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    Arti Terapie

Le ARTI-TERAPIE 

 Cosa è l’Arte-Terapia?

 La terapia con l’arte  è un  un servizio professionale  che utilizza i mezzi propri del campo artistico,  le immagini  -image making-play-, il processo creativo e poi le risposte del paziente/cliente ai prodotti creati, come riflessioni della personalità, dello sviluppo, delle capacità, degli interessi, delle preoccupazioni e dei conflitti di un individuo. La pratica dell’Arte-Terapia è basata sulla conoscenza di teorie psicologiche inerenti lo sviluppo umano -psicodinamiche, cognitive, transpersonali e altre- e di metodiche terapeutiche atte ad affrontare conflitti emotivi, che intendono sollecitare l’autoconsapevolezza, sviluppare la capacità di relazione sociale, capacità gestionale, od anche più semplicemente capaci di alleviare problemi di ansia da prestazione o di ruolo, così diffusi nella nostra cultura. Per questo, l’applicazione delle Arti-Terapie oggi trova sempre più impiego in vari contesti clinici e non, in gruppi famigliari, coppie, comunità terapeutiche o gruppi di lavoro e singoli individui in difficoltà.

A chi si rivolge l’Arte-terapia?

 Il campo d’intervento delle arti-terapie è individuato da tre aree

·      area educativa, dove la pratica dell’arte-terapia è mirata ad agevolare percorsi formativi didattico/esperenziali nell’ambito dell’educazione artistica, e processi di sviluppo della creatività;

·       area riabilitativa, in supporto a strategie di riabilitazione nei confronti di utenze specifiche (handicap, nevrosi da conflitto bellico o da stress di emergenza, ecc);

·        area psicoterapica propriamente detta, nel contesto della clinica dei disturbi e della patologia psichiatrica.

Come lavorano le Arti-Terapie?

 Le Arti-Terapie, dunque, lavorano attraverso un processo collaborativo di “scoperta” del mondo interno dell’individuo che si svolge tra il conduttore ed il cliente -nel rapporto duale- od il gruppo –group art-therapy-. I soggetti, facilitati dall’azione del terapeuta, sono incoraggiati a prendere coscienza di quanto la loro “arte” può rivelare del proprio mondo sommerso.

L’Arte-terapeuta -un professionista psicologo o medico che ha affinato la conoscenza nel campo dell’espressione artistica con specifici studi- aiuta il paziente a scegliere i “materiali” che faranno visibili le immagini interne che rimandano a chi noi siamo ed a che cosa crediamo. E così fanno il loro ingresso degli acquarelli, dei colori ad olio, della materia modellabile –ad esempio nella core-painting-, una danza –danza-movimento-terapia- un canovaccio teatrale –teatro-terapia e hypnodrama- una emissione sonora vocale o di uno strumento ed il suo ascolto -musico-terapia-

L’Arte-terapeuta, quindi, aiuta la “negoziazione” delle interpretazioni sul prodotto espressivo-artistico dei soggetti, che è creato attraverso il processo terapeutico del “ “fare arte” –art-making process-.

Come nascono le Arti-Terapie?

La nascita del termine “Arte-Terapia” può datarsi a cavallo degli anni ‘30 e ’40, specificamente ne mondo anglosassone. Tuttavia, solo dopo il secondo conflitto mondiale questa forma di psicoterapia che fa ricorso all’arte diviene una pratica professionale, sviluppandosi dapprima in America ed in Gran Bretagna e, successivamente, in altri paesi, incluso il continente australiano. E’ importante rammentare che già prima la traccia di questa alleanza tra l’Arte e  Psicoterapia risiedeva proprio nell’eredità lasciata dal movimento Modernista e della Outsider Art ed insieme dal lavoro di tutti quegli psicanalisti d’avanguardia che avevano intuito quanto arte, immaginazione e intuizione personale potessero illuminare gli aspetti più nascosti dell’inconscio e del comportamento dell’uomo. Infatti, da allora molti studiosi della mente, filosofi e psichiatri, hanno dedicato i loro studi alla esplorazione tra processo creativo e guarigione.
Storicamente ed teoricamente esistono due approcci fondamentali dell’arte-terapia all’oggetto di intervento: il cosiddetto processo intensivo (art-making-process) e quello ad orientamento più psicodinamico.
Nel primo metodo l’arte-terapeuta può essere visto come il “traghettatore” del cliente in un viaggio, spesso catartico, sempre emozionale, dove l’arte viene utilizzata come strumento perché egli scopra qualchecosa d’importante di se stesso, nella direzione dell’adattamento e dell’autorealizzazione. Edith Kramer costituisce il pioniere di questa scuola di pensiero che enfatizza le possibilità di “cura” del processo artistico.
Nel secondo metodo, non è il processo artistico in sé ad essere specificamente sottolineato, ma piuttosto l’arte come “finestra” nel mondo  dell’inconscio sommerso del cliente. Come nel metodo psicoanalitico sogni e libere associazioni costituiscono le tracce significative di problematiche irrisolte e di elementi della terapia, attraverso la produzione artistica del cliente si fa emergere il vissuto complessuale e lo si porta ad evoluzione, nella direzione del cambiamento terapeutico. Questo secondo approccio è particolarmente utile nei bambini, ai quali evidentemente difetta il mezzo verbale espressivo

Quali abilità si richiedono ad un Arte-Terapeuta?

L’Arte-Terapia può lavorare come espressione di un team di medici, psicologi, esperti della riabilitazione, assistenti sociali ed insegnanti, ma anche nel settore della pratica psicoterapeutica privata. L’Arte-terapeuta, quindi, deve innanzitutto possedere una capacità di elaborazione profonda (insight) dei processi psicologici che intervengono nella situazione della terapia (setting), ma anche al di fuori di essa, quando il cliente è nella sua vicenda privata (contesto adattivo); egli deve, quindi, possedere una conoscenza delle varie forme d’espressione dell’arte ed il loro linguaggio. Questi requisiti sono ovviamente soddisfatti da un corso di studi specifico nel campo. In Italia, questo è un settore appena nascente, rispetto a molti altri paesi dove, accanto alle forme di psicoterapia più “tradizionali”, da molto tempo si sono affiancate le psicoterapie con l’arte. In Europa, ad esempio, al futuro arte-terapeuta che inizia questo percorso formativo in Scuole apposite viene richiesto come titolo d’accesso il diploma specifico (Accademia d’Arte, Accademia di Danza, del Teatro, delle Cinematografia o Conservatorio). Relativamente al nostro paese, se il suo background accademico non possiede un titolo che abiliti all’esercizio della psicoterapia, ed il contesto in cui si trovi ad operare è specificamente quello clinico, egli è necessariamente affiancato da un professionista, psichiatra o psicologo, che operi in questo stesso campo.
In ogni caso, all’arte-terapeuta si richiedono: la qualità di saper ascoltare ed osservare, di saper entrare in relazione empatica con le persone, una grande flessibilità negli atteggiamenti e nelle strategie, una facilità di adattamento alle diverse situazioni, alla frustrazione, uno squisito senso dell’umorismo. Facilmente riconosciamo in questi elementi tutti quei fattori che possono aiutare la situazione terapeutica ad evolvere favorevolmente verso il “cambiamento”, proprio perché difficoltà possono essere maggiormente evocate da una situazione terapeutica non sempre strutturata e strutturabile.

L’Arte nella Psicologia del Profondo

Dall’Arte come elemento divinatorio e religioso dell’Artista-Vate, dunque ispirato, che trascende l’esperienza del singolo, propria di una visione antica dell’espressione artistica, si è giunti solo nel primo novecento a concepirla come attività che scaturisce da motivazioni umane quindi indagabile con lo strumento della psicologia. Freud, dedicandosi allo studio di alcune importante produzioni artistiche, dava dell’arte una spiegazione psicoanalitica che rimanda alla sua visione pansessualista dei conflitti umani. L’Arte possiede comunque per Freud una sua funzione sublimatrice delle passioni umane –espressione della libido- e, quindi, terapeutica nei confronto dei conflitti, anche se quest’ultimi, per l’autore vengono visti univocamente a sfondo sessuale. Con Otto Rank, invece, allievo di Freud, è la condizione umana, legata alla angoscia di morte e all’originario trauma della nascita, ad essere analizzata per comprendere appieno quello che avviene nel processo creativo. Secondo Rank, l’artista, come il “nevrotico”, reagisce alle convenzioni sociale, intuendone la capacità mistificante e, dunque, limitante sulla propria natura ed esigenze; ma se il nevrotico resta impigliato nella rete del suo conflitto, all’artista è data invece la possibilità di un processo creativo con il quale esprimersi in modo innovativo, persino con la promessa della “immortalità” attraverso le proprie opere. Questo autore è anche il primo ad affermare come nella terapia sia necessario stimolare la creatività del paziente, perché proprio questa è la strada maestra per liberarsi dalla nevrosi.
Ma che il tema della morte e dell’arte siano da sempre andati a braccetto, incrociandosi sugli stemmi gloriosi dei re o nelle loro costruzioni funerarie non desta meraviglia. Antiche civiltà ed attuali consuetudini ce ne ridanno costante memoria e conferma. Rito. Mito, Arte, Cultura, termini che si compenetrano come elementi alchemici di una mente sempre in affannosa costruzione contro il timore della disgregazione. Nichte affermava che “L’Arte ci è stata data per non morire di Verità” e la funzione “riparatrice” dal dolore che l’arte possiede in ogni cultura (A. Carotenuto) è un concetto certamente non nuovo. Un grande studioso della psicologia junghiana ed insieme filosofo, Hillman, è stato da sempre un sostenitore del ruolo che hanno sia l’intuizione personale ed insieme il processo artistico nel fare terapeutico. Egli afferma testualmente: ”Se alla bellezza non è dato posto pieno nel nostro lavoro con psiche, allora la realizzazione essenziale dell'anima non può verificarsi. E, una psicologia che non parte dall’Estetica -perchè il racconto di Psiche prende forma dalla Bellezza e perchè Aphrodite è la psiche tou kosmou o l'anima di tutte le cose- non può sostenere di essere effettivamente psicologica, dato che omette questo tratto essenziale della natura dell'anima… (…) Inoltre, se noi recuperassimo l'anima persa, che è dopo tutto lo scopo principale di tutte le psicologie di profondità, di più recupereremmo nostre reazioni estetiche perse, il nostro senso di bellezza ...”.

Hume affermava che la bellezza risiede nell'occhio dell'osservatore ., dunque, se costui possiede una maggiore educazione e più mezzi economici ha maggiori requisti per divenire “arbitro del gusto”. Ma, ci ricorda ancora Hillman, malgrado questo modo cartesiano di vedere alle esperienze umane, oggettive e soggettive, il fatto è che, nonostante ci siano strutture e i livelli per tutte le cose che creano la bellezza, noi tutti abbiamo un senso immediato di attrazione verso il bello attrazione verso qualcosa di bellezza. 

La Psicologia dell’Artista

Soffermiamoci un momento su questa idea della Bellezza e dell’Arte e proviamo ad analizzare l’esperienza di due grandi “creatori”, due pittori che si costituiscono in qualche modo agli opposti di una significazione del fare arte nel ventesimo secolo: Dalì e Picasso. Ambedue lasciano emergere un imperioso genio che si dispiega in forme d’avanguardia che però rimandano ad una differente psicologia; entrambi, tuttavia, esortano con la loro produzione a spingere avanti le frontiere di una incognita, a superare il senso di morte che ha in sé ogni cultura, dal quale se ne difende con le sue forme e organizzazioni.
Dalì intendeva la pittura come una “teoria del dipingere” che studiava la psiche attraverso l’emergere di immagini subconscie, arrivando a chiamare questo stesso processo come “Metodo Critico Paranoico”. Alla stessa stregua di qualsiasi paranoico, l'artista dunque dovrebbe permettere a queste immagini di raggiungere la coscienza e quindi fare quello che invece il pazzo non può fare: congelarle sulla tela per dare alla coscienza l'opportunità successiva per comprenderne il significato. In seguito, egli sviluppò questo processo nel Metodo Critico Onirico; in questo viene colto un l'artista che presta l'attenzione ai propri sogni, formalizzandoli attraverso l'arte e offrendoli ad una futura analisi. Come Freud diceva, "un sogno che non è interpretato somiglia a una lettera che non è aperta".
Picasso ha avvicinato l’espressione artistica in modo quasi opposto. Egli ha ereditato il gusto per il brutto, per lo scandalo ed caos dal movimento Dada e dai surrealisti. Egli, ad un certo punto, ha rifiutato l'arte “estetica”, per diventare più "primitivo", affermando che l’arte risiede nella ingenuità dell’infanzia. Meno l’artista sarebbe preoccupato della propria arte, più questa avrebbe garanzie di essere migliore. Di contro, per Dalì, la creatività propria dell’infanzia costituisce la possibilità di tenere la mente aperta, di conservare per tutta la vita la curiosità e l’emozione del bambino in u soggetto che non dipinge come un bambino.
Comunque si svolga questa delicata e sempre personale equazione tra “follia” ed “Arte” nell’artista, è comunque potente il rimando al tentativo ivi insito di superare ostacoli non visibili, poco materici, ma che la materia permette di armonizzare e conciliare, placando il conflitto del soggetto. Proprio queste ragioni profonde del processo artistico sono del resto quelle che rendono l’artista in qualche modo “vulnerabile” all’incontro con il reale; ad esempio, configurando a volte situazioni drammatiche, quando la sua arte è incompresa e priva di spazi espressivi,  dialettici e formali, adeguati.

Dall’Arte all’Arte-terapia

Se l’Artista compie un suo percorso maieutico attraverso un peculiare processo creativo, anche il paziente può trovare nel “fare arte” la traccia di un dialogo represso o dimenticato con la propria anima, dando voce all’inconscio attraverso il proprio corpo e le emozioni che esso, veicolando, esprime. Ovviamente non tutto è arte, ma spostando l’importanza dal prodotto al processo artistico che lo sottende, possiamo affermare che è proprio quest’ultimo a costituire il motore del cambiamento nel paziente nei contesti di Arte-Terapia. Inoltre, Arte è anche fruizione e capacità di recepire, di ospitare simboli potenti affianco ai personaggi delle nostre personali storie inconscie e tentarne una trascrizione in nuove vicende, al di fuori dell’immanenza del sintomo. Viene in qualche modo superata l’antinomia tra topos e logos, intendendo per topos il luogo, la situazione individuata dalle coordinate temporali e spaziali –l’hic et nunc- nella quale il cliente si trova a vivere simbolicamente la propria problematica, dunque anche il suo sintomo, e per logos il processo di verbalizzazione dei contenuti che affiorano alla coscienza dell’Io, rivelando il senso di quello. Nel setting dell’arte-terapia è il corpo, con i suoi strumenti sensibili, ad essere invitato ad esprimersi  e a collaborare alla restituzione di un senso dei sintomi presentati, fatto che poi costituisce l’elemento fulcro di ogni operazione terapeutica.
Blocchi della nostra energia pulsionale, pericolosamente alleata ai conflitti della nostra vita, vengono allora alla luce evidenti, affiorano alla luce dei nostri movimenti, della voce, delle dita sul piano di uno strumento e nelle emozioni che possono finalmente esprimersi, anche se simbolicamente, senza reticenza, non più omertose con la resistenza al cambiamento.

Arte-Terapia per l’artista?

Per chi opera nel campo del'arte e in tutti quegli ambiti che si rivolgono alla sua produzione, diffusione e tutela, è sempre più diffusa la percezione che l'artista, oggi più che nel passato, viva in uno stato di costante indefinizione del proprio ruolo, sia che si guardi al settore delle arti figurative, visive, ecc, che ai nuovi campi di espressione dell'arte come le Arti Applicate. All'artista, quindi, viene richiesta una abilità a districarsi nel panorama di esigenze che vanno oltre quella del proprio know-how disciplinare Egli deve diventare abile manager di se stesso, provvedere alla propria promozione, curarne gli aspetti formali, persino fiscali, oltre che di contenuto; progettarla e saperla divulgare nelle sedi opportune, ricavarne il compenso adeguato e questo sempre nella perenne storica lotta tra la percezione del proprio valore e le forme di retribuzione della ricerca e dell'esecuzione artistica messe in campo. Facile intuire che questo stato di cose determini una condizione psicofisica ben lontana dall'eustress (stress positivo) che caratterizza il processo artistico dell'artista, ma piuttosto si trasformi in situazione disadattive, dove lo stress diventa sintomo fisico, oltre che psicologico, arresto per la propria ispirazione e fiducia nei mezzi personali.

Stai realizzando una mostra sulla quale nutri molte aspettative, come ti senti?

Hai appena terminato una tua stagione a teatro, come vivi questa "pausa" di lavoro?

Ti sei impegnato molto nell'ultimo lavoro cinematografico, e non vi è stato il consenso di critica /pubblico che ti saresti aspettato, come stai reagendo ?

Avverti qualche forma di stress emotivo o fisico rispetto all'incognita sugli ingaggi futuri?

Una condizione di malattia momentanea ti ha tirato "fuori " dal giro per un pò, come stai reagendo?

Allora, persino l’artista in difficoltà emotive, nell’empasse che sempre è sotteso tra la sua psicologia ed i codici della realtà , può essere aiutato con l’arte-terapia. Ma perché tale mezzo non rischi di enfatizzare negativamente un processo, quello artistico, in lui peculiare, l’espressione creativa curativa deve rivolgersi a moduli terapeutici ben meditati. Come dire che se è con l’inconscio e nell’inconscio che si lavora sempre in psicoterapia, in tali particolari circostanze bisogna tener presente che è proprio questo grande serbatoio di pulsioni e dati esperenziali singolari che l’artista utilizza, sia creativamente che nell’espressione delle sue eventuali difficoltà. Ecco allora che anche per lui il processo terapeutico può essere incanalato verso la risoluzione di conflitti e sintomi, attraverso moduli di arte-terapia specifici (Mastronardi, Gioacchini), che parlino il suo linguaggio, ma in forme espressivo-artistiche volutamente differenti (collegamenti sinestetici, L. Gravina).

                                                                                                                                      Dr. E. Gioacchini
                                                                                                                           Direttore “Artista & Salute” 
                                                                                                           UIL - Unione Nazionale Scrittori e Artisti      

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