gli artisti percepiscono (forse più di altre categorie) il forte rischio che strumenti come l’economia e gli organismi comunitari possano essere avvertiti non come mezzi per avvicinare i cittadini all’Europa, ma come fini essi stessi: un’Europa al servizio dell’economia e della burocrazia è un ostacolo all’idea di una Unione Europea sentita e condivisa da tutti.
Ecco perché i creatori d’arte e i suoi interpreti (come intelligentemente e in maniera altamente democratica l’UNESCO definisce gli artisti) vogliono, e insieme devono, porre una “questione culturale” in Europa. Essi sentono l’esigenza di affiancare ai vettori economici e sovrastrutturali, un’azione culturale europea degna di questo nome. Un’azione fatta di iniziative, di riflessioni e di strumenti in grado di vivificare ed incoraggiare il dibattito su quale ruolo la cultura (intesa ovviamente in senso lato) debba svolgere nell’Unione Europea. Per migliorare le condizioni socio-economiche degli artisti e insieme facilitare la circolazione delle idee e delle opere, oltre che dei beni e dei capitali.
La figura dell’artista è quindi in piena evoluzione e dovrà rendersi pronta ad assumere le responsabilità che sempre più, col tempo, dovrà fronteggiare in Europa, come nel mondo intero, dinanzi alle grandi questioni di oggi e di sempre: in che termini è possibile ripensare l’uomo? Come rinvenire un modo di pensare che sia propositivo di nuove posizioni e di nuovi punti di vista e che insieme sia pensiero critico, capace di indicare le contraddizioni in seno alla nostra società? Come riuscire a forgiare un effettivo spirito di appartenenza europea?
L’artista può essere il punto di raccordo tra la necessità di mediare fra le diverse anime europee e lo stimolo a mantenere le diversità nazionali come ricchezza e patrimonio imprescindibili. Egli può spingere perché ci si preoccupi di intervenire sulle realtà sociali, perché si ponga la cultura al centro delle riflessioni, tanto da comprendere come essa possa essere strumento di dialogo fra i popoli, meccanismo che scardini vecchie diffidenze, fonte di occupazione fra i giovani.
E tutto ciò a partire proprio dalla Carta Costituzionale d’Europa, di prossima promulgazione.

Natale Antonio Rossi
Vicepresidente Unione Nazionale Scrittori e Artisti

TORNA ALLA HOME