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UIL NAZIONALE NOTA SUL CONFRONTO CON IL GOVERNO Con lavvio delle assemblee informative in tutti i luoghi di lavoro, comincia oggi una fase articolata di iniziative a sostegno delle ragioni espresse dal Sindacato sui temi oggetto del confronto con lEsecutivo. Pensioni, articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, rinnovi contrattuali del pubblico impiego e Mezzogiorno sono le questioni centrali su cui è indispensabile tenere alta lattenzione del mondo del lavoro per conseguire un solo obiettivo: indurre il Governo a modificare la propria posizione sulla base delle proposte sindacali. La Uil, dunque, chiama tutti i propri attivisti ed iscritti ad una mobilitazione informata e consapevole che superi le scelte ideologiche, determini il successo delle lotte e ottenga il risultato del cambiamento di direzione intrapresa dal Governo. PENSIONI La Uil ha rivendicato con forza lintangibilità delle pensioni di anzianità che, proprio grazie allazione sindacale, non saranno toccate: un risultato, questo, che va valutato positivamente. Ugualmente merita apprezzamento la scelta di dare il via alla previdenza integrativa attraverso la liberalizzazione del Tfr e la conseguente possibilità per il lavoratore di costruirsi una pensione complementare. Questi risultati positivi rischiano tuttavia di essere offuscati e di perdere la loro efficacia a causa delle ulteriori decisioni assunte dal Governo nellambito della delega in materia. In particolare, mentre la Uil plaude alla scelta, voluta proprio da questa Organizzazione sindacale, di consentire il prolungamento volontario dellattività lavorativa successivamente al conseguimento e alla certificazione della raggiunta età pensionabile, è da considerare invece negativamente il fatto di aver subordinato proprio questa opportunità al consenso del datore di lavoro. In tal modo, infatti, viene praticamente eliminata la libertà del lavoratore e si rischia di ridimensionare notevolmente il beneficio economico che ne sarebbe derivato anche per il sistema pensionistico nel suo insieme. Ancor più grave, per le conseguenze sullequilibrio finanziario del sistema, è la decisione di prevedere una riduzione di 3-5 punti dei contributi. Il meccanismo tecnico che il Governo intende adottare, infatti, determinerà nel tempo sia uno svantaggio previdenziale per le giovani generazioni sia una sensibile riduzione delle entrate contributive con rischi di squilibri nei conti che potrebbero essere scaricati poi su tutti i lavoratori. La Uil, peraltro, non è pregiudizialmente contraria ad una possibile riduzione del costo del lavoro ma ritiene che essa possa essere costruita senza generare queste preoccupanti conseguenze. Per finanziare infatti la riduzione dei contributi si dovrebbero utilizzare i risparmi derivanti dal provvedimento relativo al prolungamento volontario dellattività lavorativa, da un lato, e i maggiori introiti che scaturiranno dallaumento dei contributi per le collaborazioni coordinate e continuative, dallaltro. Risultati importanti su questo fronte, infine, potrebbero essere conseguiti dando compiuta attuazione alla riforma Dini e puntando quindi alla separazione del capitolo della previdenza da quello dellassistenza, allunificazione dei diversi regimi previdenziali, allomogeneizzazione dei contributi delle diverse categorie di lavoratori. ARTICOLO 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI Anche su questo punto la posizione della Uil è stata molto determinata, essendo stata espressa una netta contrarietà alla proposta di modifica dellarticolo 18 dello Statuto dei lavoratori avanzata con delega dal Governo. Premesso che quella scelta non è condivisibile nel metodo né nel merito, la Uil ribadisce che, a differenza di quanto sostiene il Governo, non cè alcun collegamento tra cambiamento dellarticolo 18 e incremento delloccupazione. E unargomentazione falsa quella secondo cui esisterebbe un rapporto diretto tra crescita occupazionale e flessibilità, da un lato, e modifica dellarticolo 18, dallaltro. Questultima norma infatti consente semplicemente a chi è stato licenziato senza giusta causa di essere reintegrato nel proprio posto di lavoro. Chi vuole dunque modificarla cerca semplicemente di spostare potere a favore dei datori di lavoro e di trasformare i lavoratori in sudditi. Sono ben altre, in realtà, le strade che bisogna percorrere per innescare un circolo virtuoso sul fronte occupazionale. Occorrono soprattutto, accanto ad una flessibilità contrattata, investimenti mirati per lo sviluppo il che presuppone un impegno imprenditoriale lungimirante in grado di creare impresa e lavoro. Larticolo 18 dunque non ha nulla a che vedere con tutto ciò e la sua modifica rappresenta un alibi per quella classe di imprenditori che si rifiuta di competere sulla qualità con i paesi economicamente avanzati e vuole rassegnarsi ad una competizione su bassi costi con le economie arretrate. Una partita, questa, destinata a concludersi con una cocente sconfitta del nostro sistema industriale. CONTRATTI DEL PUBBLICO IMPIEGO La mobilitazione del mondo del lavoro trova unaltra ragion dessere nel mancato rinnovo dei contratti nazionali del pubblico impiego. Il Governo ha previsto in Finanziaria stanziamenti del tutto inadeguati tantè che le risorse a disposizione sono sufficienti a coprire, di fatto, la sola inflazione programmata con margini assolutamente inconsistenti per le altre voci. Questa scelta pone in discussione le stesse regole del Protocollo di luglio 1993 e mette a rischio la politica dei redditi. I lavoratori del pubblico impiego hanno invece diritto ad ottenere incrementi salariali che ne salvaguardino il potere dacquisto e che ne riconoscano e valorizzino la professionalità. Un paese che vuole crescere ha bisogno di unamministrazione efficiente che investa sui lavoratori. Il Governo invece sta mettendo in atto una politica che tende ad impoverire e a destrutturate il settore generando incertezze non solo sui diritti dei lavoratori ma anche sul mantenimento degli attuali livelli occupazionali. La Uil ritiene invece che se si intende modernizzare e sviluppare il paese, occorre investire sul lavoro nella Pubblica Amministrazione e questo anche a beneficio della fruizione di servizi efficienti da parte di tutti i cittadini. MEZZOGIORNO Il Mezzogiorno nella politica del Governo, infine, è pressoché assente. Manca la spesa per investimenti, non si favorisce la ripresa economica, mancano le opportunità di crescita del lavoro e si registrano lacune e ritardi sul fronte della politica infrastrutturale. E una politica senza qualità poichè lutilizzo generalizzato di strumenti automatici di aiuto alle imprese non incentiva agli investimenti sulla qualità, sulla ricerca, sullinnovazione, sulla formazione ma quelli a più basso valore aggiunto. E una politica contro la concertazione perché, per la prima volta, da diversi anni non ci sono nella legge Finanziaria risorse per la programmazione negoziata, il cui processo di regionalizzazione, peraltro, va avanti in modo confuso ed incerto. La Uil, insieme a Cgil e Cisl, chiede perciò che si riprenda il confronto con il Governo e con le singole Regioni. E necessario infatti che si avvii un tavolo di concertazione con il Governo e i datori di lavoro per rilanciare una politica per il Mezzogiorno, per ridiscutere organicamente linsieme degli strumenti di intervento per quella realtà e per le altre aree depresse del paese, per accelerare lattuazione dei fondi strutturali nel Mezzogiorno, per riproporre unefficace programmazione negoziata. A tal proposito è necessario, prima di tutto, garantire la disponibilità e lerogazione delle risorse per i progetti contenuti nei Patti territoriali e Contratti già approvati. Occorre insomma creare le condizioni per attrarre nel Sud grandi investimenti per lo sviluppo industriale, produttivo ed economico di quelle Regioni. Bisogna puntare innanzitutto su queste politiche: altre soluzioni rischiano di essere solo inconsistenti o inutili palliativi. INIZIATIVE DI MOBILITAZIONE Di fronte a questa complessa situazione, la Uil ritiene che, parallelamente alla ripresa di un confronto con il Governo, sia necessario perseguire il pieno successo delle iniziative di mobilitazione per indurre lEsecutivo a cambiare le proprie decisioni. Pertanto, confermando e ribadendo quanto già comunicato nei giorni scorsi, dal 7 all11 gennaio si terranno assemblee informative in tutti i luoghi di lavoro; dal 14 al 29 gennaio - concordando le date con la Segreteria Confederale nazionale- si svolgeranno 4 ore di sciopero per regione, articolato su base territoriale, con manifestazioni davanti alle sedi delle Unioni Industriali; il 12 gennaio si terrà nel Palazzetto dello sport di Palermo unassemblea dei delegati del Mezzogiorno; il 15 febbraio avrà luogo lo sciopero generale di 8 ore, anche con manifestazione nazionale a Roma, dei lavoratori del pubblico impiego.
Roma, 7 gennaio 2002 |
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