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Le ARTI-TERAPIE La terapia con l’arte è un un servizio professionale che utilizza i mezzi propri del campo artistico, le immagini -image making-play-, il processo creativo e poi le risposte del paziente/cliente ai prodotti creati, come riflessioni della personalità, dello sviluppo, delle capacità, degli interessi, delle preoccupazioni e dei conflitti di un individuo. La pratica dell’Arte-Terapia è basata sulla conoscenza di teorie psicologiche inerenti lo sviluppo umano -psicodinamiche, cognitive, transpersonali e altre- e di metodiche terapeutiche atte ad affrontare conflitti emotivi, che intendono sollecitare l’autoconsapevolezza, sviluppare la capacità di relazione sociale, capacità gestionale, od anche più semplicemente capaci di alleviare problemi di ansia da prestazione o di ruolo, così diffusi nella nostra cultura. Per questo, l’applicazione delle Arti-Terapie oggi trova sempre più impiego in vari contesti clinici e non, in gruppi famigliari, coppie, comunità terapeutiche o gruppi di lavoro e singoli individui in difficoltà. A chi si rivolge l’Arte-terapia? Il campo d’intervento delle arti-terapie è individuato da tre aree: · area educativa, dove la pratica dell’arte-terapia è mirata ad agevolare percorsi formativi didattico/esperenziali nell’ambito dell’educazione artistica, e processi di sviluppo della creatività; · area riabilitativa, in supporto a strategie di riabilitazione nei confronti di utenze specifiche (handicap, nevrosi da conflitto bellico o da stress di emergenza, ecc); · area psicoterapica propriamente detta, nel contesto della clinica dei disturbi e della patologia psichiatrica. Come lavorano le Arti-Terapie?
Le Arti-Terapie, dunque, lavorano
attraverso un processo collaborativo di “scoperta” del mondo
interno dell’individuo che si svolge tra il conduttore ed il
cliente -nel rapporto duale- od il gruppo –group
art-therapy-. I soggetti, facilitati dall’azione del
terapeuta, sono incoraggiati a prendere coscienza di quanto la
loro “arte” può rivelare del proprio mondo sommerso. L’Arte-terapeuta, quindi, aiuta la “negoziazione” delle interpretazioni sul prodotto espressivo-artistico dei soggetti, che è creato attraverso il processo terapeutico del “ “fare arte” –art-making process-. Come nascono le Arti-Terapie? La nascita del termine “Arte-Terapia” può
datarsi a cavallo degli anni ‘30 e ’40, specificamente ne mondo
anglosassone. Tuttavia, solo dopo il secondo conflitto mondiale
questa forma di psicoterapia che fa ricorso all’arte diviene una
pratica professionale, sviluppandosi dapprima in America ed in
Gran Bretagna e, successivamente, in altri paesi, incluso il
continente australiano. E’ importante rammentare che già prima la
traccia di questa alleanza tra l’Arte e Psicoterapia risiedeva
proprio nell’eredità lasciata dal movimento Modernista e della
Outsider Art ed insieme dal lavoro di tutti quegli psicanalisti
d’avanguardia che avevano intuito quanto arte, immaginazione e
intuizione personale potessero illuminare gli aspetti più nascosti
dell’inconscio e del comportamento dell’uomo. Infatti, da allora
molti studiosi della mente, filosofi e psichiatri, hanno dedicato
i loro studi alla esplorazione tra processo creativo e guarigione. Quali abilità si richiedono ad un Arte-Terapeuta?
L’Arte-Terapia può lavorare come
espressione di un team di medici, psicologi, esperti della
riabilitazione, assistenti sociali ed insegnanti, ma anche nel
settore della pratica psicoterapeutica privata. L’Arte-terapeuta,
quindi, deve innanzitutto possedere una capacità di elaborazione
profonda (insight)
dei processi psicologici che intervengono nella situazione della
terapia (setting),
ma anche al di fuori di essa, quando il cliente è nella sua
vicenda privata (contesto
adattivo); egli deve, quindi, possedere una conoscenza
delle varie forme d’espressione dell’arte ed il loro linguaggio.
Questi requisiti sono ovviamente soddisfatti da un corso di studi
specifico nel campo. In Italia, questo è un settore appena
nascente, rispetto a molti altri paesi dove, accanto alle forme di
psicoterapia più “tradizionali”, da molto tempo si sono affiancate
le psicoterapie con l’arte. In Europa, ad esempio, al futuro
arte-terapeuta che inizia questo percorso formativo in Scuole
apposite viene richiesto come titolo d’accesso il diploma
specifico (Accademia d’Arte, Accademia di Danza, del Teatro, delle
Cinematografia o Conservatorio). Relativamente al nostro paese, se
il suo background accademico non possiede un titolo che abiliti
all’esercizio della psicoterapia, ed il contesto in cui si trovi
ad operare è specificamente quello clinico, egli è necessariamente
affiancato da un professionista, psichiatra o psicologo, che operi
in questo stesso campo. L’Arte nella Psicologia del Profondo
Dall’Arte come elemento divinatorio e religioso
dell’Artista-Vate, dunque ispirato, che trascende l’esperienza del
singolo, propria di una visione antica dell’espressione artistica,
si è giunti solo nel primo novecento a concepirla come attività
che scaturisce da motivazioni umane quindi indagabile con lo
strumento della psicologia. Freud, dedicandosi allo studio di
alcune importante produzioni artistiche, dava dell’arte una
spiegazione psicoanalitica che rimanda alla sua visione
pansessualista dei conflitti umani. L’Arte possiede comunque per
Freud una sua funzione sublimatrice delle passioni umane
–espressione della libido- e, quindi, terapeutica nei confronto
dei conflitti, anche se quest’ultimi, per l’autore vengono visti
univocamente a sfondo sessuale. Con Otto Rank, invece, allievo di
Freud, è la condizione umana, legata alla angoscia di morte e
all’originario trauma della nascita, ad essere analizzata per
comprendere appieno quello che avviene nel processo creativo.
Secondo Rank, l’artista, come il “nevrotico”, reagisce alle
convenzioni sociale, intuendone la capacità mistificante e,
dunque, limitante sulla propria natura ed esigenze; ma se il
nevrotico resta impigliato nella rete del suo conflitto,
all’artista è data invece la possibilità di un processo creativo
con il quale esprimersi in modo innovativo, persino con la
promessa della “immortalità” attraverso le proprie opere. Questo
autore è anche il primo ad affermare come nella terapia sia
necessario stimolare la creatività del paziente, perché proprio
questa è la strada maestra per liberarsi dalla nevrosi. La Psicologia dell’Artista Soffermiamoci
un momento su questa idea della Bellezza e dell’Arte e proviamo ad
analizzare l’esperienza di due grandi “creatori”, due pittori che
si costituiscono in qualche modo agli opposti di una
significazione del fare arte nel ventesimo secolo: Dalì e Picasso.
Ambedue lasciano emergere un imperioso genio che si dispiega in
forme d’avanguardia che però rimandano ad una differente
psicologia; entrambi, tuttavia, esortano con la loro produzione a
spingere avanti le frontiere di una incognita, a superare il senso
di morte che ha in sé ogni cultura, dal quale se ne difende con le
sue forme e organizzazioni. Dall’Arte all’Arte-terapia
Se l’Artista compie un suo percorso maieutico
attraverso un peculiare processo creativo, anche il paziente può
trovare nel “fare arte” la traccia di un dialogo represso o
dimenticato con la propria anima, dando voce all’inconscio
attraverso il proprio corpo e le emozioni che esso, veicolando,
esprime. Ovviamente non tutto è arte, ma spostando l’importanza
dal prodotto al processo artistico che lo sottende, possiamo
affermare che è proprio quest’ultimo a costituire il motore del
cambiamento nel paziente nei contesti di Arte-Terapia. Inoltre,
Arte è anche fruizione e capacità di recepire, di ospitare simboli
potenti affianco ai personaggi delle nostre personali storie
inconscie e tentarne una trascrizione in nuove vicende, al di
fuori dell’immanenza del sintomo. Viene in qualche modo superata
l’antinomia tra topos e logos, intendendo per topos
il luogo, la situazione individuata dalle coordinate temporali e
spaziali –l’hic et nunc- nella quale il cliente si trova a vivere
simbolicamente la propria problematica, dunque anche il suo
sintomo, e per logos il processo di verbalizzazione dei contenuti
che affiorano alla coscienza dell’Io, rivelando il senso di
quello. Nel setting dell’arte-terapia è il corpo, con i suoi
strumenti sensibili, ad essere invitato ad esprimersi e a
collaborare alla restituzione di un senso dei
sintomi presentati, fatto che poi costituisce l’elemento fulcro di
ogni operazione terapeutica. Arte-Terapia per l’artista? Per chi opera nel campo del'arte e in tutti quegli ambiti che si rivolgono alla sua produzione, diffusione e tutela, è sempre più diffusa la percezione che l'artista, oggi più che nel passato, viva in uno stato di costante indefinizione del proprio ruolo, sia che si guardi al settore delle arti figurative, visive, ecc, che ai nuovi campi di espressione dell'arte come le Arti Applicate. All'artista, quindi, viene richiesta una abilità a districarsi nel panorama di esigenze che vanno oltre quella del proprio know-how disciplinare Egli deve diventare abile manager di se stesso, provvedere alla propria promozione, curarne gli aspetti formali, persino fiscali, oltre che di contenuto; progettarla e saperla divulgare nelle sedi opportune, ricavarne il compenso adeguato e questo sempre nella perenne storica lotta tra la percezione del proprio valore e le forme di retribuzione della ricerca e dell'esecuzione artistica messe in campo. Facile intuire che questo stato di cose determini una condizione psicofisica ben lontana dall'eustress (stress positivo) che caratterizza il processo artistico dell'artista, ma piuttosto si trasformi in situazione disadattive, dove lo stress diventa sintomo fisico, oltre che psicologico, arresto per la propria ispirazione e fiducia nei mezzi personali. Stai realizzando una mostra sulla quale nutri molte aspettative, come ti senti? Hai appena terminato una tua stagione a teatro, come vivi questa "pausa" di lavoro? Ti sei impegnato molto nell'ultimo lavoro cinematografico, e non vi è stato il consenso di critica /pubblico che ti saresti aspettato, come stai reagendo ? Avverti qualche forma di stress emotivo o fisico rispetto all'incognita sugli ingaggi futuri? Una condizione di malattia momentanea ti ha tirato "fuori " dal giro per un pò, come stai reagendo? Allora, persino l’artista in difficoltà emotive, nell’empasse che sempre è sotteso tra la sua psicologia ed i codici della realtà , può essere aiutato con l’arte-terapia. Ma perché tale mezzo non rischi di enfatizzare negativamente un processo, quello artistico, in lui peculiare, l’espressione creativa curativa deve rivolgersi a moduli terapeutici ben meditati. Come dire che se è con l’inconscio e nell’inconscio che si lavora sempre in psicoterapia, in tali particolari circostanze bisogna tener presente che è proprio questo grande serbatoio di pulsioni e dati esperenziali singolari che l’artista utilizza, sia creativamente che nell’espressione delle sue eventuali difficoltà. Ecco allora che anche per lui il processo terapeutico può essere incanalato verso la risoluzione di conflitti e sintomi, attraverso moduli di arte-terapia specifici (Mastronardi, Gioacchini), che parlino il suo linguaggio, ma in forme espressivo-artistiche volutamente differenti (collegamenti sinestetici, L. Gravina).
Dr. E. Gioacchini |