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oSSERVATORIO SULLA SALUTE DELL'ARTISTA Sportello per l’Artista I servizi offerti si articolano in tre differenti settori:
I servizi di Consulenza Specialistica e Coaching vengono svolti, previa prenotazione telefonica, il giovedì mattina, h.9.00-12.00, presso:
Lo Sportello dell’Artista, UIL - UNSA, Via Lucullo, 6 - 00187 Roma tel. 064753287
La Salute dell’Artista
La salute dell’individuo ed il suo benessere psicofisico costituiscono un bene legato all’individualità del soggetto, un valore indisponibile da parte di terzi, tutelato dalla società civile e dalle sue istituzioni. Laddove queste lascino spazi di “non tutela”, in ordine all’ assistenza ed alla previdenza, è ammesso il diritto del soggetto alla richiesta di legittimazione dei propri diritti e questo proprio perché in uno stato di diritto ogni individuo ha la facoltà di esercitare il proprio pensiero, assumendo le responsabilità che derivano da questo atto, ma, allo stesso tempo, influenzando la costruzione sociale dello stesso. A questo proposito, un esempio di costante osservazione è costituito da quelle situazioni, sempre meno rare, nelle quali il diritto, in generale, viene influenzato e a volte significativamente modificato da sentenze che si riferiscono a situazioni specifiche e tipiche, dove all’origine vi era la richiesta di un singolo o di un gruppo a chiedere giustizia su una determinata materia. D’altra parte, non deve risultare strano il fatto che vi possano essere spazi di evasa tutela dei diritti di gruppi di cittadini in una società civile in rapida evoluzione e trasformazione, dove l’interazione tra le diverse componenti porta a configurare situazioni e condizioni nuove di aggregazione, concertazione e lavoro sociali. Si deve poi aggiungere che quanto della tradizione storica legislativa ha continuato a progredire, è stato proprio perché è più facile ipotizzare che un binario già costituito debba necessitare di correzioni, sostituzioni e miglioramenti, mentre quanto di nuovo emerge nel panorama delle società ha il diritto-dovere faticoso di prendere posto in una dialettica sempre difficile con le istituzioni. Conoscere la salute, invece, implica raggiungere un livello di conoscenze, di capacità personali e di fiducia in sé stessi, tali da spingere le persone ad agire per migliorare la propria e quella della collettività, fino alla possibilità di modificare lo stile e le condizioni di vita personali.
La salute e il benessere fisico dell’artista costituiscono, fatte salve alcune eccezioni di categorie privilegiate dalla tradizione, un argomento sul quale storicamente si è discusso e ricercato poco. Non desta meraviglia, quindi, che intorno a tali elementi del vivere comune, giacché gli artisti sono tra noi e lavorano per/con noi, vi possa essere anche uno iato legislativo, con sospetta e credibile condizione di disagio e sofferenza sociali di un largo strato della popolazione. Laddove la condizione dell’artista sia stata considerata filosoficamente e persino psicologicamente, sono certamente fioriti studi appassionati e pluridisciplinari sull’argomento, a partire da Delacroix, Jasper, importanti esponenti della drammaturgia e arte musicale, per discutere sulla creatività e le sue affascinanti patologie, sulla follia dell’uomo di genio e sulla anedottica di personaggi artisti illustri, ma pervasi dall’oscuro male della pazzia. Quando invece spostiamo l’angolo della nostra visuale su una popolazione di artisti molto più numerosa e spesso sconosciuta alla kermesse dei media, che esercitano, pur senza creare movimento, collaborando alla creazione delle tendenze e tuttavia esercitando quella funzione “riparatrice” dal dolore che solo l’arte possiede, il problema si complica; i diritti allora non si intravedono, gli stessi attori in questione possiedono stili cognitivi persino poco adatti al reclamo sociale sugli stessi, addirittura alla loro gestione. Se la politica e le ideologie hanno intessuto complicità fruttuose o stagionali con l’arte, influenzando storia e costume od offrendo il campo all’esercizio fine di altre discipline, nulla sembra tuttavia essere valso perché la condizione dell’artista potesse e sia tuttora considerata nella sua specificità, anche in riferimento al rischio di malattia, di invalidità, al bisogno di previdenza. Che la “carriera” di un artista sia un percorso particolare che debba attirare una specifica attenzione sociale e sollevare l’area problematica del suo supporto e della sua tutela, è fuori invece di ogni dubbio. Basti pensare al palcoscenico come spazio lavorativo dell’artista, agli studi di coloro che sono impegnati nelle arti figurative, nella scultura, pittura, a quella variegata quantità di mezzi, strumenti, risorse umane che vengono chiamate in gioco nella produzione artistica e che possiedono una loro peculiarità, legata anche al rischio di “malattia professionale”. La medicina per le arti, in fondo, può costituire una particolare branca della medicina che ha molto in comune con quella del lavoro o sportiva, ma agisce su un substrato emozionale di particolare valenza per l'individuo. Si consideri come ogni disturbo fisico o dolore possa determinare conseguenze importanti e negative nello sviluppo dell'attività artistica di un soggetto, ma, paradossalmente, come proprio dalla presenza di un dolore ”celebrato” e genialmente sublimato, nasca l’espressione lirica di un poeta, di un romanziere, ma anche di un pittore. Riconoscere le problematiche degli artisti e comprendere le sfide fisiche con cui essi si confrontano comporta, inoltre, una notevole esperienza interspecialistica e questo è un settore dove, come detto, poco si è indagato, studiato e disciplinato in sedi istituzionali e sindacali. Deve essere valutato che poi, anche dove codificata una entità patologica derivata dall’esercizio di un’arte, la stessa intenzione di predisporre programmi terapeutici si scontra con la peculiarità del lavoro del soggetto che richiede assistenza e la necessaria flessibilità di un lavoro di equipe che deve assicurare allo stesso le necessarie condizioni di svolgimento della sua attività professionale, anche se inserito in un programma di terapia fisico-riabilitativa o psico-riabilitativa. Inoltre, una medicina della arti ha anche il compito, oltre l’assistere, di indagare, proprio come nella medicina dello sport, i limiti del lavoro artistico, aiutare i soggetti ad acquisire la consapevolezza del rischio lavorativo con i bisogni spesso insoliti che possono emergere, degli strumenti atti a prevenirlo e che possono essere differenti da quelli comunemente di supporto medico e psicologico per altre condizioni di rischio e danno professionale. In tal senso solo il mondo dell’arte può fornire le cognizioni necessarie ad individuare bisogni, a comprenderne le radici dei medesimi, a focalizzare l’attenzione sulle forme specifiche di prevenzione e farne argomento di discussione interdisciplinare con la biologia, la medicina, le discipline revidenziali ed assicurative. Se sempre più spazio didattico ed applicativo hanno preso le forme di Arte-terapia in supporto ai disagi della collettività e dei vari gruppi umani, è importante prevedere strumenti di prevenzione, cura e riabilitazione, non escluso lo stesso codice artistico, per la tutela degli artisti e del loro lavoro. Alla stregua di ogni professionista, pur con le peculiarità del suo pensare ed agire, l’artista usa un linguaggio-prassi sociale che possiede una sua grammatica e sintassi: le istituzioni, con gli operatori individuati più idonei, hanno l’obbligo di interpretarne le eventuali distorsioni od errori ed utilmente suggerire le opportune correzioni
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