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Il sindacato della cultura
deve affermarsi
nella
società
civile,
di Antonio Foccillo
Il rapporto fra sindacato
e cultura,
a colloquio
con Aldo
de Jaco
Accordo Fitel CGIL CIS
UIL
e UNS
Partita
IVA
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IL
SINDACATO PER LA CULTURA
Una scommessa vinta,
ma il sindacato della cultura
deve affermarsi nella società civile
La costituzione dell’Unione Nazionale Scrittori®
è stata, per la UIL, una scommessa vinta, perché non era del tutto
scontato che il progetto decollasse ed ottenesse il consenso ed il
riconoscimento che, invece, ha saputo guadagnarsi.
Le iniziative, i convegni e gli interventi che hanno caratterizzato
l’attività di questa giovane struttura hanno permesso di farla
conoscere ed apprezzare all’interno dell’organizzazione. Le sinergie
già in atto sono significative in tal senso, ed altre seguiranno con
l’obiettivo di dare una chiave di lettura diversa ai problemi del
mondo del lavoro. La UIL ha una struttura che arricchisce, nei
contenuti, il dibattito sindacale e lo vivacizza puntando decisamente
sulla qualità.
La strada intrapresa è quella giusta, bisogna proseguire in questa
direzione, con l’obiettivo di estendere il dominio di interesse nella
società civile. Il sindacato confederale italiano conobbe, tra gli anni
‘60 e ‘70, una stagione ricca di fermenti culturali che,
innestandosi sul rinnovamento della società, diedero la possibilità a
larghi strati della cittadinanza di esprimersi e di valorizzare le
proprie aspettative ed individualità, nel contesto allargato di una
collettività forte, solidale ed incline alla socializzazione
costruttiva.
Oggi le cose sono decisamente diverse. La società civile ha bisogno di
aggregazioni positive e non alienanti: il sindacato deve dare una
possibilità di aggregazione e di dialogo, per farlo ha bisogno di fare
cultura e di persone di cultura che, dunque, siano in grado di fornire i
contenuti necessari. Per questi motivi la scommessa deve andare avanti.
Il panorama culturale italiano ed europeo necessita di rappresentanza
sindacale e l’organizzazione sindacale necessita di cultura. Il
colloquio
con Aldo De Jaco†, che pubblichiamo, consegna alla nostra
riflessione più di uno spunto e delinea, anche dal punto di vista
storico, un rapporto ed una mancanza di rapporto che, senza voler
attribuire responsabilità ad una od all’altra parte, deve comunque
spingere all’allacciamento di questo rapporto. È necessario che il
sindacato dialoghi con coloro che non sono tradizionalmente
all’interno del circuito sindacale, ed in particolare la nostra
organizzazione, dando seguito al proprio impegno di sindacato laico,
riformista e progressista, deve fornire uno strumento aggregante al
mondo della cultura italiana che, nel dopoguerra, ha conosciuto
l’egemonia culturale che invece il mondo del lavoro, proprio grazie
alla nascita della UIL, ha evitato.
Purtroppo molti non hanno consapevolezza della storia della UIL, della storia del sindacato italiano e dunque non
percepiscono pienamente i motivi di molti avvenimenti della vita
sindacale, le cause che sono alle spalle di determinati atteggiamenti e
di scelte apparentemente fini a se stesse. Non è così. La UIL ha
saputo costruire la casa del sindacalismo libero e laico, dando adeguata
rappresentanza ai lavoratori che non volevano essere assoggettati ad
ideologie diverse ma comunque caratterizzate da fondamentalismi ed
intolleranza. È giunto il momento di dare al mondo della cultura una
sponda in questo senso. Se molte volte siamo stati accusati di badare
solo allo stretto quotidiano e di ignorare ciò che accade al di là del
“sindacalese”, oggi abbiamo tolto questo alibi a chi aveva interesse
a denigrare il nostro modo di essere nella società civile e non solo
nel mondo del lavoro.
Naturalmente non dobbiamo commettere l’errore di
fermarci a contemplare, soddisfatti, quanto compiuto: c’è ancora
molto lavoro da fare, si deve costruire, mattone dopo mattone,
l’edificio del sindacalismo confederale ricco di energia e di
potenzialità. Un sindacalismo che sappia confrontarsi con il mondo che
cambia, cominciando con la capacità di dialogare nell’Europa e
sappiamo bene che nella cultura non sono mai esistite barriere doganali!
L’esempio di alcune iniziative già svolte confermano che abbiamo la
possibilità di fare e di fare molto bene questo lavoro; se non ci
fermeremo a guardare solamente lo stretto quotidiano e sapremo aprire lo
sguardo verso il mondo, ne ricaveremo frutti e benefici per la UIL, ma
anche per lo sviluppo più armonico e solidale della società civile.
Antonio
Foccillo
Segretario
Confederale UIL
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