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Appello agli Autori per superare la crisi SIAE

 

     1. Le vicende appena passate, da un anno o poco più a questa parte, hanno reso evidente che la cosiddetta base associativa degli Autori e degli Editori, pur interpretata da associazioni di categoria, non è in grado di “governare” la SIAE: la Società che, per antonomasia, per legge e per statuto è degli Autori e degli Editori.

Potranno, potremo discuterne ancora in futuro, ma è da ritenere che qualsiasi altro esperimento non possa portare che a questa stessa conclusione.

Resta ineludibile l’obbligo per gli Autori (e se volete anche per gli Editori, e spetta anche a noi rilevarlo) di attendere, con la loro migliore attenzione, alla SIAE perché questa, nonostante tutte le difficoltà storiche e congiunturali, di ieri e di oggi, rimane l’Ente culturalmente ed economicamente più importante degli Autori. Il suo funzionamento ha ripercussione sulla loro realtà economica: provvede in modo esclusivo alla raccolta dei proventi per diritto d’autore e il suo bilancio è fondato sul reddito che deriva dalla produzione artistica di opere della creazione intellettuale.

     2. La SIAE peraltro registra cali: lo documentano il calo di Bilancio 2010 e le ricognizioni della UIL UNSA. Non funziona come vorremmo, come vorrebbero gli autori, gli editori, i dirigenti, i dipendenti, i mandatari.

E nonostante ciò, negli ultimi tempi, come si sa, il potere deliberativo e quello decisionale, anziché accrescersi, si sono dovuti trasferire in sedi diverse (Ministeri vigilanti, Presidenza del Consiglio, organi di Commissariamento) da quelle in cui la base associativa era presente con funzioni deliberanti. Ciò ha creato disagio e disorientamento. Anche perché a non funzionare non è stata soltanto l’Assemblea degli associati (come qualcuno crede): per effetto di quel clima si è dovuto registrare un esito non positivo anche per il Comitato per lo Statuto, per il Comitato per il Fondo di Solidarietà e per tutta la SIAE quando è stata costretta a rimanere ferma per più mesi per la mancata approvazione del Bilancio preventivo.

    

3.  Il commissariamento SIAE, come ogni commissariamento di enti simili (vedi IMAIE, ETI, ENAP ecc), documenta come la base associativa (o, come vogliono alcuni, le loro associazioni di categoria) così come è andata operando, si sia dichiarata inefficace a fini deliberativi (e statutari) e si sia autoemarginata per il governo dell’Ente.                                                                                                  .
La SIAE è istituto nazionale, con volontà di essere struttura europea. L’impasse decisionale determinatasi ultimamente deve aprire la strada ad un profondo ripensamento per quanto concerne le forme di governance. Pur restando Ente con profondi valori nazionali, esso può essere meglio caratterizzato da una più accentuata partecipazione alla volontà di armonizzazione che l’Unione Europea ha più volte richiesto. E questo percorso è da contemperare con la volontà di rendere la SIAE più efficiente e più vicina agli Autori testimoniando, questi ultimi, di aver compreso l’esperienza delle difficili vicende degli ultimi mesi.                                                                  .
Non si può dire tuttavia che il Commissariamento abbia portato la SIAE più vicino agli Autori, né che le modalità decisionali siano divenute – nonostante la volontà dei Commissari e del D.G. di riunire le associazioni responsabili del Commissariamento – più comprensibili. Reso inutile dagli stessi componenti dell’Assemblea, delle Commissioni, dei Comitati (in cui era possibile esprimere, conoscere e aggregare le volontà della base associativa) il dialogo interno alla SIAE è divenuto chiuso ed esclusivo tra i Commissari e il D. G..

Per fortuna ciò non compromette, anzi probabilmente favorisce, la SIAE al fine di trarne benefici in termini di efficienza e vantaggio per gli Autori.

4. Per il governo della SIAE – è nostro convincimento - c’è bisogno di un altro motore. E va ripensato in modo che quello che attualmente è rappresentato dai Commissari e dal  D.G. non possa essere riconosciuto come l’unica risorsa, dovendo ammettere che la base associativa – forse - è meglio che sia esclusa dal sistema delle decisioni.

Alcune associazioni di categoria sia degli Autori che degli Editori si sono impegnate a dimostrare che sono loro a tenere in mano le redini  della SIAE, senza riuscire a fare altro che a ricavarsi un ruolo da non partecipanti (che non onora lo statuto finché vige l’attuale), costringendosi perfino a non deliberare  (e forse anche a non conoscere) gli orientamenti di sviluppo dell’Ente che gestisce i loro diritti e proventi.

Per il bene degli Autori (e degli Editori, ma non spetta a noi dirlo), se dovesse risultare più utile, facciano gli spettatori. Sperando che sappiano essere buoni spettatori.

Adesso, dato il  momento congiunturale e le accanite modalità con cui gli Autori e i loro diritti vengono aggrediti,  c’è da augurarsi con convinzione che la struttura verticistica che attualmente governa la SIAE, sia capace di prendere le decisioni necessarie (come ha fatto il 13 luglio nella pagina di “Repubblica”, in occasione del provvedimento dell’AGCOM) per il futuro degli Autori, dei loro diritti e proventi, della SIAE.

         5. Ad alcune associazioni di categoria i Commissari hanno chiesto di formulare proposte inerenti lo Statuto che il Decreto di nomina ha richiesto loro di redigere.

Ci sembra essere un’occasione importante per prospettare

- una SIAE europea, dirimendo la caratterizzazione illiberale e di ente monopolistico che l’Europa le attribuisce,

- una SIAE che, anziché ente unico, sia istituto come confederato con sezioni/comparto di collecting,  aprendo la possibilità ad altre affiliazioni, anche estere,

- una SIAE con uno statuto in cui le Sezioni siano autonome e indipendenti  per gestione e direzione, (in modo che la prevalenza di una sezione non vada a detrimento di altre, come avviene attualmente con la MUSICA che riduce alla propria la volontà delle altre sezioni),                                             ,                                                        
- una SIAE che provveda a incrementare la raccolta dei proventi e sia orientata ad una ripartizione secondo il criterio di “A CIASCUNO IL SUO”,

- una SIAE che affidi alle Associazioni di categoria le somme non ripartite e non ripartibili, affinché mediante una distribuzione collettiva si realizzi il loro miglior utilizzo, prevedendo anche finalità destinate a incrementare la raccolta dei proventi,

- una SIAE che disegni una nuova rete territoriale attribuendo alle Agenzie e ai mandatari virtuosi facoltà e territori più ampi.

A tali criteri è orientata la politica culturale della UIL UNSA che, nel più breve tempo possibile, provvederà a meglio formulare le proposte di modifiche statutarie che sottoporrà all’attenzione degli Autori, dei Commissari, del D.G. SIAE,  delle Istituzioni e delle Autorità.

Tali proposte e quelle per la proposta di modifica dello Statuto che sarà presentata ai Commissari saranno orientative della nostra partecipazione alle future vicende della SIAE.

 

 


 


 


 

 

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