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ROMA 23/24 GIUGNO 2003
COMITATO
CENTRALE UIL
DICHIARAZIONE
DI LUIGI ANGELETTI
SEGRETARIO GENERALE UIL
Il
nostro Paese, per lo stato sociale, spende il 3% in meno della media
europea; abbiamo ridotto la spesa pubblica per investimenti e,
successivamente, anche la spesa corrente: non abbiamo più niente da
dare.
E
chiaro il messaggio che, su stato sociale pensioni e sviluppo, il
Segretario Generale della Uil, Luigi Angeletti, manda al Governo in
occasione del Comitato centrale della sua organizzazione.
Angeletti
ricorda che tutto ciò che avevamo da dire e da fare sulle pensioni è
già stato detto e fatto. Peraltro - prosegue il leader della Uil - i
grafici che, in materia, corredano gli studi dellUnione europea,
disegnano la crescita della spesa previdenziale italiana con una linea
orizzontale e quella degli altri paesi europei con una linea obliqua
crescente. In Italia, dunque, non cè bisogno di fare nessunaltra
riforma previdenziale poiché il sistema è in equilibrio e tale resterà
per altri anni ancora. Non vorremmo invece - ha sottolineato Angeletti -
che quella delle pensioni divenisse materia di scambio in occasione della
prossima verifica di governo.
Oggi
- ha proseguito Angeletti - non si può continuare a rispondere con i
tagli ad una fase di decelerazione delleconomia. Si è protratta troppo
a lungo una politica economica restrittiva; ora invece è il tempo di una
politica anticiclica basata su investimenti pubblici e privati. E così
Angeletti lancia al Governo un altro messaggio alla vigilia del varo del
DPEF. Il nostro sistema economico ed industriale continua a perdere
competitività e quote di mercato e per invertire questa tendenza cè
una sola ricetta: investimenti per lo sviluppo e loccupazione. Noi
crediamo che una politica fiscale basata sulla riduzione delle tasse debba
continuare ad essere un obiettivo strategico e, tuttavia, questo è un
lusso che, oggi, il nostro Paese non può permettersi. Ridurre le tasse
significherebbe drenare risorse o agli investimenti o allo stato sociale e
questa scelta farebbe avvitare il Paese su se stesso trascinandolo nella
stagnazione. Il DPEF dunque - ha concluso Angeletti - deve puntare alla
crescita del Paese attraverso investimenti per lo sviluppo e
loccupazione.
Roma,
24 giugno 2003
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